Mattia Cupelli: «Avere il dono della creatività non significa necessariamente essere artisti»

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mattia cupelli

Si intitola Ruins il nuovo album di Mattia Cupelli, compositore e produttore già noto nella scena neo classica per le precedenti produzioni come After The Rain (2O18)  e  Underneath (2019).

Ruins, anticipato dai singoli Monolith e Egeria, è stato interamente scritto , suonato e prodotto da Mattia in piena pandemia e solo  successivamente masterizzato ad Amburgo da Hans-Philipp Graf (HP Mastering).

Non solo, infatti il  musicista si è dedicato anche ad ep secondari, come i vari rework di suoi vecchi brani e qualche nuova composizione più strumentale.

Ma, andiamo con ordine. Cosa rappresenta questo nuovo album?

Ci spiega tutto in questa nostra intervista!

Mattia Cupelli, l’intervista

Si intitola Ruins questo nuovo album.  La traduzione in italiano significa “rovine”. Perché la scelta di questo titolo?

Ruins gira intorno al concetto di Tempo, e di come noi esseri umani ci interfacciamo con esso attraverso l’Arte, e la spiritualità.

Le rovine per me rappresentano proprio questo, un cambiamento, qualcosa che prima qualcuno aveva creato ma ora non esiste più in quella forma, ma comunque c’è in una nuova.

Quindi non mi riferisco a una visione pessimista di un qualcosa che con il tempo decade, ma solamente che in qualche modo evolve e cambia.

In che circostanze è nato questo nuovo progetto? Cosa c’è di nuovo o cosa, invece, ti continua ad accompagnare a livello compositivo?

Come molti album di questo ultimo anno RUINS è nato in piena pandemia, quindi ho dovuto come tutti cercare stimoli un po più forzatamente e con attenzione, ma alla fine traccia dopo traccia Ruins si è costruito da solo, come spesso accade almeno per me.

A livello competitivo è un passo avanti rispetto al mio ultimo lavoro “UNDERNEATH” che presentava si elettronica e neo-classica, ma in maniera più conservativa.

In Ruins invece ho deciso di fare un passo avanti sia per quanto riguarda la sperimentazione, dove ho messo molta attenzione sui brani pianistici, cercando di oltrepassare i soliti cliches, sia per le parti più elettroniche, che qua rispetto al passato hanno maggiore spazio.

La scelta della tracklist, quale pensiero segue? Su cosa si basa?  Inoltre, i riferimenti alla mitologia sono ben chiari.

Quando scelgo la tracklist di solito l’idea è più sonora che in base ai titoli.

Cerco di creare una micro narrazione e un equilibrio in modo da non affaticare l’ascoltatore.

Per quanto riguarda la mitologia, sono molto affascinato da essa, e mentre ragionavo sui temi dell’album sono arrivato alla conclusione che la mitologia in sé esprimesse in qualche modo quello che volevo trasmettere.

I miti spesso sono narrazioni lontanissime nel tempo, e appunto mito e realtà si fondono e confondono attraverso il Tempo.

Ho sempre amato questo aspetto e oltretutto trovo interessantissimo come spesso molti miti sia ancora validi ai giorni nostri.

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Ascoltando questo i brani di questo album si entra in una dimensione dove l’emotività è messa di fronte ad uno specchio: le immagini che scorrono sono ben delineate da ritmi, dal colore dei suoni degli strumenti scelti e le loro combinazioni.  Cosa stai raccontando e come lo stai facendo a livello musicale?

In questo album ho usato molti strumenti tradizionali da culture diverse.

Amo includere sonorità lontane da noi e fonderle alla nostra cultura, in qualche modo credo sia il risultato della nostra epoca super globalizzata, dove ormai è sempre più facile mettersi in contatto con altre culture.

In qualche modo volevo esprimere anche questo. Come già detto RUINS esprime questa forza sempiterna che è il Tempo, di cui noi siamo schiavi, ma che attraverso l’arte possiamo ingannare.

Il filo conduttore, di questo progetto è il Tempo, e di come l’essere umano si interfaccia con esso attraverso l’Arte. Vorrei chiederti, in primis, la tua definizione del concetto di Tempo e che rapporto hai con questo.

Per me il Tempo è cambiamento. Non saprei come esprimerlo meglio.

Personalmente ormai sono sulla soglia dei 30 e comincio a guardare indietro e a vedere il percorso, e qualche volta mi fa paura realizzare quanto tempo sia passato.

Ma è cosi per tutti.

Il rapporto con l’Arte: credi che sia equo? Mi spiego meglio: molti artisti iniziano a fare arte per passione, che solitamente, nasce dal benessere che ne deriva. Quindi, inizialmente, è l’Arte a dare. Ma l’artista cosa fa per questa? È un rapporto che si esaurisce con il solo placare l’animo umano?

Beh, questa è una domanda veramente difficile.

Prima di tutto io sono del parere che essere un artista non è semplicemente fare “un qualcosa di artistico”, mi spiego meglio.

Io personalmente non mi reputo un artista, e non lo farò mai, io sono un musicista e faccio musica, dopodiché spetta agli altri dire se la mia musica avrà avuto un impatto sulla nostra cultura e quindi, in futuro, possa essere definita Arte o non.

Ma non spetta “all’artista” secondo me. Io credo che oggi il concetto di Arte sia veramente distorto, creativo non significa necessariamente artistico.

Quindi per rispondere alla domanda, un “artista” appunto secondo me non dovrebbe preoccuparsi di cosa sta dando all’arte, tanto non dipenderà comunque da lui, ma può concentrarsi sul creare nel miglior modo possibile e personale la sua creazione, che a quel punto verrà “valutata” in merito.

Credi che, in questo periodo storico, al di là delle ultime vicende, la musica, in questo caso specifico, stia bene? Che tempi sta vivendo e come li sta vivendo?

Io credo che questo sia il miglior periodo di sempre per essere un musicista.

Veramente, ormai con internet e un computer si può creare ed arrivare ovunque.

Ovviamente questo porta anche ad un enorme rumore di fondo e over-produzione di musica che mai nessuno ascolterà.

Ma se si è un po fortunati e abbastanza bravi (oltre a un impegno costante) oggi ci sono possibilità per tutti.

Da professionista, qual è il filo che divide un semplice “hobby” da una passione che diventa professione?

Direi il tempo che si dedica ad uno e l’altro. Io amo i videogiochi e il cinema, ma nonostante questo non starei mai 10 ore al giorno a giocare o a vedere serie TV, mentre lo faccio tranquillamente per la musica.

Da ascoltatore a produttore: com’è cambiato il tuo modo di ascoltare la musica?

A volte vorrei solo cancellare quasi 15 anni di studi della musica per godermi a pieno l’esperienza di ascolto.

Mentre ascolto musica mi concentro troppo sugli aspetti tecnici dimenticandomi del resto.

Però è anche vero che grazie alla teoria riesco a godermi certa musica che forse ha bisogno di un minimo di consapevolezza del linguaggio.

Penso anche che sia importante però conoscere un po’ di teoria per analizzare e comprendere meglio cosa si sta ascoltando e perché ti piace o non.

I live sono, in qualche modo, tornati. Cosa può aspettarsi chi sta sottopalco ad un tuo concerto?

Purtroppo per ora non sono in programma concerti, ma spero di riuscire a partire anche in questo ambito al più presto.

Cosa ti auguri?

Mi auguro che Ruins vi piaccia e vi faccia riflettere, emozionare ma anche divertire!

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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