Free Guy

Quando un personaggio marginale di un videogame scopre di avere l'intelligenza artificiale

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Free Guy-Eroe per gioco
di Shawn Levy
con Ryan Reynolds, Jodie Comer, Taika Waititi Lil Rel Howery, Utkarsh Ambudkar, Joe Keery

Guy abita nella città di Free, ogni mattina in una routine perfetta si mette gli stessi vestiti, beve lo stesso caffè e va in banca ad aspettare le rapine mentre intorno tutti combattono contro tutti sparando e ammazzando allegramente. Lui ha sempre una battuta ottimista, sembra sfottere Truman Show. Ma Truman viveva in un programma tv e Guy vive in un videogame online dove tutti adorano fare cose da supercattivi, ma è un PNG, cioè una figurina di contorno che non potrebbe fare niente, solo ripetere uno schema. Solo che un giorno si innamora dell’avatar di una giocatrice e scopre che nella vita c’è di più. E dunque? Dunque Guy è un algoritmo impiegatizio che diventa cosciente e fa le sue scelte. Il primo vero esempio di intelligenza artificiale che impara dalle sue esperienze. La metafora è evidente, potete migliorare la vostra vita, ma non spaventatevi: è un giocattolo ben fatto, non una sceneggiatura di Christopher Nolan (anche se non sarebbe male). Il film di Levy è frenetico e ricco di effetti fino all’esagerazione, e rappresenta un microcosmo buffo di quelli che il regista canadese ha raccontato nei cicli di Una notte al museo e di Stranger Things. Utile anche per capire come viene pensato un videogame per piacere a tutti.

 

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