Il materiale emotivo

L'irruzione di un amore in una libreria a Parigi. Da un'idea di Ettore Scola

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Il materiale emotivo
di Sergio Castellitto
con Bérénice Bejo, Sergio Castellitto, Matilda De Angelis, Clementino, Nassim Lyes

In una Parigi dietro un sipario teatrale, forse una Parigi da fantasia su Parigi, il libraio Vincenzo (Castellitto) conduce una vita silenziosa e ripetitiva: i suoi libri rari, i clienti, anche un po’ ladri, il ragazzo del bar, un prete e soprattutto la presenza al piano di sopra della figlia Albertine (De Angelis), in sedia a rotelle e silenziosa. Albertine come nella Recherche di Proust, perché tutto il film (la pièce teatrale?) è fitta di citazioni letterarie. Poi entra nella storia Yolande (Bejo) attrice, squinternata, bella, illetterata, capricciosa, che rappresenta l’irruzione dell’anarchia dell’amore nell’ordine di una vita smorta. L’emotività. Sarà questo il materiale emotivo? E materiale emotivo è un ossimoro come dice Castellitto, cioè la figura retorica che mette insieme due cose contraddittorie (come dire una bella bruttezza)? Il soggetto del film era stato pensato da Ettore Scola al servizio di Gérard Depardieu con il titolo Un drago a forma di nuvola e con quel titolo è diventato una graphic novel firmata da Ivo Milazzo. La sceneggiatura del film è di Castellitto, Ettore e Silvia Scola, Furio Scarpelli e Margaret Mazzantini.   A occhio e croce, comprese le tante citazioni, c’è la sensazione che si volesse fare riferimento a tutto il cinema francese che stava alle spalle delle atmosfere di Il favoloso mondo di Amèlie. È un esercizio di stile: c’è il materiale ma è poco emotivo. Sipario

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