Afghanistan: ecco la musica è finita. La libertà e la speranza pure

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Afghanistan. Ecco, la musica è finita. Niente più canzoni alla radio o in televisione. L’annuncio arriva dal portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid, neo promosso ministro dell’informazione e Cultura nel nuovo governo. La musica è di nuovo vietata in pubblico, divieto analogo a quello in vigore negli anni ’90, quando i talebani governavano il Paese. “La musica è vietata dall’Islam – afferma il portavoce in un’intervista al New York Times – ma speriamo che riusciremo a persuadere la gente a rinunciare, senza dover esercitare pressioni”. E fare “pressioni”, nel loro linguaggio, significa picchiare e impiccare chi trasgredisce.

Di fatto alcuni esponenti del mondo artistico afgano sono già stati uccisi. Come il comico Khasa Zeman, che negli anni ha confezionato la sua satira sulle “imprese” dei talebani. Una volta al potere l’hanno arrestato, torturato e decapitato. Zeman è un forte esempio di resistenza al nuovo governo: durante l’arresto ha continuato a prendersi gioco di loro. Un capolavoro di coraggio che non ha eguali.

Così in Afghanistan la democrazia, l’arte, sono solo un lontano ricordo per chi non è riuscito a scappare dall’aeroporto di Kabul, colpito nelle ultime ore dal doppio attentato kamikaze rivendicato dall’Isis, che è costato la vita almeno a 110 persone. Una strage che ha tolto loro anche l’ultima possibilità di salvezza.

Perché privare questo popolo anche della musica? Quando una dittatura arriva al potere il primo veto scatta proprio per la musica.  Come commentava Bob Marley: “La musica può rendere gli uomini liberi”. Perchè la musica è cultura, e la cultura è la carta d’identità di un popolo. Un popolo che vince così l’omologazione e scrive liberamente la sua Storia.

Afghanistan, ecco la musica è finita. La libertà e la speranza pure.

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