Venezia 78. Les Choses Humaines

Un’accusa e un processo per stupro. Dal bestseller francese di Katrine Tuil

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Alexandre  torna dagli Usa (sta per entrare a Stanford) perché suo padre Jean , indaffaratissimo e famoso giornalista settantenne, sta per essere insignito della Legion d’Onore. Non riesce a vederlo,  va a trovare la madre Claire che ora vive con un professore e viene invitato a uscire con la figlia del professore, Mila. Intanto il padre seduce una giovane stagista. Il giorno dopo arriva la polizia all’appartamento del professore, ma cercano Alexandre, accusato di stupro da Mila. Assistiamo a tutta la procedura  che la legge francese segue per tutelare sia la stuprata che lo stupratore, le domande, le domande sempre più approfondite, gli esami, i colloqui con gli avvocati, il protocollo degli incontri fino alla discussione della causa. Alexandre dice che Mila si è prestata conseziente a una fellatio, Mila sostiene che Alexandre l’ha costretta sotto minaccia a un rapporto con penetrazione. Le versioni di lui e di lei nel tempo cambiano, si somigliano, si trasformano alla luce delle abitudini e persino del credo religioso e alla fine è davvero difficile capire nonostante lo strepito dei media, dei social, lo stato d’animo dei genitori e l’influenza del MeToo, dove finisce il consenso e dove inizia la violenza, anche perché ciascuno lascia dietro di sè tracce che possono essere lette sia in difesa che in accusa. Forse il senso del dibattito, come dirà l’avvocato di Alexandre è una distinzione tra la legge e la morale. Diretto da Yvan Attal (lo stesso di Quasi nemici- L’importante è avere ragione), padre di Ben Attal e marito di Charlotte Gainsbourg. Il film è tratto dal romanzo omonimo di Karine Tuil

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