Riprendiamo la nostra carrellata su alcuni dei più recenti esiti del jazz italiano. Inutile aggiungere che la sua salute è eccellente, l’altissima qualità della musica è di caratura internazionale, tanto che spesso i nostri musicisti lavorano all’estero, dove suonano e insegnano. E anche i più giovani propongono, si può dire da subito, album il cui standard espressivo è a livello dei più interessanti talenti mondiali.

Alberto Giraldi, leader della Jayl Band

Jayl Band
When The Light Comes (Alfa Music)
Voto: 8

Il quintetto è nato immediatamente prima della pandemia, il tempo di un concerto e poi tutti a casa. Chiusi, ma con un repertorio pronto e con la voglia di suonarlo che scaldava mani e orecchie. Così, ciascuno registrando in solitudine, la Jayl Band ha realizzato questo album di debutto, assemblato in studio dal leader e compositore unico Alberto Giraldi. Il tastierista romano ha un curriculum lungo una vita, dalle pubblicità alle composizioni di musica contemporanea, dalle sonorizzazioni per la tv alle docenze nei conservatori, fino alle varie formazioni jazz da lui dirette. Ma non c’è dubbio che, esteticamente parlando, potremmo definirlo l’alter ego italiano di Jeff Lorber, che lo ispira e cui è dedicato il brano Jeff e tutto questo cd.
Siamo di fronte a una fusion della più bell’acqua, nitida, zampillante, fresca, nonostante il riferimento siano i dischi anni 80 delle label “classiche” GRP, Heads Up o CTI, a cominciare proprio da quelli del tastierista di Filadelfia del periodo con il poi multiplatinato sassofonista Kenny G. La Jayl Band è efficace nel riportarci a quel momento d’oro, grazie anche alla bravura dei partner Andrea Verlingieri (alto sax), Andrea Gentili (chitarra elettrica), Flavio Calogero (basso elettrico) e Cristiano Micalizzi (batteria), e a composizioni gioiose, brillanti, che sanno passare dal pop-jazz elegante e smooth di Jayl Love e della suadente title-track alla prorompente vitalità dell’iniziale Purple Energy e di Even If It Rains, dalla levigata quanto propulsiva fusion di Morning Fever e di July Evening fino al galoppante jazz-rock di Branching e della conclusiva Scarborough.

Hirpus Trio

Hirpus Trio
Tic Tac: The Three Of Time (Da Vinci Jazz)
Voto: 7/8

Si sono ritrovati nella originaria Irpinia per le vacanze, che immediatamente si sono trasformate in una manciata di concerti e in questo cd. Il batterista Antonio Fusco vive a Pechino, dove insegna all’Accademia di Musica Contemporanea e suona in varie formazioni (tra cui una in Giappone), dopo esser stato sideman di Tim Berne, Paolo Fresu, Francesco Bearzatti, Giovanni Falzone, Li Gao Yang, e aver inciso l’interessante Suite For Motian nel 2014. Il sassofonista Luca Roseto ha lavorato con vari ensemble e Ray Gelato, oltre a essere titolare del bel cd Irpinia del 2017. Il tastierista francese Eric Capone vive a Grenoble, dove ha insegnato al conservatorio e propone numerose iniziative, tra cui lo D’Zic Trio con Carmine Ioanna e il percussionista africano Wendlavim Zabzonré, dopo aver suonato pop e rock.
Il disco si apre con le uniche due cover: l’incisiva Respect et Robustesse del batterista Mickael Paquier e l’iconica Elefante bianco degli Area, in versione decisamente più jazzata, ma riuscita nonostante Capone al canto faccia, come tutti gli altri, rimpiangere il grande Demetrio Stratos. Le successive nove composizioni originali, condivise dai membri del gruppo, volano su un tappeto volante di jazz moderno e concreto, dalle diverse sfaccettature e intenzioni, ben dosate tra i diversi momenti. Si passa dalla fusion europea di I Need A Rock a brani più morbidi come l’intrigante tango rivisitato Le Bal, dall’elaborata, zigzagante Tic Tac al tocco di umorismo di Blues For President (con una citazione dell’Inno di Mameli), dal lirismo evanescente di Together alla conclusione quasi free Impro Vert et Bleu, il tutto punteggiato da assolo di qualità, tra cui quello di batteria I Need A Drum e quello di sax Primi passi.

Carmine Ioanna ©Marco Signoretti

Carmine Ioanna
Ioanna Music Company (Abeat)
Voto: 9

I fisarmonicisti jazz italiani sono i migliori al mondo. Più dei francesi, in genere stereotipati nel farsi ingabbiare dalle linee della musette, e più dei bandoneonisti argentini, tutti o quasi tangueros del post-Piazzolla. Nessuno, a parte Richard Galliano (che poi è mezzo italiano), raggiunge i vertici di un Antonello Salis o di un Gianni Coscia, di un Luciano Biondini o di un Renzo Ruggieri. Oppure di Carmine Ioanna, che, oltre ad aver suonato in oltre 40 Paesi, ha inciso un album con il rapper coreano Loptimist e uno con lo D’Zic Trio, con il francese Eric Capone e Wendlavim Zabzonré del Burkina Faso.
Ioanna ha scelto il Teatro Adele Solimene di Avellino, la sua città, per registrare il quarto cd da titolare e un “progetto di condivisione umana e artistica” per ripartire subito dopo i picchi nefasti della pandemia. Sono in otto sul proscenio. Al partner francese Capone, con cui la sintonia è sorprendente in più di un’occasione, e agli affiatati ritmi Giovanni Montesano, bassista propulsivo quanto discreto, e Gianpiero Franco, batterista che meriterebbe più attenzione, si sommano gli ospiti Daniele Castellano, chitarrista già con il Nostro nel cd Soli in viaggio, e i sassofonisti Gerardo Pizza, Sophie Martel e soprattutto Francesco Bearzatti, che ha cofirmato il precedente cd di Ioanna Favolando e ha partecipato al debutto Solo.
Il risultato è decisamente di pregio. Le dieci composizioni di Ioanna e la conclusiva Abló di Capone scorrono piene di una vitalità “totale”, che è non solo mediterranea, non solo melodica, non solo effervescente, ma che possiede una forza quasi interiore di comunicazione, quella che spinge a pensare, fin dal primo ascolto, che ognuno dei prossimi, e saranno molti, varrà la pena di farlo. Per ricevere nuovi stimoli, immaginare nuove intenzioni, assorbire nuova energia. Scegliere i brani più riusciti è veramente questione di gusti, anche se l’iniziale Sospeso è certamente un piccolo capolavoro.

Jacopo Ferrazza, Antongiulio Foti, Ettore Fioravanti

Antongiulio Foti
Hold Fast (Alfa Music)
Voto: 8/9

A Raymond Chandler, il grande scrittore di hard boiled, la letteratura gialla che portò al noir, i suoi editori chiedevano una sola cosa: l’azione. Perché il pubblico vuole solo l’azione. Lui rispondeva: «Pensano di essere interessati solo all’azione, ma in realtà, anche se non lo sanno, a loro importa molto poco dell’azione. La cosa a cui tengono veramente, e a cui tengo io, è la creazione di emozioni, attraverso il dialogo e la descrizione.» Questo fece di Chandler un maestro della narrativa. L’impressione, ascoltando questo debutto del poco più che ventenne pianista eretino, è che Foti abbia avuto in mente le parole del grande scrittore che inventò l’investigatore Philip Marlowe. Non per nulla l’americano Phil Markowitz, suo docente alla Manhattan School of Music (a New York, dove il Nostro vive), scrive nelle note che questo “Hold Fast contiene una grande narrazione, mistero, gioia e pathos, con composizioni fantasiose colorate e performance eccezionali da parte di tutti. Foti ha una grande immaginazione, tocco e sound pianistici. È un debutto straordinario, che smentisce gli anni del talentuoso leader”.
Siamo d’accordo e ci piace aggiungere che la coppia ritmica Jacopo Ferrazza/Ettore Fioravanti funziona egregiamente, trampolino multicolore e accorto per Foti (e anche per l’ospite Rosario Giuliani, all’alto in due brani molto calibrati e virtuosistici, a cominciare dalla dialogata – tra piano e sax – Elastic Bands). L’altra raffinata ospite, la cantante Daniela Spalletta, offre vocalizzi preziosi in Hermes e diventa protagonista nella Suite Mediterranea, che unisce Seikilos, con l’antica melodia dell’“Epitaffio di Sicilo” proposta in diversi idiomi e resa come un sospiro infinito, sospinto dall’archetto sulle corde del contrabbasso verso un sogno quasi free, e il brano di Mango Mediterraneo, cantato invece in maniera discutibile. Ancora di ottima caratura la swingante Tesseract, la pensosa La découverte de Lascaux e la chiusa in quintetto Mokongo Ma’ Chevere, sfavillante omaggio alla Madre Africa.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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