“2022: i sopravvissuti” è il futuro che non riusciamo ad arginare

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2022 i sopravvissuti

Sono davvero tanti i film di fantascienza del passato ambientati in periodi futuristici che ormai sono andati: 2001: Odissea nello spazio, 1997: Fuga da New York e non dimentichiamo Blade Runner con il suo distopico 2019.

Siamo invece alle porte del mondo degradato di 2022: i sopravvissuti (1973). Uno dei film più profetici che, anche se in modo esagerato, si avvicina di più alla deriva sociale e ambientale che stiamo attraversando.

2022 i sopravvissuti

Il titolo originale è Soylent Green, in riferimento a delle gallette nutritive che vengono distribuite al 90% della popolazione ormai al collasso economico. Una popolazione così numericamente elevata che ha portato alla distruzione totale della vegetazione, degli animali e di conseguenza a una totale mancanza di prodotti naturali di sostentamento. Solo alcuni ricchi possono permettersi, a prezzi stratosferici, frutta, carne o prodotti rarissimi come la marmellata. Nel film la popolazione di New York ha superato i 40 milioni di abitanti, con un’esplosione di nascite senza controllo che ha portato a un livello altissimo l’inquinamento e il conseguente effetto serra che rende il cielo perennemente grigio.

Una situazione a cui inevitabilmente ci stiamo avvicinando nonostante ci siano ormai da decenni delle linee guida che portano al riciclo, alla raccolta differenziata, all’utilizzo di pannelli solari, alla limitazione dei consumi energetici e a un cauto utilizzo della carne animale. Tutte cose civilmente utili, ma che al momento non sembrano aiutare il pianeta che ci ospita. Al contrario, la situazione sembra peggiorare di anno in anno.

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In più, nel film si descrive un processo economico ormai al collasso con persone costrette a vivere nelle auto, sulle scale antincendio o nelle chiese a causa di totale assenza di lavoro o di professioni sottopagate. Uno scenario che sembra lentamente arrivare anche all’attuale sistema lavorativo con stipendi ridottissimi e multinazionali, legate a paradisi fiscali, che assumano lavoratori costretti a sistemi organizzativi simili a una nuova forma di schiavitù, riassunta per esempio nel film di Ken Loach Sorry We Missed You.

L’autore del romanzo Largo! Largo!, Harry Harrison, da cui è tratto Soylent Green, ci porta in una mondo in cui ormai non ci sono più soluzioni e si concentra sulle vicende del detective Thorn incaricato di indagare sull’omicidio del facoltoso William Simonson, membro della megasocietà Soylent. Un’indagine che porterà il protagonista a conoscere delle verità scomode e terrificanti. Lo sceneggiatore del film Stanley Greenberg e il regista Richard Fleischer di fatto cambiano molto il fulcro del romanzo e aggiungono dei particolari che portano allo sconvolgente finale e dei dettagli che rendono ancora più squallida la vita del futuro immaginato.

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Thorn, interpretato da Charlton Heston, non è un poliziotto integerrimo e all’inizio della storia, quando arriva sul luogo dell’omicidio, pensa immediatamente a rubare il “cibo dei ricchi” che per lui è inavvicinabile e a usufruire della accompagnatrice assegnata al ricco proprietario di casa. Tutte le donne descritte nel film sono sostanzialmente degli oggetti che per sopravvivere devono concedersi ai benestanti che controllano la città e solo il cinico Thorn, nell’evolversi della storia, si troverà a capire lo squallore di queste dinamiche e si avvicinerà sentimentalmente alla ragazza in “dotazione” a Simonson, Shiri (Leigh Taylor-Young). Ai poliziotti della storia, al contrario della gente comune e per necessità della professione, sono concesse delle abitazioni da condividere con degli anziani specialisti in ricerche di archivi e documentazioni storiche, necessarie per le indagini. Con il coinquilino Sol (Edward G. Robinson) il protagonista condivide il cibo “vero” che riesce a recuperare e che sostanzialmente non aveva mai assaggiato. La scena in cui il vecchio Sol prepara uno stufato e degusta una mela con il suo amico poliziotto sono drammatiche, tristi e nel contempo divertenti.

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I due uomini indagando, uno sui libri e l’altro in strada, arriveranno alle atroci verità sull’omicidio di Simonson che si scoprirà non essere così corrotto ma che, contrariamente a quello che pensavano, cercava di divulgare una realtà così agghiacciante da portare Sol verso una scelta drastica e inevitabile. Nel pre finale del film avviene infatti il momento più dolorosamente poetico in cui Sol, sul letto in una clinica (Tempio), mostra all’amico Thorn le immagini di come era una volta la terra e la sua “abbagliante” natura sulle note di Čajkovskij, Beethoven e Grieg.

2022: i sopravvissuti rappresenta l’ultimo film di una trilogia post-apocalittica non ufficiale di Charlton Heston che arriva dopo Il pianeta delle scimmie (1968) e 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (1971).

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Heston, interprete di molti grandi classici del passato e vincitore di un Oscar per Beh Hur (1959), è stato protagonista negli ultimi anni di vita di una giustamente discussa campagna a favore dell’utilizzo delle armi, diventando addirittura presidente della lobby National Rifle Association, che ha provocato un allontanamento del suo pubblico, soprattutto non americano, e che lo ha visto oggetto di parodie comiche, una su tutte quella creata da Jim Carrey. Nonostante questo si può però confermare che Heston è stato un uomo profondamente legato al suo lavoro e ha contribuito alla riuscita di alcuni progetti, a cui teneva particolarmente, rinunciando anche ai suoi normali compensi. Fu anche paladino dei diritti civili e nel 1963 marciò a fianco di Martin Luther King per combattere contro la segregazione razziale.

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Il grande gangster dei film anni 30/40 Edward G. Robinson chiude la sua carriera cinematografica proprio con 2022: i sopravvissuti e morirà dodici giorni dopo la fine delle riprese. Attore di tanti ruoli indimenticabili, soprattutto negli anni quaranta, lascia con questo film testamento una vita artistica discontinua, aggravata dal coinvolgimento nelle indagini della commissione per le attività antiamericane del senatore McCarthy che lo costrinsero a tradire alcuni uomini dello spettacolo, tra cui l’amico sceneggiatore Dalton Trumbo, additandoli come simpatizzanti comunisti.

Soylent Green è oggi da considerare come uno dei capisaldi della fantascienza e vede l’apice della carriera del regista Richard Fleischer a cui si addice più il termine di “artigiano del cinema” piuttosto che autore.

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Non ha mai avuto infatti una vera impronta autoriale nelle sue produzioni, ma ha saputo raccontare nel modo giusto diverse storie importanti come nel famoso Ventimila leghe sotto i mari (1954), Viaggio allucinante (1966), Lo strangolatore di Boston (1968), Tora! Tora! Tora! (1970), ma anche prodotti discutibili come Conan il distruttore (1984) e Yado (1985).

Questo film, nonostante alcune sfumature un po’ datate e qualche scena d’azione non proprio azzeccata, rimane indimenticabile per i tanti momenti riusciti, come quello dei tumulti in strada sedati con le ruspe e della già citata scena del Tempio, e per un grande lavoro nella ricostruzione di una New York devastata e “sporca”, realizzata chiaramente senza gli effetti in CGI, ma con tecniche visive da vecchio cinema che la rendono ancora più credibile.

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Quello che vediamo in Soylent Green non avverrà probabilmente nel 2022, ma la visione drammatica del futuro descritto potrebbe avvicinarsi a una possibile realtà.

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Massimo Santimone
Nato a Genova nel 1967 e vissuto felicemente con un cinema a due metri dal portone di casa. Con un diploma in sceneggiatura preso presso la Scuola d’Arte Cinematografica di Genova ho realizzato diversi spot e cortometraggi, di cui uno fighissimo dal titolo “Il Caso Ordero”. Una cosa tira l’altra e sono arrivato a fare inserti di cinema e poi programmi in diverse radio: Radio Genova Sound, Radio Nostalgia, Radio City e ora Radio Aldebaran. Dal 2017 sono il direttore dei programmi del Riviera International Film Festival.

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