Venezia 78. La Caja

Un ragazzo messicano, andato a recuperare i resti del padre, incontra il padre. Davvero?

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In Messico, quando in una fossa comune ti identificano un parente, ti invitano a recuperare i suoi resti in una cassetta (caja) di metallo. Il ragazzino Hatzin (Hatzin Navarrete), mandato dalla nonna malata, appena dopo aver avuto la cassetta che contiene suo padre e una carta d’identità, mentre  torna a casa vede dal pullman … il padre. L’uomo (Hérnàn Mendoza) nega, ha un altro nome: il ragazzo insiste, l’uomo lo respinge, il ragazzo insiste, l’uomo diventa anche violento, il ragazzo insiste, l’uomo ammette, coi fatti e a poco a poco con le parole, che forse nella cassa c’è un altro con la sua carta d’identità. L’uomo recluta lavoratori a salari da fame, li tassa, li sequestra, li mette in fabbriche inventate sui due piedi nei deserti gelati e se rompono le scatole li fa anche sparire. È un mostro gentile, un mercante di carne umana che si è rifatto una famiglia che ama teneramente. Per aiutare il padre il ragazzo arriverà anche al crimine. Ma poi riprenderà la strada di casa. Ogni film messicano in pratica avverte che il quel paese è più facile sparire che sopravvivere. Lorenzo Vigas è venezuelano ma turba, l’aveva già fatto con Ti guardo- Desdè Alla, Leone d’oro 2015 con la storia del dentista che adescava i ragazzi

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