Venezia 78. Old Henry

Un contadino solo nella valle, un ferito in fuga con tanti soldi, sceriffi che arrivano, la leggenda che incombe

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Tre uomini inseguono e giustiziano sommariamente un fuggitivo. Un altro uomo arriva ferito in una valle, dove c’è una fattoria in posizione discreta, adatta a difendersi. Il vecchio Henry del titolo, Tim Blake Nelson (era il cowboy canterino che volava in cielo con le ali dopo un duello in La ballata di Buster Scruggs) è un contadino segaligno che vive solo col figlio adolescente che ha voglia di andare per il mondo e sparare. Sulla collina la tomba della moglie morta di tubercolosi. La terra è dura e ci sono i maiali da allevare. Sono almeno cinque luoghi comuni del western. Il ferito è pieno di soldi ed è ovvio si porterà dietro gli inseguitori feroci. Arrivano. Iniziano le trattative tra il contadino e gli inseguitori che si presentano come uomini di legge. Cosa che il ferito nega e su cui il contadino medita e il figlio scalpita. Intanto in un serrato confronto tra il contadino e il ferito emerge che hanno condiviso un passato mitico essendosi sfiorati un tempo nel luogo mitico in cui lo sceriffo Pat Garrett uccise  l’ex amico, il bandito Billy the Kid. Ma è passato davvero tanto tempo: siamo ai primi del 900. Scontro finale, di cui non si può dire l’esito assolutamente sorprendente. In questo che è stato definito un  microwestern  Potsy Ponciroli dimostra di saperla lunga su come si impugnavano sul serio le pistole, come si distingueva un contadino da un pistolero e come le leggende entravano e uscivano dalla storia americana come i fiumi carsici. Qualche assonanza con la malinconia e la ferocia di Gli spietati di Eastwood. Non solo per i maiali.

 

 

Patsy Ponciroli

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