Venezia 78. The Lost Daughter

La figlia oscura di Elena Ferrante nella prima regia di Maggie Gyllenhaal

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Storia di Leda (Olivia Colman), professoressa di letteratura, ai bordi della mezza età, finalmente in vacanza su una spiaggia deserta in un’isola greca, in cerca di silenzio,  molto brava con le lingue, coi giochi di parole, con le gaffe e minata da strani malesseri che hanno forse più radici nelle malinconie che nel corpo. All’arrivo di una tribù di maleducati chiassosi e forse in qualche modo legati al crimine, perde l’equilibrio e rilegge nelle ansie della moglie di un boss alle prese coi capricci della figlia una parte della sua vita: matrimonio, due figlie, successo accademico, un’avventura intellettuale e sessuale con un poeta che la porta ad abbandonare la famiglia senza sentire rimorso. In apparenza. La vacanza, per piccoli sintomi, sogni, visioni, sensazioni, mancamenti e minacce (una bambina si perde e si ritrova, ma è la sua bambola che sparisce, o forse viene rapita inseguendo i rimorsi del passato) rischia di trasformarsi in un inferno di rimandi. L’amore materno è ovvio? Maggie Gyllehaal di Secretary, figlia del regista Stephen  e  sorella del divo Jake , si cimenta per la prima volta alla regia con La figlia oscura di Elena Ferrante.

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