Venezia 78 Madres Paralelas di Almodóvar

Almodovar, la maternità, la morte, la vita, la guerra e la storia di Spagna

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La quasi quarantenne Penélope Cruz, fotografa di punta, contatta un archeologo di fosse comuni per recuperare il corpo di un parente ucciso dai falangisti, ci scappa una tresca, resta incinta, in ospedale partorisce in parallelo alla giovanissima Milena Smit. Due mamme single, una inquieta, l’altra infelice, ma la bambina della Smit muore in culla e quella della Cruz non convince il padre e la coppia scoppia. La Cruz, avvolta in una musica alla Bernard Hermann passa alle prove biologiche e scopre che c’è stato uno scambio in culla. Ma non lo dice… Ecco un Hitchcock che Hitchcok non avrebbe mai girato, si parte da un’indagine sui morti che produce vita, vita che a sua volta produce morte, che produce nuove relazioni: così Almodóvar parte placido ma poi come un giocoliere riesce a fare acrobazie con materiale da feuilleton e da melodramma. Al solito, direte. Non tanto: meno brillante sugli shock da somministrare (il tempo passa per tutti), sempre più accurato nel filare e riannodare la storia, che in maniera molto simmetrica torna là dove era iniziata, nella fossa comune a quei morti così difficili anche per la Spagna contemporanea. Mentre i governi sembrano fare la movida Almodóvar si sposta, a modo suo, sulla politica

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