Venezia 78. Dune

Denis Villeneuve affronta il gigante di Frank Herbert. Prima parte, eccellente, non visionario

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In un futuro lontanissimo, mitico, post medievale con contaminazioni estetiche novecentesche e futuribili, gli Atreides sono un po’ gli ateniesi della situazione, raffinati colti ed eleganti, gli Harkonnen gli spartani: durissimi e rozzi. L’Imperatore della Galassia toglie agli Harkonnen lo sfruttamento minerario del pianeta Arrakis, e lo passa agli Atreides. Su Arrakis, pianeta di deserti abitato da indigeni, i Fremen,  che si nascondono sotto le sabbie e convivono coi vermi giganti, si produce la Spezia. La Spezia è una droga che esalta le facoltà psichiche utili per spostarsi nello spazio. È la merce più ambita, e sarà causa di una guerra totale con cui l’imperatore gioca sporco aiutato dalla setta delle veggenti Beni Gesserit, un po’ suore un po’ streghe che controllano i fili della politica e della psiche. Però su Dune, i Fremen aspettano un messia, e il giovane Paul erede degli Atreides è un predestinato: fa sogni profetici, ha la forza di un uomo e la volontà psichica di una strega Beni Gesserit, come sua madre. E ragiona da pacificatore più che da conquistatore. Tutto questo per spiegare il film a chi non ha letto la saga di Frank Herbert o non ha mai visto la versione televisiva (non memorabile) o Dune di David Lynch (a giudizio di chi scrive un capolavoro psichedelico). Quanti film sono necessari per coprire tutto il mondo di Dune ? Questo attesissimo  di Denis Villeneuve (che ha già all’attivo fantafilm del calibro di Arrival e  Blade Runner 2049) ha nel titolo parte prima, e in effetti si arresta all’arrivo di Timothée Chalamet, ovvero Paul Atreides, che viene accettato dai Fremen che vivono nascosti nei deserti di Arrakis. Esalta? Delude? A parte la dilatazione narrativa (a suo tempo dissero che Lynch aveva confezionato un supertrailer, non un film) e i naturali aggiornamenti degli effetti speciali, il film di Villeneuve riempie gli occhi di panorami e architetture, forse è più aderente  al ciclo di romanzi di Herbert ma non ha la potenza visionaria del film di Lynch, che era a modo sua una variante galattica  di Twin Peaks. Questo di Villeneuve piacerà di più agli estimatori di Guerre Stellari (che era uno dei tanti progetti nati dal superprogetto di Dune di Jodorowsky che non si fece mai ma mise i semi estetici per Alien, Star Wars e Blade Runner…)

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