Caro Tiziano, a quando un disco d’inediti? Abbiamo bisogno di consumare fazzoletti  

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“Caro Tiziano ti scrivo…”. Sono stata adolescente quando hanno “scoperto” Tiziano Ferro. Una bella  “fregatura” a pensarci bene, perché sono abituata “troppo bene”. A  cosa? Bè alla sua musica e alla sua penna, che mi ha visto crescere e ha curato le mie ferite meglio di una seduta sul lettino del miglior terapista sul mercato. Ho risparmiato cento euro a volta e in cambio ho messo in fila una sfilza di dischi da collezionare. Mica male. Quante sere nere ho visto marciare stesa sul divano, in una vita che non sentivo mia. E oggi?

Sì lo so. L’ultimo disco è uscito solo lo scorso anno. In pendant col documentario. Un film che mi ha fatto emozionare e sentire meno “sola”. Ma è durato un attimo. Non è come mettere su un nuovo album e farsi catapultare nelle storie. Ah le cover… è arrivato il momento della verità: mi han lasciato un po’ d’amaro in bocca. Sono ben fatte, è chiaro, non è questo il punto. Tiziano canta da Dio, in barba a chi ha problemi al condotto uditivo e non riesce ad ammetterlo (dopo vent’anni? Allora siete sordi: ci sono i presupposti per la pensione). Il motivo è un altro: aspettavo il “rassicurante” cantastorie delle nostre vite. Quando va tutto a puttane, come nell’ultimo anno e mezzo (c’è una pandemia in corso, ve ne sarete accorti), un posto sicuro in cui rifugiarsi ci serve come il caffè appena svegli la mattina (preferibilmente espresso napoletano, grazie). Sì parlo proprio di nuovi brani, da consumare prima e dopo i pasti. Forse un anno fa era prematuro mettere al mondo un neonato album. In fondo l’ultimo, Accetto miracoli, risale appena al 2019. Così ci siamo stretti al petto il documentario e le cover. Ma è bastato?

Concerti. Ahi, tasto dolente: slittati addirittura al 2023. Il Covid ci ha rotto “un po’ i coglioni”, si sa, così ci tocca aspettare più di altri. Ho fatto un calcolo che vi farà impressione (a me l’ha fatta sinceramente. Ho visto l’orologio biologico alzare sarcasticamente il dito medio).
All’ultimo tour non avevo neanche 30 anni. Al prossimo invece mi ritroverò catapultata più vicina ai quarantenni che ai trentenni. E così quanti di noi? Roba da mettersi le mani nei capelli. Da scappare a gambe levate con le mani sulle orecchie e sugli occhi perché non accettiamo mica tanto serenamente di non essere più “gggiovani”. Chi ha pensato che non avremo più l’età per passare le notti in tenda? Già mi vedo correre col fiatone per arrivare in transenna e poi massaggiarmi le cosce col Voltaren. Un’immagine sexy che potrebbe dare del filo da torcere persino a Belen.
Sei anni dall’ultimo concerto di Tiziano Ferro. Se ci penso mi passa la voglia di fare la spiritosa.

Vedi caro Tiziano Ferro “che non sei altro”, quando dal palco ci sfidi con la memoria sulle canzoni degli inizi, dimentichi sempre che noi siamo cresciuti con te. C’eravamo e ci saremo. Sciatica permettendo, s’intende. Ma tu torna a fare il nostro cantastorie. Torna presto con un disco tuo. Mentre i tuoi colleghi fanno a gara con gli spoiler sui nuovi lavori, dal “fronte Ferro” tutto tace al momento. Quindi… facci sapere che stai scrivendo. Che ci stai pensando almeno. Abbiamo un bisogno disperato di consumare fazzoletti.

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