I giganti

Cinque uomini in cascina verso il nichilismo

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I giganti
di e con Bonifacio Angius
Stefano Deffenu, Michele Manca, Riccardo Bombagi, Stefano Manca

Sardegna. Nella casa colonica di uno “stonato” perenne (depresso “perché la gente dice una cosa e ne fa un’altra”:  un amico è morto ragazzo, una donna è andata via) arriva uno con lo speed e la pistola, un altro che la sa lunga con tutte le droghe del mondo, un quarto dall’aria storta con traffici complicati e un quinto presentato come suo fratello. Che forse non si droga. Forse. Tutti gli altri tantissimo. Una grande abbuffata con spiegazioni da gourmet dei narcotici. Il senso del film, come si dice di uno loro,  è “comico e tragico”. Un continuo intreccio di fatti loro di droga e giri vari con storie truci da cui entrano ed escono i vivi e i morti, ma non è una tragedia, viene da ridere per la disperazione, è uno psicodramma tra strafatti, con inserzione di donne, da alcuni attese, da altri proprio no, scoppi di violenza, ricordi, rivelazioni demenziali, eventi irripetibili di comete “che vanno a morire nel sole”. Uno pensa a Ecce Bombo all’LSD con una tocco di dialoghi e reazioni da far perdere la pazienza a Tarantino  Il filo conduttore è l’autodistruzione, il bel botto, la cosa più merdosa e più giusta,  oppure la fine più scema accompagnata da un discorso demenziale su un passato mitico (i giganti). Infine il terrore ancestrale che bussa alla porta.  Passato in concorso a Locarno. Angius si proclama anarchico individualista. Riderà mentre lo dice?

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