Venezia 78. El Gran Movimiento

Un film allucinogeno, probabilmente curativo, su La Paz, Bolivia, 3600 metri d'altitudine

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Julio César Ticona è il minatore Elder, che arriva dallo Huanani per una marcia di protesta a La Paz, capitale della Bolivia, a 3600 metri d’altitudine. Elder e i suoi compagni trovano ad accoglierli i poliziotti che lanciano i lacrimogeni. Un film sociale e politico? No. Elder sfiancato dalla lunga marcia si ammala dopo aver trovato lavoro nel mercato locale. Quello che potrebbe essere un documentario sulle condizioni di vita in una città abbastanza folle a livello del cielo (dove ci si sposta in teleferica tra schegge di roccia), diventa un viaggio all’interno del buio della malattia di Elder che viene guarito da uno sciamano senzatetto che gli soffia in corpo parole di un vocabolario tribale e mitico. Intorno le immagini passano dal documentarismo al realismo magico e alla fine decisamente al lisergico con un intermezzo in cui le trecciute venditrici del mercato in abiti locali ballano come in discoteca. Passato presente e accelerazioni con inserti di  gusto minimale,  ironico e simbolico si intrecciano. Sembrava un documentario è diventato un’esperienza allucigena con un curandero che si affanna su Elder , attore feticcio (sia pure non professionista) del regista Kiro Russo.

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