Siamo al D-day dei concerti in Italia. Al giorno dell’“adesso o mai più”. Lo dicono forte e chiaro gli organizzatori e i promoter in una conferenza stampa davanti al prato dello stadio di San Siro, così spesso calpestato da migliaia di spettatori entusiasti per le esibizioni dei nostri big e delle stelle mondiali. Sono schierati come un muro del suono, a due a due, su una lunga fila di scrivanie. «Vogliamo l’abolizione del distanziamento e quella del contingentamento della capienza, che deve essere riportata al 100% dei posti», dice subito Ferdinando Salzano di Friends & Partners. «Nel rispetto delle regole e mantenendo, per i locali al chiuso, l’obbligo della mascherina e il controllo di temperatura e green pass
Il gruppo è eterogeneo, alcuni non sono notoriamente amici tra loro, altri si sono soffiati i musicisti vicendevolmente, ma si presentano uniti dietro il manifesto Salviamo la musica live, iniziativa promossa da Assomusica e 27 società e con il sostegno di un’infinità di artisti, dagli Afterhours a Zucchero (in ordine alfabetico), passando per Vasco Rossi e Al Bano, per Claudio Baglioni e Achille Lauro, per Patty Pravo e Cosmo, per i Maneskin e Gigi D’Alessio, perfino di star mondiali come Depeche Mode, Aerosmith, Robbie Williams. E da Alessandra Amoruso a Red Canzian, presenti sugli spalti in mezzo ai giornalisti. Il riferimento chiaro è agli altri Paesi europei che hanno già aperto completamente al live e anche a quelli che comunque hanno fissato la data a breve in cui avverrà.
«Chiediamo normative certe, entro breve tempo. Non siamo la cenerentola delle arti, creiamo cultura e formazione per chi lavora con noi e sono centinaia di migliaia», dice orgoglioso Roberto De Luca di Live Nation Italia. «Il nostro settore crea ricchezza e indotto, perché il pubblico dei concerti è deambulante, viaggia, spende, molto più di altri. Noi gestiamo enormi masse di gente, senza che sia mai successo qualcosa. Già adesso riusciamo a controllare il nome delle persone sul biglietto, di certo possiamo controllare il green pass e la temperatura.» Di fatto, controllare chi ha completato il ciclo vaccinale e chi è immunizzato post-covid anche per i concerti all’aperto è il loro Piano B, «non vorremmo arrivarci, è quello della disperazione, anche se potrebbe addirittura dimostrare l’efficacia dei vaccini e l’arrivo dell’immunità di gregge».
«Live Nation ha perso il 99% di fatturato», continua De Luca, «eppure non abbiamo licenziato nessuno, nemmeno i collaboratori come avremmo potuto, e non abbiamo ridotto gli stipendi. Abbiamo avuto il contributo del Fondo Nazionale per lo Spettacolo e alcuni ristori certo, ma di sicuro non sono stati sufficienti. Ora non possiamo più farcela. Ci aspettiamo date certe per poter continuare a fare il nostro lavoro. Ci aspettiamo che le istituzioni ci ascoltino, altrimenti varie aziende dovranno chiudere e loro dovranno ascoltare le voci di chi lavora con noi.» E intende lavorava.
L’impressione è che si voglia forzare la mano al Comitato Tecnico-Scientifco che dovrebbe riunirsi nei primi giorni della prossima settimana per decidere una nuova normativa per gli eventi dal vivo. Lo dice chiaramente Maurizio Salvadori di Trident Music. «Continuiamo a leggere sui giornali di un’apertura al 70/80 %, ma va chiarito che un’ipotesi del genere è per noi impraticabile. In primis perché la maggior parte dei concerti cancellati o comunque messi in vendita sono già sold out e non sapremmo chi far restare a casa. Il secondo motivo è temporale, abbiamo bisogno di molto tempo per organizzare un tour (da 8 a 10/12 mesi), quindi parleremmo di eventi della prossima primavera quando non si sa che situazione ci sarà. Il terzo motivo è economico: noi abbiamo utili tra il 3 e il 5% del fatturato, non di più, e rinunciare al 20% sarebbe un suicidio. Non abbiamo introiti dai diritti tv, viviamo di sola biglietteria. Inoltre faccio fatica a capire i benefici di questa norma nei parterre dei nostri concerti, dove il distanziamento non può essere rispettato, e anche nelle tribune dove avverrebbe a casaccio.
Siamo preoccupati perché ci sarà chi dirà che ci è stato offerto l’80% e noi non siamo stati disponibili, ma abbiamo bisogno di un atto di coraggio, di una presa di responsabilità che finora non c’è stata.»

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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