Limoni: «Con due singoli all’attivo è inopportuno parlare di “carriera”»

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limoni cantautore

La ricerca della persona giusta, quella perfetta, si trasforma nel copione di un film che con la vita reale ha poco a che vedere. Limoni, cantautore ferrarese, ne parla nel suo ultimo singolo dal titolo Voglio una tipa coi capelli blu, manifesto di uno stereotipo che oscilla nella nostra mente tra la mancanza di essere se stessi e il pretender troppo dalla vita.

Il singolo arriva dopo i precedenti Brucia la stanzaStare Bene e C’est fini, che potrete ascoltare a Ferrara da Laudano e Misture il 7 ottobre dove terrà un concerto unplugged pianoforte e voce.

Limoni, l’intervista

Limoni è il tuo nome d’arte. Come mai questa scelta?

Perché i limoni piacciono a tutti! A parte gli scherzi, ho scelto questo nome perché i limoni sono un frutto aspro, acido, che però se messo sul giusto piatto fa la differenza, un po’ come i momenti più amari della vita, che ci fanno male ma senza i quali probabilmente questa non varrebbe nemmeno la pena di essere vissuta.

Tra le attività, hai studiato pianoforte. Perché hai scelto questo strumento?

In realtà è stato un caso, da piccolo volevo suonare la batteria. Ricordo che vidi questa tastiera a casa di un mio amico quando avevo undici anni e ne rimasi rapito: passai tutto il pomeriggio a capire come potesse funzionare. Sentivo da sempre una forte passione per la musica, ma da quel momento tutto si è in un certo senso sbloccato.

Inoltre, hai frequentato il Conservatorio: sei uno di quegli artisti che crede ancora nell’importanza dello studio della musica, quindi? Cosa pensi a riguardo? Non è scontato, facendo riferimento al nuovo panorama musicale, un percorso di studi al Conservatorio.

Sì, in questo mi ritengo un tipo “all’antica”. Penso che per un artista il saper capire la musica, comprenderla anche nei suoi aspetti più tecnici sia un valore aggiunto inestimabile, perché la conoscenza apre le porte ad un’infinità di possibilità creative
differenti. Il diploma di conservatorio richiede un impegno costante e una passione sconfinata, ma rifarei quel percorso altre mille volte: ha rappresentato l’aspetto più importante della mia formazione artistica.

Coltivi da sempre la tua passione per la musica (scrivi musica e tiene concerti sin dall’età di 13 anni). Come è nato tutto? Qual è il tuo primo ricordo legato alla musica?

La musica ha sempre fatto parte di me, anche quando ne ero inconsapevole. A tre anni i miei genitori mi regalarono una batteria che tuttavia mi requisivano in continuazione perché facevo impazzire il vicinato. Ricordo anche pomeriggi del periodo della scuola elementare passati a scrivere canzoni senza avere la minima cognizione di come si facesse con quello che poi sarebbe diventato il mio batterista per anni. I testi erano davvero orribili, alcune erano scritte in un inglese inventato, in altre storpiavamo i titoli delle canzoni dei Queen. Fa sorridere, ma sono ricordi che porterò sempre con me, ricordi di quando per davvero non avevo la benché minima idea di cosa fosse la musica ma questa cosa che sentivo dentro si manifestava senza filtri, nella sua forma più limpida.

Nell’ultimo anno sono stati rilasciati i singoli: Brucia la stanza, Stare Bene e C’est fini e Voglio una tipa coi capelli blu. Ci parli della loro produzione? Cosa li accomuna e cosa invece li distingue?

Li accomuna un filo conduttore sia dal punto di vista contenutistico sia di ricerca stilistica. Sono tutte canzoni che raccontano una storia passata, un rapporto molto travagliato con una ragazza. Ogni brano ha la sua anima, ma cerco sempre di evolvermi insieme a Node, il produttore della maggior parte dei brani, nel tentativo di non ripetermi, e di ricercare sempre qualcosa di diverso rispetto a quello che ho già pubblicato.

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In Voglio una tipa coi capelli blu canti dello stereotipo della ragazza alternativa e che, alla fine, non esiste.  La domanda è: non esiste perché chiedi troppo dalla vita o perché le persone non hanno il coraggio di essere e fare davvero quello che vogliono?

Bellissima domanda. Penso la prima: a volte ci ritroviamo a vivere un film nella vita reale e non capiamo che è solo una costruzione della nostra mente. Con questo non voglio assolutamente dire che sia sbagliato sognare, anzi, senza i nostri sogni saremmo solo delle macchine, ma penso che a volte ci si debba rendere conto del fatto che cerchiamo qualcosa di perfetto e immutabile quando è la natura di noi stessi e delle cose a renderlo impossibile. È un po’ come cercare di agguantare la felicità, come se si potesse trovare e impossessarsene. La felicità è un momento che di tanto in tanto si raggiunge, ma che viene immediatamente sostituito dalla ricerca di una felicità successiva e differente. Vale lo stesso per la tipa coi capelli blu, uno stereotipo della ragazza ideale che non esiste, se non nella nostra mente: non c’è la “tipa” perfetta, e per fortuna non ci sono storie perfette, che finirebbero
solo per rivelarsi estremamente noiose. Esistono storie bellissime che si muovono, a volte si scontrano, a volte si allontanano e quelle storie siamo noi.

Cosa significa, per te, essere alternativi nella vita e, soprattutto, nella musica?

Significa fare quello che ti va di fare senza sentirsi giudicati, senza dover rendere conto a nessuno.

Oltre all’amore, tema trattato da sempre e in tutti i modi possibili, quali sono le illusione e disillusione della tua generazione?

Nel mondo della musica l’illusione più grande è quella di pensare di poter fare successo senza il lavoro quotidiano, senza l’impegno continuo anche quando i risultati non arrivano. Ci si aspetta di costruire una carriera con due singoli all’attivo e ci lamentiamo, me incluso. Anch’io ci sono passato, poi ti rendi conto che è meglio abbassare la testa e continuare a lavorare. La disillusione più grande è rendersi conto che oggi avere la possibilità di lavorare e vivere solo grazie a qualcosa che si ama fare è davvero complicato.

Cosa ti sei promesso ti portare a termine in questo 2021, ovviamente a livello artistico? Potrebbe arrivare un album?

Insieme a Visory Indie e al management di Kovóo Agency ci siamo proposti come obiettivo primario quello di fare tanta musica, perché un progetto nuovo ha bisogno di questo. Stiamo pubblicando un singolo al mese e non ho intenzione di fermarmi. A fine anno tireremo qualche somma e vedremo se il 2022 potrà essere l’anno buono per un album, magari si.

Parliamo di live. A quando un tour di Limoni? Cosa possiamo immaginare?

Parlare di tour è prematuro e per la situazione pandemica e per il fatto che questo progetto è partito da pochi mesi. Vi aspetto però a Ferrara da Laudano e Misture, il 7 ottobre dove terrò un concerto unplugged pianoforte e voce.

Per concludere. Cosa ti auguri?
Di non annoiarmi mai.

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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