Carmen Consoli: “Il progresso deve corrispondere a un’evoluzione umana”

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Quando la vita, i ricordi e le paure di ogni giorno vengono messe in musica, si può parlare di poesia. È ciò che è riuscita a fare, ancora una volta, Carmen Consoli con il suo ultimo lavoro Volevo fare la rockstar, in uscita domani venerdì 24 settembre. Durante l’incontro con la stampa dedicato alla presentazione dell’ album, Carmen è particolarmente ispirata a raccontare e raccontarsi, e lo fa atttaverso alcuni dei brani più importanti del disco.

La titletrack del disco non racconta solo la storia di Carmen ma di due Italie che si univano, il Veneto della mamma e la Sicilia del padre. “Un matrimonio riuscitissimo “ precisa Carmen. Un ‘Italia nuova in cui succedevano tante cose, anche brutte, un momento di cambiamento e speranza, sentimento che la piccola Carmen ha coltivato sin da piccolissima.

“Per me fare la rock star doveva semplicemente stare sul palco e fare dei palloncini enormi con le big bubble. Immaginavo che in America fosse tutto enorme, grandissimo. Questo sogno era incentivato dai miei genitori e da una dolce routine familiare. Nel frattempo c’erano le faide…Vedevo spesso uomini stesi per terra coperti da un telo bianco e mi colpivano le scarpe. Scarpe fatte su misura, i siciliani ci tenevano molto alle scarpe. Mio padre mi diceva che era stato un colpo di sonno, cosa poteva dire a una bambina…E mi diceva “Pensa alla musica, dopo pranzo ci mettiamo in cucina e tu canti”. Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia di sognatori.  Il sogno anche a occhi aperti non era un crimine. Come diceva Camilleri, “Mi cunnucu”. Mi dò il tempo di sognare, un sogno che diventava poi progetto. Se sai già cosa vuoi fare ed essere, lotta per questo.  E agisci affinchè accada. Ho capito che il sogno è progetto, una serie di atti che lo rendono tale. Ai miei tempi si ragionava col cuore, così come il coraggio era cuore. In questo modo si accetta cosa siamo e lotto per essere ciò per cui sono nata.  Non bisogna avere paura di aprire il cuore. Sfidare la paura della vertigine è necessario. Noi siamo anime in  carriera.  ” – continua Carmen. “Trattiamo le persone come fossero dispositivi elettronici.  E trattiamo anche noi stessi così. C’è un revisionismo continuo della storia e della memoria anche in tempi strettissimi e non si sa più a cosa credere. Intanto io devo raggiungere ciò che gli altri si aspettano io raggiunga.  Non importa io cosa voglio e dove sono. Abbiamo dimenticato, per essere così prestanti, noi stessi. Forse in questo voler marciare calpestando, in una logica del più forte, questo trascurarci di continuo, porta magari a spendere soldi in chemioterapici. “

“Dove non arriva il testo chiarisce la parte strumentale” aggiunge Carmen sul brano L’aquilone, uno dei brani più intensi dell’ album che Carmen commenta durante l’incontro.

Mago Magone spicca per sagacia e ironia : “Ha un sacco pieno di prodigi, una specie di messia.  Fa leva sulla paura della gente, è uno che vuole comandare, una specie di buttafuoco. Ciò che conta é il raggiungimento del successo. Così questo mago, politico, manager diventa una rock star e tutti lo imitano e lo seguono.  Sa arrivare dritto al cuore. ” 

L’ironia con cui Carmen parla del brano è la stessa che ritroviamo ascoltandolo. Uno specchio fedele della politica politicante e del potere che riesce a soggiogare senza che possiamo accorgercene. Sullo stesso filone è anche L’uomo nero, in cui viene descritta perfettamente l’ideologia fascista, tornata tristemente in auge “grazie ” a una certa politica di estrema destra. Carmen non fa nomi, ma basta davvero poco per capire i chiari riferimenti (chissà se i diretti interessati coglieranno).

Carmen si lascia andare e racconta della “sua” Catania e dell’ incontro con Tony Carbone – produttore del disco-  che le disse che “dovevo svecchiarmi ed essere più pop”.

Imparare dagli alberi a camminare è quasi una preghiera laica: “L’ho scritto ad inizio della pandemia. Era qualcosa di insondabile, non si capiva cosa fosse. Mio figlio non dormiva bene la notte e si vedeva con i suoi amichetti su zoom. Ci aspettavamo qualcosa di apocalittico. Da una parte è stato bello stare con la mia famiglia, rivivere la natura che cominciava a parlare e cantare. Non volevo parlare però del Covid. Volevo prendere un episodio passato che poteva sconvolgere la popolazione.”- racconta Carmen.

E a proposito del figlio Carlo, Carmen gli dedica Le cose di sempre: 

“L’ultimo brano che ho scritto e ho pensato all’ inizio del Libro della giungla. Fare il genitore è molto difficile.  Insegnare il valore delle parole, di una promessa, la coerenza, l’esistenza degli uomini.  Spiegare la sofferenza, aiutare chi è in difficoltà.  Anche qui affido tutto ai sogni e per sognare ci vuole cuore. L’universo obbedisce al cuore e all’ amore.”

Armonie numeriche, dedicato al suo papà, commuove e lo fa con una naturalezza e una non banalità davvero rare da trovare quando si toccano argomenti così delicati : “A volte non capiamo che le cose di sempre sono lì a portata di mano. Mio padre mi ha insegnato che la coerenza non è il tempo di un tweet. Il giorno del mio compleanno ho sentito il profumo del dopobarba nel dormiveglia. Ho voluto credere che sia venuto a farmi gli auguri.  “

Il disco è un (bellissimo) ritorno al passato ma allo stesso tempo una proiezione ricca di speranza per il futuro. C’è  l’amore on ogni sua forma che salva, sempre e comunque, vero fil rouge di tutto il disco. C’è il ricordo di chi non c’è più, ma anche la nuova vita rappresentata dal figlioletto Carlo.

“Faccio sempre un recupero della memoria “- spiega Carmen.  “Ho rispetto del mio passato e lo riscrivo.  Se non vivo, non scrivo. Non ho fretta di fare un album. Il passato è la promessa. Desiderare può essere una cosa tangibile. Credo molto nell’ impegno, nel lavoro, nel sacrificio. Ma l’uomo è felice solo se è a proprio agio. Stiamo trascurando il nostro essere uomini.  Il progresso deve corrispondere a un’evoluzione umana. Non si pensa alla felicità, che è un valore extra sociale sui quali i governi dovrebbero investire.”

C’è nostalgia nei testi e nelle melodie e mai come questa volta Carmen si è divertita a sperimentare tra elettronica e richiami alla musica anni ’50, ma senza essere triste o eccessivamente malinconica. Volevo essere una rockstar è anche intriso dell’ essere madre, che le ha dato una visione totalmente nuova della vita:

“Spesso si dice vorrei tornare indietro, ma non tornerei più indietro della nascita di mio figlio, perché senza di lui la mia vita non avrebbe senso. “

La voce di Carmen accarezza ma sa anche colpire con rara sagacia.  Il suo vissuto si interseca in un solo filo con l’attualità, con la critica sociale mai pedante. A parlare è semplicemente un’artista ma anche una donna e una cittadina che esprime la propria opinione con intelligenza e senza timore.

“Chi riesce ad essere più populista vince. Che sa usare le parole giuste e ha un tempismo incredibile. Sono ancora una democratica arrabbiata. La democrazia è una gran minchiata. Ci vuole un pensiero unico. Datemi tempo e mi laureo in sovranismo.”- ironizza Carmen.

Anche sui live che si spera potranno ripartire a capienza piena da questo autunno Carmen non ha dubbi:  “L’arte e la musica per alcune persone non vengono considerate risorsa economica.  Noi artisti siamo definiti da alcuni parassiti.  Io credo sia possibile fare spettacoli in sicurezza. Ai concerti si sta più distanziati rispetto all’ aereo per esempio. È importante imparare dalla cultura, anche per dare priorità ad altre cose nella vita. Abbiamo visto troppe cose brutte, ne abbiamo bisogno. La ripresa economica è importante, ma si campa anche di pane e divina commedia, perché la cultura è cibo per l’anima.

E se qualcuno dovesse dirle, com’ è già capitato, che “deve pensare solo a cantare”, dovrà fare i conti con questo disco.

Tracklist:

1. Sta succedendo

2. L’aquilone

3. Una domenica al mare

4. Mago magone

5. Le cose di sempre

6. Qualcosa di me che non ti aspetti

7. Armonie numeriche

8. Imparare dagli alberi a camminare

9. L’uomo nero

10. Volevo fare la rockstar

 

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