Quindi si può? I politici sì e i concerti no: Ermal, Fedez e altri si incazzano  

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Quindi si può? I politici sì e gli altri no? La fiera dei comizi in giro per l’Italia, in vista delle prossime amministrative del 3 e 4 ottobre, ha messo in scena una serie di  assembramenti con centinaia di persone, senza controlli su green pass, distanziamenti e temperature, ma con strette di mano distribuite a destra e a manca e ben poche mascherine in vista. Il tutto, ça va sans dire, in barba alle vigenti norme di sicurezza anti Covid. Nel mentre si discute ancora se i concerti possano ripartire a capienza piena con il lasciapassare verde, registrando già i primi (ulteriori) rinvii (vedi Cosmo e Mannoia). Oltre il danno la beffa. La rabbia del settore è palpabile. Un settore in ginocchio, completamente dimenticato dalle istituzioni, che tergiversa ancora sulle nuove misure da applicare per cinema, teatri e concerti (entro il 30 settembre la decisione per ottobre).

Quello che è consentito ai politici è negato alla gente normale. A quelli che di musica ci campano (o almeno ci campavano). Così uno dopo l’altro sbottano Ermal Meta, Fedez, Ruggeri, MahmoodLevante, Amoroso (etc) che chiedono a Franceschini (Ministro della cultura) di darsi una svegliata, seppur (già) tardiva. “Perché le piazze per i politici sono piene e per noi no?” Questa è una presa per il culo, aggiungo io.

Conte (l’ex premier), tra i primi processati per le discutibili immagini del suo “tour” nelle piazze del sud Italia si dice vicino ai cantanti. “Fedez, mi rivolgo a te e agli artisti che come te in queste ore stanno lamentando le attuali restrizioni per la cultura e lo spettacolo mentre invece gli incontri della politica avvengono in piazze gremite di gente – dice il leader dei M5s – Non va bene, dobbiamo ripartire tutti insieme: la cultura, lo spettacolo, gli eventi sportivi, son settori che hanno tanto sofferto. Non va bene, la capienza va portata dall’80 al 100%”.

Siamo d’accordo: allora fatelo. Perché gli artisti che ci fanno tanto divertire oggi sono ragionevolmente un po’ incazzati.

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