La forma canzone che ci interessa ha di fatto due confini. Da un lato, quello “alto”, la poesia sonora, quel modo di sperimentare del lirismo contemporaneo (è nata alla fine degli anni 50, ma vanta ascendenti nel futurismo, nel surrealismo, nel dadaismo) che unisce la lirica alle più diverse forme espressive, a cominciare dalla musica. Dall’altro, quello “basso”, il brano di musica leggera d’antan, dai testi di sconcertante banalità e linea sonora elementare per un intrattenimento immediato. Vogliamo terminare la nostra carrellata su alcuni cd significativi usciti negli ultimi mesi proprio con due prodotti che sfiorano questi limiti senza valicarli, anzi ponendosi come interessanti prove di contaminazione con altri territori.

Lorenzo Andreaggi

Lorenzo Andreaggi
Italia, America e ritorno (Larione 10/Egea)
Voto: 8

Questo album è il vero e proprio testamento musicale di Narciso Parigi, che ci ha lasciato nel gennaio dello scorso anno, quando le registrazioni erano ancora in corso. Sono infatti le canzoni dello stornellatore fiorentino – che è anche direttore artistico del cd – quelle proposte dal suo erede designato («come ero considerato io quello di Odoardo Spadaro») Lorenzo Andreaggi. Anche lui fiorentino d.o.c. e di polivalente personalità espressiva: documentarista con oltre 200 cortometraggi all’attivo, regista di tre film, attore con una partecipazione ad Amici miei e una solerte attività teatrale, cantante che ha messo in scena Canta Firenze con il repertorio di Spadaro e lo stesso Italia, America e ritorno da cui sono stati estrapolati i 15 brani del disco omonimo.
Apre una intro di Serenata celeste, la canzone più celebre di Parigi (insieme a La porti un bacione a Firenze), proposta dal jazzista Stefano Bollani in piano solo anche nell’intermezzo centrale e nella reprise che chiude il disco, prima della bonus track I magnifici undici, inno mai utilizzato della Fiorentina, firmato anche da Mogol nel 1964. Proprio la qualità degli arrangiamenti, firmati per la gran parte da Bruno Scantamburlo, che riescono a far scorrere brani di chiara impostazione melodica e spesso anche un po’ retrò, in maniera godibilissima, jazzante e ricca di interventi strumentali piacevoli e di classe, è il plus di questo debutto in studio di Andreaggi, supportato da una corposa compagine in sala di registrazione. E da ospiti di grande pregio: cantanti con cui duetta (Irene Grandi, il tenore Fabio Armiliato, Donatella Alamprese e il trio vocale Le Signorine) e ottimi strumentisti (Saverio Lanza dei Pastis, Finaz e Marco Bachi della Bandabardò, l’orchestra La Nuova Pippolese e l’ex-Litfiba Antonio Aiazzi). Inoltre è interessante ascoltare diverse canzoni poco note di Parigi, che in carriera ne ha incise più di 5.000, per la più parte negli Stati Uniti, dove visse per lungo tempo, apprezzatissimo, tanto da diventare amico di Frank Sinatra e Dean Martin, di andare in tour con i jazzisti del gruppo di Louis Armstrong, da pranzare con il Presidente Ronald Reagan («preparò per me un formidabile piatto di spaghetti burro e parmigiano»). E infine ricordiamo le divertenti Non baciarmi mentre guido, Il baco Gigi e l’altro successo enorme Vivere, che scorrono alla grande, modernissime e brillanti, a ricordarci una stagione di spensieratezza collettiva che ormai si è spenta. E non tornerà.

Gabriele Stera e Jérémy Zaouati ©Alberto Marchetti

Gabriele Stera
Dorso mondo (Squilibri)
Voto: 8

L’ultima collana di libri con cd della prestigiosa etichetta Squilibri si chiama “Canzoniere”, perché – dice uno dei claim – “la poesia non si scrive ma si compone, trattandosi di un’arte che abita la voce e ne cavalca le onde” e perché vuole superare “la funesta separazione della musica dalla poesia e della persona di musico da quella di poeta”, come già voleva Giacomo Leopardi. Questo del poeta, traduttore e artista sonoro triestino, che da tempo vive a Parigi, è il quarto volume. Ricordiamo i precedenti per chi sia appassionato di questo genere: South Bronx del compianto Alberto Dubito con i Disturbati dalla CUiete; Desertos De Amor del grande poeta cileno Raúl Zurita con il gruppo di rock d’avanguardia Gonzalez y los Asistentes e Idioma da tinta della pittrice-poetessa galiziana Yolanda Castaño con il versatile chitarrista Isaac Garabatos.
Stera, che utilizza tutte le elettroniche dell’albo, si avvale della collaborazione negli accompagnamenti musicali delle sue liriche degli ambienti sonori e delle aperture immaginifiche della violinista e drammaturga Franziska Baur e del chitarrista Jérémy Zaouati (e in due brani del contrabbasso di Giancarlo Troncon). Mentre il libro vero e proprio consiste in un bel saggio dello scrittore e poeta Gabriele Frasca su “l’io lirico e la sua vocazione multimediale”, nei lunghi testi delle poesie proposte dal cd e nei disegni di Martina Stella, triestina solo omonima dell’attrice de L’ultimo bacio. I tre, che formano anche un trio di musica sperimentale, vanno oltre lo spoken word per proporre una combinazione intensa che si proietta oltre le dimensioni usuali della poesia e della canzone, esplorando più direzioni dentro un paesaggio asemico, quasi spazializzando i testi ben oltre il solo “corredo”. E se la scrittura di Stera rivela un rapporto particolare e complesso con la percezione della realtà, la musica che lo sostiene è un tappeto volante di elettroniche e di corde, un sostrato indispensabile, quanto a volte indifferente, di lanci elettrici e insinuanti, una suggestione continua e viva, quasi intrappolata dalle parole. Parole (qua e là anche in francese) che ci portano, noi che “siamo solo diventati un algoritmo meno chiaro” e che “non siamo forse sempre stati qui/ per far sì che ci sia un metro quadro di silenzio?”, ad affrontare “il mondo che ogni giorno ritroviamo/ intatto dopo un secolo di sonno”.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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