I Cassandra: «Il rock non è più una roba da sfigati grazie a Kate Moss»

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cassandra kate moss
Foto di Paolo Properzi

I Cassandra, la nuova band che è entrata a far parte del roster di Mescal, si è presentata alla stampa con uno show case ospitato da La Santeria di Milano.

“Perché questo nome? La scelta è stata casuale – risponde Matteo, voce del gruppo – dopo aver visto un murales con la scritta ‘Cassandra, mi manchi’ ed è diventato prima un pezzo e poi il nome della band. Mi sono immaginato chi fosse questa Cassandra e se meritasse che qualcuno le avesse dedicato un murales oppure se fosse una stronza”.

Dopo due anni di emergenza sanitaria, che ha costretto il mondo dell’arte a reprimere la creatività nelle mura domestiche o tramite uno schermo, il trio fiorentino decide di partecipare alle audizioni di XFactor 2021.

“La scelta di presentarsi a XFactor è stata molto casuale, non era in progetto – racconta Matteo-ma una volta dentro, è stato un’esperienza molto figa sia per i contenuti televisivi che musicali, molto alti. Abbiamo condiviso il palco con degli artisti che avevano qualcosa da dire e sapevano cantare, suonare bene. Quel palco ti permette di raggiungere un sacco di gente con un livello tecnico alto e, inoltre, di fronte a gente che di musica se ne intende”.

Un confronto con gli altri partecipanti che ha ridato ossigeno ai Cassandra, come sottolinea Francesco, batterista della band.

“È stato interessante avere un confronto con artisti bravi dopo un momento in cui la musica non è esistita, avere uno scambio di idee. Tutto questo mi è mancato tantissimo”.

I Cassandra hanno scelto di presentarsi con il brano Kate Moss., che traduce la personalità artistica della band, infatti Matteo afferma che la loro è un’attitudine rock che si veste di pop.

“Per la mia generazione, Kate Moss non è la modella, ma la persona che rese il rock glamor, grazie alla sua relazione con Pete Doherty, il cantante dei Libertines. Per tanti anni il rock era stato una roba da sfigati, che non piaceva, non andava. Poi, all’improvviso, The Libertines stessi, The Strokes, I Franz Ferdinand, The Kings of Lion diventarono fighi. Quindi Kate Moss ha rappresentato la trasgressione che ha reso figa una cultura musicale diversa, che era ritenuta sfigata”.

A dare le origini alla band è Firenze, la città che ha un’importante e storica scena rock, in cui sono nati gruppi come i Litfiba, ma i tempi erano ben diversi, come spiega il frontman.

“Da fiorentini, siamo molto legati alla storia e alla cultura popolare e questo ce lo portiamo dietro quando scriviamo perchè parliamo della realtà di tutti i giorni che è, appunto Firenze. Per quanto riguarda la storia (tutti parliamo e stimiamo i Litfiba e altre band fiorentine) per me è un punto dolente: è stata una roba molto ingombrante, è stata ‘un padre’. Ma come tale, ad un certo punto, bisogna sfanculare il padre e fare la propria strada. Per tanto tempo, non è stato possibile e ancora oggi quando parli di scena musicale e artistica la gente si rifá ancora agli anni 80…ma era un altro mondo, c’era ancora il muro di Berlino! Purtroppo, questo ha fatto sì che ci fosse un confronto continuo con una realtà che è stata grandissima, ma che non è più trasportabile ai giorni nostri…Andiamo avanti”.

cassandra kate moss showcase
Foto di Irma Ciccarelli

La band è nata ufficialmente nel 2019 dall’incontro con il produttore Marco Carnesecchi, presentato come “un secondo babbo”; i membri, però, per molto tempo, hanno fatto parte dei Kelevra con cui hanno in comune un album e varie collaborazioni importanti come quella con Davide Toffolo dei Tre Allegri ragazzi Morti.

“Quando ho ascoltato dal vivo questi ragazzi – racconta Marco Carnesecchi- ho pensato che fossero fortissimi, spaccavano, ma che dovessero migliorare i testi, non erano quelli giusti…sentivo che c’era la voglia di imitare i Nirvana degli anni 90, di voler far sentire la propria voce, ma mancavano i pezzi…il primo che abbiamo scritto è stato Kate Moss, poi, a tavolino, sono arrivati gli altri…gli altri due componenti del gruppo precedente hanno scelto di prendere un percorso diverso”.

Un incontro che, in qualche modo, ha dato quella libertà che iniziava a mancare.

“Un musicista capisce bene questo discorso: è un lavoro fatto di alti e bassi e la nostra concezione di gruppo, come quello dell’arrangiamento dei testi, ci stava un po’ stretto. Così, ad un certo punto, abbiamo voluto sfanculare tutto e tutti e fare quello che piace a noi, ovvero risaltare i pezzi. Era la nostra esigenza e cercavamo delle figure che potessero aiutarci nella scrittura e produzione dei brani, valorizzando chitarra e voce….Prima mi preoccupavo se ‘quella parola  va, è quella giusta’, mentre ora scrivo qualsiasi cosa, libero di suonare e lasciare il ‘lavoro sporco’ a Marco…. L’autocensura è la morte per un artista e il fatto di avere un produttore è stato importante”.

Durante lo show case, la band ha suonato dal vivo i brani, che faranno parte dell’album, scritti durante la pandemia (ad eccezione di Kate Moss, composta tre anni fa): Kamasutra, Ti auguro tutto il peggio che c’è, Novembre, Kate Moss, Il 2020 non esiste, Polaroid.

“Con Checco (Fracensco , ndr) si cercava di non scrivere qualcosa che riguardasse quel periodo, ma di pensare ad altro, fare altra roba perché se si andava più affondo sprofondavamo ancora di più”.

Questi ultimi due anni hanno sottolineato delle problematicità già persistenti nell’ambiente lavorativo, come la mancanza di contratti regolari e compensi nettamente sottopagati.

“Abbiamo un’Associazione culturale che organizza eventi, concerti e questi anni sono stati duri il doppio, e si intravede una luce alla fine del tunnel, anche se ci si avvicina molto lentamente e si potrebbe velocizzare… Questi due anni hanno portato alla luce dei problemi che già c’erano, e vanno risolti, nel mondo dello spettacolo, come il fatto che il musicista non sia riconosciuto dallo Stato in quanto tale, e si è visto con il discorso dei sussidi che hanno fatto fatica ad arrivare…Non è colpa di un singolo, ma di un sistema che dev’essere cambiato e aiutato perché l’artista possa farlo per lavoro, campando con concerti, dischi…non è un discorso utopistico, in Francia e in altre parti del mondo lo fanno…quindi cerchiamo di trovare il lato positivo e prendiamo questi due anni come un’occasione per cambiare le cose”.

I Cassandra: Matteo Ravazzi (voce), Francesco Ravazzi (chitarre) e Giovanni Sarti (batteria)

I Cassandra, la video-intervista

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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