“Pressure Machine”, il nuovo album dei The Killers (recensione)

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The Killers
Foto: Danny Clinch

Pressure Machine
dei The Killers
Island Records
Voto: 7

È disponibile da oggi, su etichetta Island Records, Pressure Machine, il nuovo album dei The Killers, settimo in studio per la band di Las Vegas, formata da Brandon Flowers, Ronnie Vannucci Jr e Mark Stoermer. L’album è stato co-prodotto dalla band, Shawn Everett, e Jonathan Rado (dei Foxygen), che avevano già lavorato insieme all’album Imploding The Mirage, uscito l’anno scorso.

Un disco che ha trovato fonte di ispirazione nella pandemia di Covid-19, come ha raccontato il frontman Brandon Flowers: «Quando la pandemia ha interrotto la promozione ed il tour mondiale per il nostro album precedente, tutto si è fermato, ed è stata la prima volta dopo tanto tempo che mi sono trovato di fronte al silenzio. E da quel silenzio questo disco ha cominciato a fiorire».

Pressure Machine è uno sguardo nella realtà quotidiana di una piccola città americana con una bellezza dura e spoglia: ha infatti le proprie radici nella città natale di Flowers, Nephi (Utah), una comunità affiatata di 5300 persone senza semafori, con una fabbrica di gomma, campi di grano e le West Hills. Nephi è il luogo in cui Flowers ha trascorso i suoi anni formativi (tra i 10 e i 16).

Ronnie Vannucci Jr, batterista della band, commenta così la nascita del disco: «Stavamo discutendo del fatto che Brandon si era trasferito a Nephi da bambino ed era bloccato in mezzo al nulla, e durante il Covid-19, ha iniziato a sembrare che fossimo tutti in mezzo al nulla». Conclude Flowers: «Ho scoperto questo dolore che non avevo affrontato. Molti ricordi del mio periodo a Nephi sono teneri. Ne sono più consapevole ora di quando abbiamo iniziato come band, e spero di essere stato in grado di rendere giustizia a queste storie e a queste vite di questa piccola città in cui sono cresciuto».

IL DISCO

Nella scrittura di Pressure Machine il frontman si mette nei panni di alcune delle persone di cui ha visto le vite svolgersi quando adolescente ed attraverso i personaggi raccontati, ma già fin dal titolo e dall’immagine di copertina (scattata da Wes Johnson sull’autostrada appena fuori Nephi), l’album descrive la pressione inflessibile del sogno americano, aggravata dal disincanto religioso: le storie contenute in Pressure Machine raccontano le battaglie che ognuno vive nella vita reale, i rimpianti, le tragedie locali e l’epidemia di oppioidi che ha colpito la città natale di Flowers, così come ogni città d’America. Flowers canta delle scelte che le persone fanno, nel bene e nel male, e delle conseguenze di queste scelte; quelle che sono state lasciate indietro, e quelle che non possono essere dimenticate.

Oltre ad essere ovviamente un album musicale, Pressure Machine ha anche la peculiarità di trasformarsi in una specie di documentario in formato audio della vita di una piccola cittadina del sud-est americano: quasi ogni brano del disco, infatti, viene introdotto dalle parole degli abitanti di Nephi che parlano della loro vita e della loro città. Per capire inoltre quanto le parole siano fondamentali in questo lavoro, per la prima volta in assoluto Flowers ha scritto tutti i testi delle canzoni prima che una sola nota musicale fosse stata incisa.

L’importanza delle testimonianze della gente è dimostrata anche dal fatto che quando si schiaccia play non parte una canzone, ma troviamo tre persone che raccontano della loro vita e di come una comunità così piccola dove tutti si conoscono sia un posto dove vivere tutta la vita. Solo successivamente è la volta di West Hills, a cui fa seguito un uomo che ci racconta come il treno da quelle parti uccida qualcuno ogni due o tre anni e che “il treno è il modo in cui uscire da questa vita, se ti colpisce”, sentenza criptica che lascia all’ascoltatore la scelta se si sta parlando di incidenti o di suicidi. Ma nonostante questi piccoli inconvienienti ferroviari ci troviamo in una Quiet Town, raccontata da questo brano dalle reminiscenze country e con tutti gli stilemi del genere, che ci narra della bellezza di vivere in un posto del genere, tranquillo, dove tutti ti aiutano e sono pronti a darti una mano.

Terrible Thing è un’intensa ballad che si poggia quasi esclusivamente su un arpeggio di chitarra acustica e sulla voce di Flowers, con un’armonica che arriva ad accompagnare la seconda parte della canzone. La poesia del testo e l’interpretazione sentita ed emozionante la rendono uno dei brani più convincenti del disco (“In this barbed wire town of barbed wire dreams / I’m in my bedroom on the verge of the terrible thing”).

L’introduzione di Cody sembra quasi un tributo ai Coldplay, da sempre punto di riferimento per i The Killers, e al loro ultimo singolo Higher Power:  troviamo infatti un uomo che parla di religione ripetendo in continuazione quelle due parole. Nel brano, che si potrebbe definire una power ballad, si rimane in attesa di un miracolo che prima o poi dovrebbe arrivare.

Dopo Sleepwalker, pezzo dalle classiche sonorità pop che strizza l’occhio ancora una volta alla band di Chris Martin, è la volta di Runaway Horses, che vede la partecipazione di Phoebe Bridgers, talentuosa cantante e chitarrista 26enne statunitense (quattro candidature ai Grammy col suo ultimo album Punisher). La voce di Flowers si fonde perfettamente con quella eterea e delicata della Bridgers, mentre a fare loro da contorno c’è solo un arpeggio di chitarra acustica,  a cui si aggiungono gli archi nella seconda parte del brano. Il risultato è un altro dei pezzi più intensi dell’album.

Atmosfera diametralmente opposta quella di In The Car Outside: ritmo coinvolgente poggiato su batteria elettronica ed effetti, con un ritornello perfetto per essere cantato in coro durante il concerto ed un riff ipnotico che apre su una lunga coda strumentale che dà un effetto catartico, liberatorio.

Si continua con le testimonianze degli abitanti di Nephi. Stavolta il tema è la birra, definita quasi strumento per fuggire da un’altra parte (“ognuno deve scappare da qualcosa”), ed introduce In Another Life, mid-tempo che racconta l’altra faccia della medaglia, ovvero quella di chi in una città del genere si sente intrappolato e vuole andare via, chiedendosi come sarebbe stato e cosa sarebbe successo in un’altra vita.

Desperate Things è un’altra ballad ispirata, con una parte centrale che rimanda ad un certo prog anni ’70, seguita dal brano che dà il titolo all’album, ovvero Pressure Machine, con rimandi all’oppressione culturale che a volte ha la religione sugli abitanti dei piccoli paesi (“The kingdom of God it’s a pressure machine / Every step gotta keep it clean”).

Chiude l’album The Getting By, che sembra quasi voler essere una “summa” già dal titolo, (che tradotto significa letteralmente “Cavarsela”) come a voler dire che nonostante le avversità che ogni giorno la vita ci mette di fronte (“Nothing good seems to ever come from all this word / No matter how hard I try”) questa piccola comunità di 5.000 persone dispersa nello Utah cerca di tirare avanti e fare del proprio meglio, con i propri limiti e le proprie contraddizioni. Decisamente singolare ed evocativa la chiusura del disco, affidata al fischio di un treno, con il commento di un abitante che racconta di come due volte al giorno, quando lo sentono arrivare da lontano col suo fischio, i suoi nipoti corrano fuori a vederlo passare.

Pressure Machine è bel disco, che naviga tra le luci e le ombre di una piccola cittadina del sud-ovest americano e la comunità che la abita, con le proprie vite, speranze, esperienze e contraddizioni. Gli intermezzi parlati con le testimonianze degli abitanti sono quindi fondamentali e complementari alle canzoni e alle loro liriche, andando a formare, come detto in apertura, una sorta di documentario audio. Dal punto di vista musicale si sente l’influenza che i Coldplay hanno da sempre sui The Killers, loro grandi fan, ma l’album ha una sua precisa identità musicale, riuscendo a far convivere in sè diverse anime, con ballad come Terrible Thing e Runaway Horses che spiccano per emozione e intensità.

La band presenterà al pubblico statunitense le canzoni di questo album e del precedente Imploding The Mirage durante alcuni concerti che si terranno nel prossimo mese di settembre, per poi intraprendere un tour europeo (che, per il momento, non prevede concerti in Italia) tra maggio e luglio 2022, per continuare successivamente con altri due mesi di tour nordamericano da agosto 2022.

Tracklist

1. West Hills
2. Quiet Town
3. Terrible Thing
4. Cody
5. Sleepwalker
6. Runaway Horses (featuring Phoebe Bridgers)
7. In The Car Outside
8. In Another Life
9. Desperate Things
10. Pressure Machine
11. The Getting By

The Killers - Pressure Machine

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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