La scuola cattolica

Esce con il divieto ai minori di 18 anni il film di Mordini dal romanzo di Albinati

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La scuola cattolica
di Stefano Mordini
con Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Benedetta Porcaroli, Giulio Pranno

 

Riproponiamo la recensione fatta dopo aver visto il film a Venezia 78. La novità è che
va nelle sale vietato ai minori di 18 anni con questa motivazione:

Il film presenta una narrazione filmica che ha come suo punto centrale la sostanziale equiparazione della vittima e del carnefice. In particolare i protagonisti della vicenda pur partendo da situazioni sociali diverse, finiscono per apparire tutti incapaci di comprendere la situazione in cui si trovano coinvolti. Questa lettura che appare dalle immagini, assai violente negli ultimi venti minuti, viene preceduta nella prima parte del film, da una scena in cui un professore, soffermandosi su un dipinto in cui Cristo viene flagellato, fornisce assieme ai ragazzi, tra i quali gli omicidi del Circeo, un’interpretazione in cui gli stessi, Gesù Cristo e i flagellanti vengono sostanzialmente messi sullo stesso piano. Per tutte le ragioni sopracitate la Commissione a maggioranza ritiene che il film non sia adatto ai minori di anni diciotto.

Anche nella recensione parliamo della scena incriminata. Che però ci sembrava di significato rovesciato. È curioso che anche la censura si aggiunga alle interpretazioni polemiche o politiche che si sentivano dopo la proiezione veneziana.

1975, una notte di settembre. Un metronotte trova nel baule di una Fiat 127 bianca due ragazze stuprate per giorni, torturate, sedate, avvolte nel cellofan. Una è morta. Gli stupratori sono tre studenti di buona famiglia. Il delitto del Circeo sconvolse l’Italia dell’epoca e segnò lo spartiacque anche penale del reato di stupro. Il film La scuola cattolica di Stefano Mordini parte dal libro omonimo di Edoardo Albinati. Si sono già aperte letture polemiche: il film omette precedenti penali dei colpevoli, droga e ideologia fascista. Si è detto che anche Pasolini dichiarò che quel delitto non poteva avere  una semplice connotazione di classe: non stupravano solo i borghesi.  Ma al libro di Albinati, oltre mille pagine,  più che la cronaca e la collocazione sociologica, sembra interessare il laboratorio di costruzione del maschio italiano (“Nascere maschi è una malattia incurabile”) e il suo rapporto con la predazione, la perdita del senso del limite e lo stupro. Riesce il film a seguire il libro? Il Male nel film  aleggia in un istituto religioso dove i figli della buona borghesia esercitano una sorta di educazione al comando con prevaricazioni, punizioni, anche torture sui compagni  che “fanno la spia” delle  bravate e attraverso un trattamento usa e getta delle ragazze. E in una lezione attorno al quadro di una flagellazione di Cristo, si discute quanto il Bene e il Male si colleghino alla somministrazione del dolore. Ma il passaggio successivo è flagellare un compagno. Da questo si potrebbe dedurre che i seminari producano potenziali assassini? No. I ritratti degli studenti in qualche modo riflettono le famiglie di provenienza: religiose, indifferenti, violente, e nei caratteri emergono  il pauroso, l’ossessivo, lo psicopatico, il sadico, il masochista, il gelido, l’assassino. Può bastare? Il sociologismo è stato evitato, eppure il risultato suona carente e non convince.

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