La PFM ha sognato pecore elettriche: ci raccontano il nuovo album

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PFM

È stato scelto il Museo della Scienza e della Tecnica per l’ascolto del nuovo album della PFM, un luogo pieno di storia, ma non di passato. Così come l’album «Ho sognato pecore elettriche» di un gruppo che ha esordito cinquant’anni fa e che oggi non vuole sentir parlare di passato. Certo la loro è una storia troppo importante per non essere ricordata, ma oggi Franz Di Cioccio e Patrick Djivas appaiono ancora curiosi di lanciarsi in nuove avventure. Sono loro che accolgono la stampa, in una delle prime conferenze in presenza dopo una lunga pandemia. Loro che non desiderano altro che tornare a suonare dal vivo, insieme a una formazione che vede in campo Lucio Fabbri (violino, seconda tastiera e cori), Alessandro Scaglione (tastiere, cori), Marco Sfogli (chitarra, cori), Albeerto Bravin (tastiere, chitarra, seconda voce), Eugenio Mori (seconda batteria). Alcuni di loro sono presenti alla conferenza stampa che inizia dopo l’ascolto dell’album, un lavoro cresciuto durante il lockdown, preparato nello studio casalingo di Patrick dove ogni mattina, munito di autocertificazione, si recava Franz dopo un viaggio di cinquanta chilometri. Un certo impegno che Franz, da navigato e infaticabile musicista, affrontava con quella volontà che appartiene a una generazione che ha dovuto faticare per arrivare a costruirsi una posizione rispettabile. Da parte sua e di Patrick non è mai arrivato il tempo di accontentarsi ed è per questo che affrontano la creazione di un nuovo disco come fosse la prima volta. Come sempre hanno curato con il massimo impegno l’aspetto musicale e l’ascolto del disco mette subito in risalto il gran lavoro della sezione ritmica, perché è sempre da lì che si comincia, poi viene il resto. Qualcuno chiede che significato ha oggi la parola progressive e Patrick sintetizza che quel termine potrebbe voler dire tutto e niente, di certo è essere aperti a qualsiasi cosa e avere la totale libertà di misurarsi con ogni genere musicale. È per questo che già l’introduzione strumentale di «Mondi paralleli» apre a più prospettive sonore, quelle sinfoniche e classico che sfociano poi nel ritmo del pop. 

I testi raccontano di un mondo animato da esseri sempre più alienati. «Abbiamo seguito uno sviluppo concept» spiegano «siamo appassionati della fantascienza, quella del film Blade Runner per esempio, che racconta come potrebbe essere il futuro. Proprio in questo tempo dove sembra che tutto debba dipendere dal mondo cibernetico vengono a galla alcune riflessioni. Come capire di essere ancora in grado di vivere nei sentimenti e nei sogni da realizzare? Quando nel film Blade Runner viene chiesto di parlare di sua madre l’androide va in crisi, perché non può avere certi ricordi. Il potere del sogno è quello che caratterizza gli umani,  ed è così che ci colleghiamo al titolo dell’album Ho sognato pecore elettriche».  Parlando di testi va detto che l’album, pubblicato da Inside Out e distribuito da Sony, esce in contemporanea sia in italiano che in inglese e per i testi in inglese è stata chiamata Marva Marrow, una vecchia conoscenza del pop italiano anni Settanta. Marva, che risiede in America, ha riscritto i testi tenendo fede a una linea di base, ma muovendosi in totale libertà. 

C’è un brano finale, «Il respiro del tempo», che supera i sei minuti e che raccoglie bene il senso dell’album. Si avverte una varietà sonora di grande impatto emotivo, ci sono cornamuse ma anche tanta chitarra elettrica, quella di Steve Hackett, e il flauto traverso di Ian Anderson. Due personaggi che appartengono alla storia del Pop, o Progressive come si è poi preferito chiamare. «Abbiamo conosciuto Anderson qualche anno fa a un festival Prog a Roma» ricordano Patrick e Franz «e con lui avevamo suonato La carrozza di Hans e Bourée e da allora ci sentiamo, così abbiamo pensato a lui come a Hackett che conosciamo meglio perché facciamo parte della stessa casa discografica. Li abbiamo convocati su questo brano che racchiude la somma delle musiche, un brano decisamente corale, come corale è la bonus track Transumanza Jam. Avevamo tanta voglia di suonare e con questo brano strumentale ci ricolleghiamo all’inizio del disco. Siamo stati molto liberi nella creazione di questo album, infatti ci siamo permessi ben due brani strumentali. Abbiamo in qualche modo appagato la voglia di suonare dal vivo che tanto ci manca, ma con il management di Aerostella stiamo programmando un nuovo tour per il prossimo anno». 

Intanto, per chi volesse incontrare i «ragazzi» della PFM gli appuntamenti fissati sono per giovedì 21 ottobre ospiti del Festival della Scienza di Genova in un incontro, intitolato “Mappe musicali tra (fanta)scienza e creatività”, moderato da Giovanni Caprara e Alberto Diaspro. L’incontro si terrà presso la Sala del Maggior Consiglio (Palazzo Ducale) alle ore 21.00.

Sempre a Genova il 22 alle 18 presso la Feltrinelli dell’albergo dei Poveri, il 26 ottobre a Roma, Feltrinelli di Via Appia Nuova 427  ore 20.00, mentre saranno a Milano il 27 alla Feltrinelli di Piazza Duomo alle 18,30.

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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018), Che musica a Milano (Zona editore, 2014) e Cose dell'altro suono (Arcana, 2020).

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