Corrado Rustici: “Serve un linguaggio nuovo ed internazionale per ripartire”

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Artista a 360 gradi, che ha scelto di promuovere la sua arte semplicemente con la sua libertà di dire e fare ciò che desidera per lasciare un segno tangibile nel mondo della cultura e della musica. Questo è Corrado Rustici, che si divide da sempre tra la carriera di musicista e quella di produttore. Destreggiandosi tra chitarra e studio di registrazione, Rustici è diventato uno dei produttori più apprezzati nel mondo, nonché l’uomo che ha saputo portare il sound e l’approccio americano nel mercato discografico italiano.
Ha lavorato con nomi del calibro di Herbie Hancock, Whitney Houston, Aretha Franklin, George Benson ed Elton John, ed è stato produttore per artisti come Zucchero, Francesco De Gregori, Ligabue, Elisa, Andrea Bocelli, Negramaro e Francesco Renga, contribuendo a più di 20 milioni di dischi venduti.
Adesso Corrado torna in scena con un suo progetto solista,
“Interfulgent”, dal latino interfulgĕo, significa “che brilla in mezzo a” o “che brilla attraverso”. Questo nuovo progetto artistico nasce dal desiderio profondo di trascendere le tenebre socioculturali che circondano tutti, con l’aiuto di nuove idee, rappresentate metaforicamente, in copertina, da un oggetto luminoso, foriero di tempi migliori. Musicalmente è uno sforzo compositivo fatto per ricollocare la chitarra elettrica in un contesto musicale più contemporaneo. I brani sono caratterizzati da suoni di chitarra unici, creati anche con l’aiuto di un pedale – ideato da Corrado e realizzato per la DV Mark – che dà allo strumento una voce incredibilmente espressiva ed originale e che Corrado definisce “chitarristicamente liberatoria”.

 

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Le composizioni, e il chitarrismo contenuto in esse, sono frutto di un ulteriore passo in avanti di Corrado verso l’uso di un linguaggio musicale epurato da influenze afro-americane, preferendo – invece – un vocabolario più Europeo (e a volte partenopeo) per esprimere i momenti “blues/nostalgici” dei brani. L’uso di sonorità elettroniche contemporanee, insieme a memi chitarristici fusion/progressivi/classici, contribuiscono a un paesaggio sonoro suggestivo, che Corrado definisce “Transmoderno”.

L’album si avvale della collaborazione di Alex Argento, che ha suonato le tastiere sulla maggior parte dei brani, tranne “The man from Yorkshire”, “Khetwadi Lane” e “G. on a sunny day”, eseguiti interamente da Corrado mentre i mix e la masterizzazione sono stati curati da Sabino Cannone. Un album struggente e liberatorio, a tratti commovente, capace di entrare in contatto direttamente con l’anima di chi ascolta.
Lo scopo di Corrado è quello di, come dicevamo, essere libero di esprimersi senza sottostare a logiche commerciali che hanno intrappolato ormai da troppo tempo il mondo dell’arte e della musica, e nella nosyra chiacchiarata ha le idee molto chiare sulla situazione attuale del mercato musicale e di cosa si potrebbe fare per cambiare.

                                 Intervista

Il brano “Anna” è una perfetta sintesi del nuovo suono di chitarra. Proprio questo strumento sembrava e a volte sembra ancora passato di moda, ma l’intero disco dimostra quanto invece possa essere modernissimo.

Era proprio quello che volevo fare. Il progetto è nato perchè ho deciso di dedicarmi a me e a mettere insieme musica mia senza fini commerciali. Mi sono tirato fuori dal calderone per fare qualcosa che fosse nuovo. L’ispirazione parte da posti reconditi della coscienza e la chitarra per me è irrilevante per come è diventata adesso. Siamo prigionieri di un dictat popolare di 60 anni fa. Come artista volevo vedere se c’erano altri orizzonti. La tecnica deve essere imparata per poi essere lasciata andare. Questo suono spero sia rilevante per chi ascolta.

Quanto ha influito questo anno e mezzo di isolamento sul lavoro a questo nuovo album?

Sono sempre stato un eremita. Ho sempre preferito stare nella mia caverna a creare che fare teatro, quindi non è stato molto diverso rispetto agli altri anni. Mi ha fatto molto riflettere l’incapacità di stare soli con noi stessi. Stare per forza con gli altri per sentirci vivi, questo mi ha preoccupato un po’. Sicuramente però ci ha aiutato a vedere cosa è importante nella vita, ma chi scrive ha bisogno di estraniarsi per focalizzare le idee.

Interfulgent sembra davvero simboleggiare una rinascita, a partire dalla copertina. É stato voluto o è stato un processo spontaneo per reagire al periodo che abbiamo attraversato?

Il titolo mi è stato utile. Significa “brillare di luce propria” ed è legato a tutto ciò che stiamo subendo da decenni. La superficialità , la voglia disperata di stare bene. Questo titolo mi sembrava speranzoso. Mi piaceva fosse spontaneo, nato dalla condizione in cui eravamo, per uno sguardo verso il futuro.

C’è qualcosa che le interessa in modo particolare dell’attuale panorama musicale?

Ho avuto la fortuna di partecipare a produzioni mondiali pop usate per divertirsi, creando un prodotto usa e getta. C’è una sorta di mafia che va in giro da un po’ che è l’industria discografica. Se vuoi fare qualcosa devi staccarti. Sono grato a tutto questo ma staccarmi è un modo per me per contribuire con cultura e musica, perchè è una forma espressiva di cui l’umanità ha bisogno. La libertà di espressione è obbligata, l’arte propone sempre qualcosa che non è successo. Se aspiri ad essere artista deve essere così. C’è una grande bugia, ovvero la democrazia artistica, che afferma che siamo tutti artisti. Non è così. L’intrattenimento è un conto, l’arte un’altra. Non ho smesso di produrre musica “popolare”, ma poi arriva il momenti in cui vuoi lasciare qualcosa. Gli artisti sono pochi. Ci sono tante persone che fanno spettacolo per tante scelte diverse, però non qualifica quel lavoro come artistico.

Lei è musicista e produttorecon esperienze internazionali di altissimo livello. Quali differenze ha notato fra l’Italia e l’America nel modo di lavorare?

Ho imparato il mestiere prima in Italia poi in America. Quando poi sono tornato in Italia cercai di applicarlo qui ed ebbi successo. È stata una mia grande soddisfazione poter fare prodotti che facessero concorrenza. C’è una mancanza di mestiere che non è considerato tale, ma businness. Oggi non c’è neanche questo ma solo promesse fatte per mari e per monti per attirare contenuti. Sono aziende che agiscono così. Imparare il mestiere fuori mi è servito. Ho tanta speranza nell’umanità ma non seguo la musica italiana, non vedo nulla di nuovo in Italia. Ci sono artisti validi che forse si stanno formando e magari riporteranno l’Italia sul podio.

Non c’è nulla che le interessa dell’attuale musica italiana?

Purtroppo spesso si scimmiotta un genere già noto. Bisogna portare un discorso originale, con un linguaggio internazionale e nuovo, inutile reciclare. L’Italia è un Paese di grandi artisti, se ci fosse un grande investimento nascerebbero dei grandissimi. Si può fare solo così, altrimenti non c’è speranza e vanno avanti le multinazionali. Ma sono fiducioso che avverrà.

Questa la tracklist dell’album“Halo Drive”, “Night of the jackal”, “The man from Yorkshire (Dedicated to A.H.)”, “Black Swan”, “Anna”, “Interfulgent”, “Khetwadi Lane”, “ZuZu Blues”, “The waters of Enceladus”, “G. on a sunny day”.

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