Venezia 78. La scuola cattolica

Il delitto del Circeo dal libro di Edoardo Albinati

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1975, una notte di settembre. Un metronotte trova nel baule di una Fiat 127 bianca due ragazze stuprate per giorni, torturate, sedate, avvolte nel cellofan. Una è morta. Gli stupratori sono tre studenti di buona famiglia. Il delitto del Circeo sconvolse l’Italia dell’epoca e segnò lo spartiacque anche penale del reato di stupro. Il film La scuola cattolica di Stefano Mordini parte dal libro omonimo di Edoardo Albinati. Si sono già aperte letture polemiche: il film omette precedenti penali dei colpevoli, droga e ideologia fascista. Si è detto che anche Pasolini dichiarò che quel delitto non poteva avere  una semplice connotazione di classe: non stupravano solo i borghesi.  Ma al libro di Albinati, oltre mille pagine,  più che la cronaca e la collocazione sociologica, sembra interessare il laboratorio di costruzione del maschio italiano (“Nascere maschi è una malattia incurabile”) e il suo rapporto con la predazione la perdita del senso del limite e lo stupro. Riesce il film a seguire il libro? Il Male nel film  aleggia in un istituto religioso dove i figli della buona borghesia esercitano una sorta di educazione al comando con prevaricazioni, punizioni, anche torture sui compagni  che “fanno la spia” delle  bravate e attraverso un trattamento usa e getta delle ragazze. E in una lezione attorno al quadro di una flagellazione di Cristo, si discute quanto il Bene e il Male si colleghino alla somministrazione del dolore. Ma il passaggio successivo è flagellare un compagno. Da questo si potrebbe dedurre che i seminari producano potenziali assassini? No. I ritratti degli studenti in qualche modo riflettono le famiglie di provenienza: religiose, indifferenti, violente, e nei caratteri emergono  il pauroso, l’ossessivo, lo psicopatico, il sadico, il masochista, il gelido, l’assassino. Può bastare? Il sociologismo è stato evitato, eppure il risultato suona carente e non convince.

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