Zampaglione: «Il successo ti fotte. La musica è emozione, non calcolo»

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A cinque anni dall’ultimo disco d’inediti, i Tiromancino tornano con Ho cambiato tante case. Un album dalla genesi lunga, nato agli albori del 2018, e messo in stop forzato dalla pandemia. Rimaneggiato più volte, respira riflessioni malinconiche e altrettanta e più speranza. A cominciare dalla title track di quel trasloco emotivo (ma anche fisico), speso alla ricerca della casa ideale che in fondo resta la musica, con un primo piano tutto per il cinema, dove Zampaglione continuare a collezionare successi (vedi il recente Morrison). Il cantautore sforna così dodici nuovi brani (4 erano già editi), tra dediche sentite e varie collaborazioni, in cui si fa largo il colpaccio di avere con sé Alan Clark dei Dire Straits. E poi un paio di tracce cofirmate col padre (Testaccio blues è Questa terra bellissima) e il fratello Francesco (Questa terra bellissima). E ancora il duetto con la cantantessa Carmen Consoli, in quel L’odore del mare che spinge a non mollare mai. E tanta tanta nuova scena romana.

Intervista

Aprirei una parentesi sul video di Domenica, molto figo, che ha coinvolto famiglia e amici, inclusi Carlo Verdone e Claudia Gerini, che sono tornati  su un set insieme dopo più di dieci anni.

Sì il video è un quadretto tra amici e parenti molto semplice, che vuol dare anche un po’ di speranza a questo senso di ricominciare. Nei mesi scorsi, un pranzo con gli amici quanto ci è mancato? Me lo sognavo la notte! Quindi l’idea è far rivivere quella semplicità di tutti i giorni, che assume un senso più potente, proprio perché c’abbiamo dovuto rinunciare. Come una celebrazione di un certo tipo di condivisione e convivialità, che poi è il sale della vita.

“Partitelle senza regole sotto casa/È già domenica”. Giochi ancora a calcio?

Molto meno. Quelle partitelle erano impostate così… Passavamo i pomeriggi a giocare davanti a un garage sotto casa. Lì c’era un signore, che abitava lì sopra, che poveraccio il pomeriggio dormiva (se la ride di gusto), e si prendeva queste pallonate micidiali sulla serranda. Regolarmente si assistiva a questo rituale: se qualcuno, per sbaglio, lanciava la palla sul suo terrazzo, si sentiva aprire la finestra che dava lì sopra, e si vedeva uscire lui con la canotta e una bella panza (ride), che prendeva il nostro pallone (che era uno di quelli leggeri) per poi bucarlo davanti ai nostri occhi (fa il gesto con le mani). Questo accadeva un giorno sì e l’altro pure, ma noi imperterriti tornavamo sempre davanti a quella serranda.

Nel disco c’è un duetto con Carmen Consoli in L’odore del mare. “Questa è la tua vita, e anche se fa male, non rinunciare”. Tu hai mai pensato di mollare tutto?

Ci sono quei momenti in cui lo pensi. Ma sono momenti così, della durata molto limitata, perché alla fine ti rendi conto che quello che fai è quello che hai scelto di fare nella tua vita. Se molli, poi che succede?  Potrei mettermi a fare il regista, e dedicarmi solo a quello, però…
L’ho pensato, sono sincero, infatti per diversi anni non ho fatto uscire dischi, concentrandomi solo sul cinema. Ma la musica è quel tipo di passione che prima o poi ti ritira dentro. Io suono sempre a casa, sto sempre con la chitarra in mano. Mi vengono continuamente degli spunti, li registro con il telefono, li riascolto, dormo sempre con le cuffie.. Ascolto pure musica durante la notte…

Cosa ascolti?

Ah di tutto. Ieri ho ascoltato delle playlist country. Evito però quei dischi troppo rumorosi, perché per staccare dalla realtà serve una musica che mi porti nell’altra dimensione. Quindi mi metto le cuffiette e parto con queste playlist, da Battiato a De André ma anche dischi più contemporanei. O Leonard Cohen, che mi piace tantissimo, il disco di Billie Eilish o uno di Eric Clapton, Dire Straits… Insomma ogni sera, prima di andare a dormire, mi scelgo il disco. Una parte me la vivo mentre sono ancora sveglio, poi mi addormento e lascio che questa cosa continui ad andare, quindi quando mi sveglio la mattina mi accorgo che le canzoni sono rimaste in testa. E a volte sono venute così anche delle idee, che poi vado subito a registrare.

Cambiando tante case, hai individuato la tua casa ideale? La musica con terrazzo per il cinema?

Direi la musica con un primo piano per il cinema. Ho fatto un altro film, che da scappatella ha fatto un gran giro. Mi diverte dire che la musica è mia moglie e il cinema la mia amante. Ma con quest’amante è da tempo che ci frequentiamo, quindi è diventata una sorta di seconda moglie. Le due cose in realtà coincidono. Quando lavoro a un film non ho mai questo distacco totale dalla musica, perché nei film ci sono le canzoni, la colonna sonora. Non c’è quindi quel senso di separazione, così anche quando lavoro sui dischi, perché poi capita di girare i videoclip. Le due cose, alla fine, convivono bene.

Per citare Er musicista, che tra l’altro fa parte della colonna sonora del tuo film, il musicista è visto come un gran cazzone anche dalle istituzioni? Visti i precedenti…

Si sa, il musicista è visto come un cazzone da tanti. Il governo… (sospira) finalmente ha deciso le capienze piene, almeno qualcosa si sta muovendo. Speriamo si possa davvero tornare a fare il nostro lavoro, anche per chi organizza i concerti, perché se inizi a togliere già in partenza una fetta di pubblico, il margine di rimetterci soldi diventa sempre più ampio.

Nel disco c’è una traccia che mi ha commosso molto, dedicata a tuo papà. Che rapporto avete?

Lui mi ha sempre incoraggiato, ma quando qualcosa l’ha convinto di meno me l’ha detto. È una persona con cui ho un rapporto di grande fiducia e collaborazione. Abbiamo scritto pezzi insieme, sceneggiature, per cui non è il padre che sta “fuori” e dice la sua. No, lui entra in campo e gioca la partita. È una persona anche di grande apertura mentale, ha fatto per tanti anni il professore e poi il preside, cresciuto con l’idea di avere uno scambio con le generazioni più giovani e trovare sempre un modo per farsi capire. Ho avuto la fortuna che già all’inizio, quando ero ancora un “pischello” che doveva decidere della sua vita, lui pensasse che non fossi un cazzone, ma uno che voleva fare il musicista.

E tu che papà sei?

Per alcuni aspetti mi ispiro a lui, prendo esempio. Non uso mai il “no” categorico. Faccio in modo che arrivi lei a una conclusione che io magari suggerisco, lasciando però sempre a Linda (la figlia ndr) la scelta finale. A meno che non si tratti di cose in cui serve una posizione ben netta. Cerco quindi di non essere molto rigido. Vedo, ad esempio, che ha questa passione per la musica e per la recitazione, che ha preso dalla mamma (Claudia Gerini ndr), ma non insisto mai  nell’indirizzarla, perché non vorrei mai facesse cose solo per far contento me.

Il 2021 è stato un anno importante per te. Cosa ti ha procurato maggior ansia: uscita film, disco, o organizzare il matrimonio?

Porca miseria, tosta questa (se la ride). Il film è uscito in un momento tremendo (maggio ndr), proprio in quel momento stavano riaprendo le sale. L’abbiamo presa come una novella Armata Brancaleone… Insomma, cercavamo di capire dove andare a parare. Del matrimonio, invece, se n’è occupata la sorella di Giglia (la moglie ndr) e una wedding planner che era come un angelo. Quindi, alla fine, il sentimento più ansioso e malinconico l’ho avuto con l’uscita dell’album. Un disco a cui ho lavorato per tanto tempo. Ho cominciato a starci su nella seconda parte del 2018, subito dopo l’uscita di Fino a qui (disco precedente). Ho lavorato un po’ a Roma, poi sono partito, sono andato a Milano, so tornato, è partita la pandemia, uh non ti dico (sorride). Poi finito il film ho pensato: lo devo arricchire di tutta questa esperienza ultima che ho vissuto e dalla quale sono nate paradossalmente le canzoni più serene, più positive. Il disco esce dopo tre anni, e io ho perso un pezzo di me. In fondo era un posto in cui mi rifugiavo, che mi strappava anche a giornate piuttosto angoscianti, soprattutto nei periodi peggiori del Covid. Adesso, il fatto che non sia più solo mio, mi mette un senso di…

Malinconia?

Sì… io comunque sono un ottimista. Anche nelle situazioni più difficili tendo a cercare uno sbocco positivo, non mi piace crogiolarmi nel pessimismo, che poi diventa solo tristezza. La malinconia è il lato allegro della tristezza, se ci pensi. Come spesso accade coi ricordi, è il tempo passato che li rende malinconici, ma in realtà il pensiero è positivo. Nell’intero disco guardo con speranza e fiducia al futuro, anche quando si parla dell’ambiente (Questa terra bellissima ndr), del rischio che le nuove generazioni si trovino ad abitare un pianeta terra pieno di pericoli e cose che non funzionano più.

Quest’anno l’Italia ha vinto tutto, anche il Nobel per la fisica. Zampaglione come vive il successo? Ti incanta o spaventa?

Il successo non rientra nei miei pensieri. Se una canzone piace mi arriva la soddisfazione, certo, ma il successo fine a se stesso è un ingombro, perché ti porta ad avere troppe aspettative, a dover fare sempre di più, a chiedere sempre di più. E quindi ti fotte. Perché smetti di pensare a ciò che stai facendo e cosa può dare a qualcuno quello che fai. Se sono concentrato sulla passione e sull’arte e le cose che amo, non penso al riscontro. Poi esce, e se la gente l’apprezza arriva qualcosa. Ma deve essere un pensiero secondario. Deve interessare più che altro che con le tue canzoni la gente stia meglio, si commuova, pensi a  qualcuno che ama. Concentrarsi sul successo e basta significa snaturare il senso del nostro lavoro. A me basta emozionare.

Ho cambiato tante case, uscito l’8 ottobre. Un signor disco. Bentornati Tiromancino, ci eravate mancati.

Tracklist e accenni disco
1. Ho cambiato tante case, Galeffi coautore di musica e testo: Con tutti i miei ricordi ho fatto pace/Ho inventato troppe scuse/ E la vita mi ha insegnato: non guardare mai il passato/Non trovo le mie scarpe nemmeno le risposte/Domani dove sarò?
2. Domenica: alla produzione anche un “altro Tiromancino”, Antonio Marcucci.
3. Avvicinandoti: alla produzione Leo Pari che scrive anche testo e musica
4. Eccoci papà: Mi sono diplomato, ma lo sapevi che poi non avrei studiato/avevo sempre troppa fretta di suonare
5. L’odore del mare, duetto con Carmen Consoli: Quante volte ti sei persa e non ti sei mai arresa/Questa è la tua vita e anche se fa male non rinunciare/ continua a respirare l’odore del mare
6. Questa terra bellissima: Con la partecipazione di Alan Clark (storico tastierista) dei Dire Straits e il coro della figlia Linda
7. Tu e io
8.  Er Musicista: Cantata con Franco 126, che co-firma anche Tu e io; parte della colonna sonora del film Morrison
9. Lei
10. Testaccio blues: scritta col padre, dedicata a Roberto Ciotti
11. Finché ti va: uscita a settembre 2020
12. Cerotti: scritta con Gazzelle e parte della colonna sonora di Morrison (nei cinema dal 20 maggio 2021)

E il prossimo anno parte anche il tour.

1 COMMENTO

  1. Una delle interviste migliori che abbia letto sull’uscita del disco. Grande Federico, ottima risposta al successo: grazie per non essere cambiato!

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