Ariaferma

Un carcere in disarmo, tensione, confronto: come cucinare la ragionevolezza

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Ariaferma
di Leonardo Di Costanzo
con Toni Servillo, Silvio Orlando, Fabrizio Ferracane, Salvatore Striano, Roberto De Francesco

In un carcere in disarmo, mentre sbaraccano, interrompono le attività e la mensa e iniziano i trasferimenti, per un problema organizzativo la direttrice deve allontanarsi e restano in attesa di istruzioni poche guardie carcerarie e pochi detenuti, spostati temporaneamente nelle celle di un cortile circolare: un panopticon (una struttura in cui dal centro si vede tutto), ma anche un set teatrale perfetto. Nel tempo fermo e senz’aria di questo agglomerato in cui è difficile dire che sia prigioniero di chi, si contrappongono due uomini: il più anziano dei guardiani (Servillo) e il più rispettato dei carcerati, un pupazzo della mafia (Orlando). È appena tornato un giovane recluso che potrebbe passare velocemente da scippatore ad assassino, perché la vittima del suo reato potrebbe morire. È disperato e potrebbe fare cose disperate. Gli animi sono esacerbati, cova la rivolta, ci sono carcerati che vogliono la morte di un infame e guardie convinte che l’unica strada sia la repressione preventiva. Diciamo che i due capi si fronteggiano su una questione minima e altissima: il cibo, i carcerati minacciano la ribellione perché il cibo arriva precotto dall’esterno, e la richiesta è riaprire la cucina: qualcuno dovrà maneggiare pentole fornelli e coltelli. Il capo delle guardie e il capo dei detenuti si confronteranno laggiù. C’è poco da dire: è uno dei film più belli degli ultimi tempi, per come è pensato e per come è cucinato: semplice, ricco, molti sapori, niente trucchi, tanta tensione. Una sola domanda: perché a Venezia 78 non era in concorso? Sceneggiatura di Di Costanzo con Bruno Oliviero e Valia Santella.

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