Luigi Grechi: «Nonostante la decadenza del nostro tempo, bisogna avere la caparbietà di andare avanti»

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Luigi Grechi

Il 25 giugno 2021 è stato pubblicato Sinarra, il nuovo album del cantautore Luigi “Grechi” De Gregori. Oltre ad essere disponibile sulle piattaforme streaming e in digital download, il disco è disponibile anche in formato fisico esclusivamente su eBay, in edizione limitata, seguendo questo link.

L’album, prodotto da Paolo Giovenchi, contiene l’inedito Bastava un fiore e alcuni brani del precedente progetto Una canzone al mese, datato 2018, che prevedeva la pubblicazione di un inedito, il 21 di ogni mese, sul suo sito web e sul suo canale Youtube. Alcuni di questi brani, rimossi dal sito e rivisitati e fanno ora parte del progetto discografico Sinarra.

Abbiamo intervistato Luigi “Grechi” De Gregori per farci raccontare questo nuovo progetto e i brani contenuti al suo interno.

Nato a Padova, vive a Roma, forse milanese, magari un po’ irlandese. Oltre ad essere Un tipo strano, come nel brano che apre l’album, chi è oggi Luigi Grechi?
Sono vissuto più o meno in parti uguali fra Roma, Milano ed ora l’Umbria… Chi sono sta agli altri dirlo, e comunque per rispondere dovrei scrivere un libro.

Alcuni dei brani del progetto Una canzone al mese del 2018 sono finiti dentro Sinarra. Quali sono stati i criteri per la scelta dei pezzi che sono andati poi a comporre l’album? Perchè, ad esempio, non c’è Dublino, brano che aprì quell’esperienza?
Dublino è stato il primo pezzo delle Canzoni del mese, era interpretato dal gruppo Le Mondane al loro primo CD. Sono giovanissimi e ho cantato con loro il pezzo. Ma era pubblicato sul loro album e lì si trova. Comunque mi piaceva inaugurare così la mia iniziativa, il giorno era un 21 giugno, festa della musica.

Come mai la scelta di vendere l’album fisico solo tramite Ebay?
Non è una mia scelta, mi hanno detto che ormai i CD non vengono più distribuiti materialmente. Ho chiesto che ne venissero stampate poche copie che provvedo io a distribuire tramite Ebay, per i viziosi, come ho già detto. Mi pento di aver fatto un prezzo troppo basso: ormai il supporto fisico, cd o vinile, è un lusso e come tale va pagato: semmai sarà numerato, firmato, decorato a mano. Tutto il resto è gratis…

Una delle cose che mi ha colpito di più è la facilità o, se vogliamo, la libertà artistica di inserire un brano che un tempo si sarebbe definito “impegnato” come Sangue e carbone, in mezzo a due canzoni ironiche come Rock della crostata e Tangos e mangos. C’è una scelta precisa dietro quest’alternanza di tematiche e atmosfere?
Se uno pensa a delle canzoni messe in sequenza su un disco, la varietà musicale e di argomenti è per quanto possibile la regola. Sangue e carbone poi, non è impegnata per nulla. Parla della durezza di un mestiere, della paura che suscita e dell’oscuro fascino che esercita. Oggi non c’è più memoria, ma quando ero ragazzo l’Italia fu colpita dalla morte di centinaia di nostri minatori a Marcinelle, in Belgio. Oggi diversi pensionati del paese dove vivo ricevono pensioni dal Belgio dove hanno spalato carbone. Mi sembrano cose che non richiedono grande impegno per essere ascoltate.

Bastava un fiore è l’unico inedito del disco e sembra una presa di coscienza malinconica sulla decadenza, soprattutto culturale, del nostro tempo, con l’immagine della fuga verso le rovine di un’antica civiltà che fa pensare si tratti anche di un tentativo di fuga dalla rovina di questa civiltà moderna. Sempre in Bastava un fiore si arriva quasi alla resa, al punto dal pensare “chi me lo fa fa’?” di continuare a scrivere. Però alla fine sono arrivati proprio questa canzone inedita e a questo album, come a voler comunque “resistere” nonostante tutto.
Hai fatto centro… La canzone è stata scritta prima della pandemia ma quest’ultima non ha fatto altro che fare esplodere le fragilità che già esistevano, ma nello stesso tempo a rafforzare la caparbietà di andare avanti. Se il mio testo è inquietante, la musica di Paolo Giovenchi gli ha dato un piglio più ardito e baldanzoso.

Tempo fa ha dichiarato che Il bandito e il campione è certamente la sua canzone che ha avuto più successo, ma non quella che considera più bella. Quali sono quelli che ritiene essere i suoi brani migliori, anche per chi volesse avvicinarsi alla sua musica?
Ci sono delle mie canzoni che avrebbero forse raccolto successo se interopretate da altri più bravi e famosi di me, come fece mio fratello Francesco col Bandito e il campione. Sono brani come Diggeridoo, Le vespe, Ma che vuoi da me. Dall’ultimo CD Sinarra forse le già citate Tangos e Mangos e Rock della crostata potrebbero avvantaggiarsi con un grande interprete. Io e Paolo Giovenchi abbiamo fatto del nostro meglio. Quali poi siano le canzoni migliori e poi migliori di che, resta per me un grande mistero.

Poche settimane fa c’è stato il quarantesimo anniversario della morte prematura di Rino Gaetano, anche lui passato per il Folkstudio. Che ricordo ne ha?
Rino Gaetano è arrivato al Folkstudio con una personalità artistica già formata e le idee già chiare, un cantautore emergente che ascoltai in uno, forse due concerti. Il suo look era già quello, con cappello a tuba e ukulele. Un successo pienamente meritato che avrebbe dato ancora più frutti. È stata una grande perdita per la canzone e lo spettacolo.

Il fatto che non ci siano più locali come il Folkstudio può essere una delle cause del livellamento verso il basso del livello qualitativo della musica d’autore italiana? La colpa, in caso, oltre che ai gestori dei locali, che preferiscono andare ad “incasso sicuro” puntando sulle cover band dal seguito certo piuttosto che sui contenuti originali di un giovane cantautore, può imputarsi anche alle case discografiche che ormai mettono sotto contratto quasi solo chi esce dai talent ed ha quindi bisogno di meno investimenti per la promozione?
Io ho l’impressione che una promozione veramente efficace costi molto più della produzione, e questo già spiega bene molte cose… E poi tutto il mercato sarebbe da rifondare, ma se riunissimo cento addetti ai lavori per decidere come, dopo un’ora sarebbero già venuti alle mani…

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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