Quella dei Måneskin sembra una favola, che fa incazzare i rockettari del web

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C’era una volta, tanto tempo fa… Sembra proprio l’inizio di una favola lo storytelling dei Måneskin. Quattro “cenerentoli di borgata” appena ventenni che solo quattro anni fa suonavano per strada. Come ogni favola che si rispetti, anche i quattro hanno la loro fata madrina, quella per intenderci che a suon di “abracadabra” trasforma i “cantanti di strada” in star mondiali. E che ci vuole?

La fata ha il nome di Sony Music, ça va sans dire, perché senza l’appoggio della discografica, “signori miei”, anche il talento migliore resta incastrato nei “vorrei” mica nel “si farà domani”. Alla Sony si affianca il produttore-neo manager asso piglia tutto Fabrizio Ferraguzzo (sempre di casa alla Sony) che ci vede lungo già da XFactor (è l’ex direttore musicale dello show) e inizia a lavorare con i quattro. A XFactor i Måneskin non vincono, vince un certo Licitra ormai disperso nei meandri degli inganni dei talent. Ma questa è un’altra storia.

Il lavoro sodo, il carisma sagacemente affinato, il talento e la bellezza (lasciatemelo dire), che se ben usata aiuta (quasi) sempre, confezionano i presagi di quello che sarà. Con alle spalle già qualche disco di platino, che li ha precocemente trasformati da cenerentoli a princesse del ballo, i Måneskin spazzano via le ultime speranze degli avversari “in casa” a Sanremo, ma è soprattutto in trasferta che mettono a segno il colpaccio più riuscito, facendo sventolare in quel di Rotterdam un tricolore che fa da apripista a un’estate italiana da incorniciare e riportano in Italy perfino l’Eurovision. Hai capito sti quattro?

Nessun trofeo si trasforma in zucca per loro, per la band è solo l’inizio della favola. Una favola che fa incazzare di brutto i frustrati del web e i difensori accaniti del rock puro. Ma cos’è? Una sorgente del rock? Esiste il rock puro e il rock contaminato? Bho. “I Måneskin non sono i Led Zeppelin, non sono i Rolling Stones”, tuonano i detrattori. State calmi, nessuno lo pensa e nemmeno loro. Perché li odiate tanto? Forse perché sono riusciti dove voi avete fallito? Perché quando gli altri realizzano i loro sogni, oh a noi dà un po’ fastidio! Intanto i quattro se ne sbattono allegramente delle critiche del web e tra un feat con Iggy Pop (mica il Pulcino Pio) e un live-show all’estero dopo l’altro (dove pare siano ancora più apprezzati che da noi), tra fan in visibilio (in tutte le lingue) e dischi di platino presi a man bassa un po’ ovunque, si tolgono anche lo sfizio di un disco d’oro negli Usa (capito?) e salgono sul podio dei più ascoltati al mondo questa estate, appena un filo sotto la good 4 u di Olivia Rodrigo.

Così, con già in mano una Lupa capitolina e una sfilza di concerti sold out, e un Circo Massimo in programma la prossima estate, i “romanacci” trovano anche il tempo di rinchiudersi in studio con il produttore-manager per mettere a punto il secondo capitolo del disco. Sarà buono come il primo? I detrattori stanno già affilando i coltelli per colpirli al primo sbaglio. Ai quattro baldanzosi ex cenerentoli faccio però anch’io un piccolo appunto: non vi dimenticate di cantare in italiano. Per il resto… che la favola continui. Quelli del “rock puro” se ne faranno una ragione. Altrimenti c’è sempre il Maalox (per l’acidità di stomaco è una mano santa).

 

 

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