Ancora grande musica italiana, che in questa occasione ci è offerta dalla sempre più prestigiosa e autorevole Squilibri editore, casa editrice ed etichetta discografica creata da Domenico Ferraro. Libri, canzone popolare, ricerca etnomusicale, dischi, canzone d’autore: questo il variopinto territorio in cui si muove, raccogliendo frutti maturi e succosi, grazie a ricerca e attenzione agli artisti più propositivi, attesa e stimolo della loro crescita. Un lavoro intelligente e di pregio (anche dal punto di vista del packaging), come testimoniato anche dalle otto Targhe Tenco che la label si è meritata negli ultimi cinque anni.

Erica Boschiero

Erica Boschiero
Respira (Squilibri)
Voto: 8

Erica Boschiero canta il respiro della terra, che è poi anche il nostro. Canta (e suona) con una delicatezza e una leggerezza che è di pochi, volando con le sue parole lungo aliti di vento, quelli che, si sa, portano con sé le risposte che contano.” Così Giò Alaimo presenta la cantautrice veneta, uno di quei personaggi italiani di straordinaria qualità personale, professionale e artistica, di cui il grande pubblico poco conosce. Con un curriculum infinito, che, citiamo un po’ a caso, va dal Premio d’Aponte ai concerti in Vaticano davanti a Papa Francesco e a Parigi per lo Human Rights Defensors World Summit, dai numerosi spettacoli teatrali – Alberi, Domani è bello, Principesse un corno!, I blues delle Alpi e via dicendo – alla scrittura dell’inno ufficiale della Marcia della Pace Perugia-Assisi del 2018 (realizzato con 300 ragazzi), dai dischi per bambini Parole da fare al progetto Italie in coppia con lo storico cantautore veneziano Gualtiero Bertelli, Boschiero meriterebbe molta più attenzione.
Lo dimostra senza tema di smentita questo suo ultimo lavoro, che arriva a tre anni di distanza dal precedente E tornerem a baita, evento teatrale in dialetto dedicato alle Dolomiti diventato il suo terzo cd. “Un mattino ho aperto la porta e sul mio taccuino si sono radunati lupi, balene e pesci, fiumi, venti e abissi, stelle, foreste e deserti, foglie, rami e alberi d’oro: sono stati loro a farmi strada, canzone dopo canzone. E tra bufere e naufragi ho raccolto storie preziose di persone che, caparbiamente, costruiscono bellezza, consapevolezza e armonia.” Non ci sarebbe molto da aggiungere a queste parole di Erica, che definiscono un album spensierato che fa pensare, delicato eppure di una inscalfibile robustezza interiore, aereo e insieme sottomarino e terrestre.
Respira ci parla di migranti ancorati al fondo del mare oppure ai campi di pomidoro, di mani di uomini che abusano e straziano donne, foreste e animali, di amore che si nutre di bellezza e diversità, di protezione, sempre, di alberi spazzati via da un vento inarrestabile, fino alla passeggiata finale con Neri Marcoré in un campo di grano dopo la tempesta. Dimenticate la banalissima definizione “un menestrello fatto donna” e ascoltatela, è un’artista rara, pregiata, che parte da valori importanti e da una precisa identità culturale per lanciare sonde nel profondo del nostro sentire.

Canio Loguercio © Marcello Miranda

Canio Loguercio
Ci stiamo preparando al meglio (Squilibri)
Voto: 8

Canio ci toglie il lavoro quando sulle note di copertina scrive: “di questo disco, se dovessi recensirlo, mi verrebbe da definirlo intimo, nostalgico, a tratti ipocondriaco, ma tutto sommato che guarda al futuro con un certo ottimismo.” E in effetti il titolo, e la canzone che lo ispira (cantata a tre voci con Sara Jane Ceccarelli e Andrea Satta), sono un messaggio positivo, un invito a unirsi a un trend non si sa quanto diffuso, una ricerca del meglio, dopo la tempesta del “grande errore”, dopo la pandemia, dopo… dopo… perché aiuta “pensare che domani sarà sempre meglio” (Vasco docet). Ma Loguercio ci propone subito due canzoni tristi su amori perduti, che non smettono di bruciare ma che vivono nella lontananza e senza prospettive di ritorno. E poi incastona nel percorso tre cover intense, minimali e personali di brani che è giusto riscoprire. Come Quando vedrete il mio caro amore, lanciato nel 1963 da Donatella Moretti, che diventa una poesia sussurrata nel vento insieme con Monica Demuru; come una struggente Core ‘ngrato, ridotta allo scheletro di sé stessa eppure infinita quanto un taglio nella tela di Lucio Fontana; come Incontro di Francesco Guccini, “una delle più belle canzoni di amore e nostalgia” come la definisce lui stesso, che la interpreta come un sussurro emozionale in crescendo. Con la quarta reinterpretazione – senza dire della ripresa di Luntano ammore, che appariva nel suo cd con Rocco de Rosa Amaro Ammore del 2013 – chiude invece l’album: Mia cara madre, revisione corale, cruda, lirica e poi sottilmente bandistica (con la Banda Basaglia) della canzone di migrazione Lacreme napulitane del 1925, cui sono state aggiunte le dediche alla madre lontana di sei migranti nelle loro lingue.
A oltre tre anni dal capolavoro Canti, ballate e ipocondrie d’ammore, premiato al Tenco e realizzato con l’organettista Alessandro D’Alessandro, Ci stiamo preparando al meglio è un planare dall’ottimismo della volontà al pessimismo della realtà, che culmina nella poesia drammatica Tienimi forte le mani, invocazione delle “anime nere del mare” terrorizzate sui barconi nella notte in mezzo al Mediterraneo, e cui neppure la musica riesce a offrire un sollievo duraturo: “prendi questo cuore di plastica/ gettalo dove non si sente più la musica”, canta nella dialettale Core ‘e plastica. Loguercio, con il supporto importante della tromba di Luca De Carlo, continua a proporci scaglie di anima graffiate via, intenzioni del profondo, fulmini che illuminano il buio, in un quinto ottimo lavoro, cui le molte voci femminili (citiamo anche Barbara Eramo, Badara Seck, Brunella Selo) offrono un contraltare lirico alla sua scura, recitante, quasi recalcitrante vocalità.

Peppe Voltarelli © Angelo Trani

Peppe Voltarelli
Planetario (Squilibri)
Voto: 8/9

Chapeau! L’ex cantante de Il Parto delle Nuvole Pesanti offre un quinto albo “ufficiale” (la sua carriera è punteggiata anche da diversi e interessanti lavori live, colonne sonore, autoproduzioni) da solista, che vuole essere una sorta di antologia di influenze e incontri, radunando 16+1 canzoni, più o meno note, tutte bellissime, provenienti da mezzo mondo. E capaci di raffigurare un’intera volta celeste, illuminata dalle mille sfumature degli arcobaleni, delle aurore boreali, dei fuochi d’artificio, delle stelle e dei pianeti, dei cirri e dei nembi, grazie a un Planetario raffinato ed elegante, attento e sensibile, costruito insieme con artisti di caratura mondiale.
Andando con ordine. Piccola serenata diurna del e con il cubano Silvio Rodríguez, ritradotta rispetto alla versione di Fiorella Mannoia e Ivano Fossati; la musette libertaria Rotterdam di Léo Ferré; la poetica Margalida di e con lo spagnolo Joan Isaac, dedicata alla compagna di un anarchico ucciso dal regime del dittatore Franco nel ‘74; Musetto di Domenico Modugno, dalla vena ironico-sociale; la canzone dell’abbandono All’alba del compianto Luis Eduardo Aute, presente grazie all’utilizzo come coda di una sua registrazione dal vivo del ‘93; la sorridente, appena country Winterlude, Inverludio di Bob Dylan, cui fa esplicito riferimento Buonanotte fiorellino di Francesco De Gregori; la toccante Els Mariner, versione in catalano della Marinai di Voltarelli ed è cantata da Rusó Sala, cui Peppe fa da corista; Millenovecentoquarantasette dello spagnolo Joaquín Sabina, trasposta da Madrid a Napoli; la magnifica, descrittiva Nel porto di Amsterdam di Jacques Brel; il canto religioso gitano La Saeta del mito di Barcellona Joan Manuel Serrat, che duetta con Voltarelli cantando le parole del poeta Antonio Machado; Cavalli bradi è del russo Vladimir Vysotskij, cantata da Peppe con una doppia tonalità; Adriana Varela è la Voce d’asfalto con Voltarelli in questo pregnante tango old style; La prima compagnia conferma la grandezza “sconosciuta” di Sergio Endrigo; Per un sentiero è una poesia di Miguel Hernández musicata da Amancio Prada, ultimo ospite del cd; ancora il monegasco Ferré è autore della ruvida Ostenda; A La Manic del canadese francofono Georges Dor chiude l’elenco delle cover. Il cd invece lo chiude la bonus track ‘Sta città, rifatta senza testo, ritmata e divertente.
Tutta la costruzione dell’album, gli arrangiamenti di Daniele Caldarini e i testi inediti di Sergio Secondiano Sacchi, si muovono nell’ottica del rispetto, ma la personalità di tutti emerge forte e chiara in questo «coraggioso manifesto di una libertà espressiva che va oltre confini e frontiere, appartenenze e malintese identità».

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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