Jean-Paul Belmondo, omaggio in tre film

Dal 17 settembre 2021 alla Cineteca Meet Milano, viale V. Veneto, 2, tre grandi interpretazioni del grande attore francese recentemente scomparso

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Léon Morin prete

In programma La mia droga si chiama Julie, Lo spione e Léon Morin prete

Nel 1960 Jean-Paul Belmondo è scelto da Jean-Pierre Melville come protagonista di Léon Morin prete, una storia che si svolge durante occupazione tedesca. Barny (Emanuelle Riva), giovane vedova di un ebreo comunista e madre di una bambina, che lavora in una scuola per corrispondenza, è rimasta in contatto con i partigiani nascosti sulle colline circostanti. La donna è critica nei confronti dei fedeli e dei preti della sua parrocchia. Così decide di farsi confessare dal sacerdote più popolano e bello. Inizia così tra i due un intenso rapporto dialettico. Poco a poco lei ha un cedimento ideologico, non più convinta delle sue idee materialiste e vorrebbe offrirsi, al sacerdote che la respinge. Sopraggiunta la liberazione e la fine dell’occupazione nazista, i due hanno un ultimo incontro pieno di sentimento che non si trasformerà mai in una storia d’amore.

Lo spione

Due anni dopo l’attore francese è nuovamente diretto da Melville nel noir Lo spione, tratto da un romanzo della Série Noire di Pierre Lesou. La vicenda inizia con l’uscita dal carcere di Maurice Faugel (Serge Reggiani), un gangster, che si reca nella casa del ricettatore Gilbert Varnove (René Lefèvre) e lo uccide per vendicarsi della morte di sua moglie Arlette. L’uomo ruba anche alcuni gioielli provenienti da un colpo in una gioielleria, organizzato da Nuttecchio (Michel Piccoli), ricco proprietario di un locale, il Cotton Club, molto ben frequentato. Silien (Jean – Paul Belmondo), amico di Faugel, sospettato di essere un doulos – un informatore della polizia, metterà in moto un finale sanguinoso e feroce. La trama del film, ambientato in una Parigi affascinante, è talmente intricata e complessa, che Belmondo vedendolo per la prima volta esclamerà sorpreso: “Merda, ma allora lo spione sono proprio io”.

La mia droga si chiama Julie

Reduce dal grande successo di Baci rubati, François Truffaut nel 1968 si appresta a portare sullo schermo con il titolo La mia droga si chiama Julie, un romanzo di William Iris, Vertigine senza fine, cui pensa da oltre dieci anni. Da solo lavora all’ adattamento del libro decidendo di trasportare la vicenda dalla New Orleans del 1830 alla Corsica d’oggi. Il soggetto vede come protagonista Louis Mahé (Jean- Paul Belmondo), proprietario di piantagioni di tabacco nell’ isola di Réunion. Qui l’uomo, solo e desideroso di affetto, aspetta l’arrivo di Julie Roussel (Catherine Deneuve) con cui si è fidanzato per corrispondenza. Appena la donna sbarca sulla terra ferma, Louis è colpito dalla sua bellezza. La ragazza però con grande onestà gli confida di avergli spedito le foto di sua sorella molto meno avvenente di lei per mettere a prova la sua sincerità.  I due si sposano, ma la felicità dura poco. La sua amata all’ improvviso fugge dall’ isola rubandogli tutto i soldi che lui ha in banca.  Tornato in Francia a Nizza, l’uomo ritrova casualmente Julie Roussel (sta lavorando in un night club) e in preda alla rabbia vorrebbe ucciderla, ma Marion Bergamo, il suo vero nome, cresciuta in un orfanotrofio, gli confessa il suo tragico passato, il suo rapporto malato con il gangster Richard, che l’ha costretta a uccidere la vera Julie per prenderne il posto. Nell’ultima sequenza la coppia sempre unita da un intenso e maledetto legame sentimentale vissuto tra mille avversità, si allontanerà nella neve…

Distribuito nel 1969, il film, benchè non apprezzato dalla critica, rimane una delle più romantiche storie d’amore apparse sugli schermi negli anni Sessanta.

La mia droga si chiama Julie
Sabato 18 settembre ore 16.00
Mercoledì 22 settembre ore 18.30
Sabato 25 settembre ore 18.30

Lo spione
Sabato 18 settembre ore 18.30
Domenica 19 settembre ore 21.00

Léon Morin prete
Venerdì 17 settembre ore18.15

Biglietto d’ingresso 7.50 euro

 

 

 

 

 

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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