La Rappresentante Di Lista torna con un romanzo e un nuovo tour: MAIMAMMA è la nostra opera lirica moderna

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Uscirà domani 28 ottobre MAIMAMMA il primo romanzo scritto a quattro mani da Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, meglio conosciuti come La Rappresentante di Lista.

Il 2021 è partito alla grande per il duo palermitano: dopo la partecipazione al festival di Sanremo (con il brano Amare) che li ha spinti fuori dalla nicchia indie e li resi celebri al grande pubblico, ci sono stati infatti l’uscita e il successo di My mamma, album di inediti, e un tour estivo che ha registrato parecchi sold-out in giro per l’Italia.

Oggi LRDL continua a riservare sorprese ai fan e stavolta lo fa cimentandosi  nella stesura di un libro che, come fa intuire lo stesso titolo, gioca su un’assonanza tra i termini My e Mai e ha un forte legame con l’ultimo album.

La storia di Lavinia, protagonista del romanzo, era stata infatti concepita come un unicum di parole in prosa e canzoni e sono gli stessi autori ad avercelo spiegato. Il racconto di vita di una ragazza si fa, in questo romanzo, racconto generazionale, affrontando diversi temi delicati e attualissimi tra cui l’ecologia e i diritti delle donne. Tutta la vicenda si svolge inoltre su uno sfondo apocalittico – al principio della fine del mondo –  e dentro a una città indefinita che assomiglia a una fantasiosa Palermo, in cui il cielo diventa più scuro ma il mare non smette di colorarsi di un azzurro intenso.

Lavinia nel corso del libro – scrivendo in prima persona – affronta le nuove consapevolezze portate dall’età adulta e se le ritrova addosso accompagnate da paure e incertezze. La prima casa in cui vivere da sola che resta sempre “casa nuova” ma fatica a diventare “casa mia”, il lavoro, i cambiamenti, le problematiche di una vita che si trasforma. Ma soprattutto la giovane si trova di fronte alla maternità, fulcro centrale del romanzo, intesa nel senso più ampio del termine. Non solo come l’atto di mettere al mondo un figlio ma come desiderio di lasciare un proprio segno nel mondo, con la creazione di qualcosa che resti anche dopo la fine della propria esistenza.

Ogni tematica è trattata con estrema naturalezza ma anche con un’attenzione alle singole sensazioni che immerge completamente il lettore nel percorso che questa donna affronta, sfidando se stessa e il mondo fuori che si prepara a finire.

MAIMAMMA sarà presentato in tour instore che partirà domani stesso 28 ottobre da Palermo e poi porterà Dario e Veronica in giro per l’italia a Milano (29 ottobre), Padova (2 novembre), Genova (3 novembre), Bologna (4 novembre), Arezzo (5 novembre), Roma (8 novembre).

In primavera, inoltre, La Rappresentante Di Lista tornerà con un tour musicale in cui il progetto My mamma/MAIMAMMA vedrà nel suo dualismo la completa realizzazione in scena. Ecco le date finora rese note: Roma, Atlantico – 17 marzo 2022; Napoli, Casa della Musica – 18 marzo 2022; Venaria (TO), Teatro della Concordia – 22 marzo 2022; Padova, Hall – 23 marzo 2022; Bologna, Estragon – 29 marzo 2022; Firenze, Tuscany Hall – 30 marzo 2022 e Milano, Fabrique – 5 aprile 2022.

Alla vigilia dell’uscita del loro romanzo d’esordio abbiamo intervistato Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina per farci raccontare qualcosa in più su MAIMAMMA.

MAIMAMMA è il vostro primo romanzo. In che modo un artista abituato a scrivere canzoni sceglie che per quella storia ci vuole qualcosa di più ampio di un unico brano, e arriva a un libro? 

Dario: In realtà noi nasciamo come artisti che negli anni 2000 si sarebbero definiti cross-mediali, abbiamo cioè sempre ragionato su diverse forme di espressione. Ad esempio ci siamo incontrati a teatro e quindi il primo modo che abbiamo avuto di raccontare delle storie è stato proprio il teatro. Questo romanzo  viene da un’idea di molti anni fa ed è stato in qualche modo il primo testo sul quale io e Veronica ci siamo confrontati. Prima ancora che esistesse La Rappresentante Di Lista come progetto musicale. La cosa interessante per noi è stata la possibilità di dilatare quello che solitamente condensiamo in 5 minuti di canzone in un testo di ampio respiro, in cui i temi si possono intrecciare e la storia può esplodere attraverso visioni anche più estese.

Veronica: E poi, la cosa che ha dato il la a questa scrittura più ampia è stata fondamentalmente una nostra fissa. A un certo punto avevamo perso la testa per l’opera lirica, per la tragedia e ci eravamo fissati con il fatto che questa storia che avevamo in mente dovesse venire alla luce come opera lirica moderna. Da buona opera doveva avere un libretto, ecco perchè prima ancora di concludere il disco My mamma volevamo presentare la storia di Lavinia. Questo racconto che inizialmente doveva essere un libretto, poi – a poco a poco – si prendeva sempre più spazio, perché voleva dirne sempre di più ed è diventato un libro vero e proprio. La cosa bella è che quando si va a teatro a vedere un’opera la si conosce già, non rimaniamo stupiti neppure dal sapere che uno dei personaggi morirà e che ci sarà un risvolto tragico, sappiamo benissimo a cosa andiamo incontro ma se andiamo a rivederla ogni volta è per rivivere quel momento, rinnovare quel sentimento e piangere di nuovo per ciò che accade in scena. Volevamo che questo momento assolutamente catartico che si ritrova nelle opere, ci fosse anche per la nostra Lavinia: ecco perché desideravamo far conoscere la sua storia, far si che la gente si affezionasse al suo racconto e poi ogni volta riportarla in scena di fronte alle persone che sanno già come va a finire. Ma gli sta bene così, è un po’ come se fosse un tacito accordo in cui tutti cerchiamo di rivivere quella sensazione e poi, inevitabilmente ci emozioniamo.

Lo avete appena detto ed è evidente: il romanzo ha anche un legame con il vostro ultimo album. Però, anche se sonoramente i titoli sembrano identici, in realtà sono scritti in maniera totalmente opposta My mamma e MAIMAMMA…

Dario: Diametralmente opposta. Sicuramente abbiamo sfruttato il gioco di parole insito nella parola My e Mai, usando l’inglese che è ormai una lingua che abbiamo fatto nostra. Nel libro in particolare c’è questo continuo interrogativo da parte della protagonista che effettivamente si chiede se sarà mai mamma. C’è un ragionamento molto ampio sulla maternità, intesa non soltanto come gravidanza ma anche come possibilità di lasciare a questo mondo qualcosa, un’eredità, essere madre di qualcosa. Volevamo sviscerarlo, perché nel romanzo la maternità assume una serie di altri aspetti e significati anche legati alle relazioni familiari, alla memoria. “Mamma”, poi, è un termine arcaico che risuona di mille possibilità e ci piaceva per questo che avesse un ruolo centrale tanto nell’album che nel romanzo.

Essendo un libro scritto a quattro mani ma con un’unica protagonista, quanto Dario e quanta Veronica ci sono in Lavinia?

Dario: Direi tantissimo Dario e altrettanta Veronica, la nostra protagonista è un po’ un essere strano che avremmo potuto chiamare Darionica. In lei c’è molto della nostra biografia rivisitata: penso ai racconti che mi faceva mio nonno di una Sicilia lontana nel tempo e che sono stati trasferiti nel romanzo. O all’occupazione del Teatro Garibaldi che nel 2012 è stata un’esperienza che ci ha formato tanto, in cui ci siamo battuti per i diritti dei lavoratori dello spettacolo. In Lavinia ci sono tante esperienze che abbiamo vissuto, ci sono amori e paure e la cosa interessante è che da questo mix tra me e Veronica  poi è nato qualcosa di nuovo: la nostra protagonista ha fatto delle scelte diverse dalle nostre, ha preso delle strade diverse ed è diventata un personaggio molto profondo, altro da entrambi.

Veronica: Potrebbe potenzialmente essere un po’ come una figlia, ha qualcosa di me e qualcosa di lui perché siamo stati noi a regalarle questo carattere e questa eredità anche molto pesante da portare. Però Lavinia prende anche i nostri errori e li trasforma in punti di forza. Infatti a un certo punto ci siamo resi conto che è totalmente un’altra persona rispetto a noi due e ha un’identità già forte, appena nata.

Il libro è ambientato in un tempo indefinito e agli albori della fine del mondo, un evento che sconvolge tutti. Sullo sfondo c’è chi si affretta a fare tutto prima che arrivi la fine e chi invece si limita a osservare e aspettare quello che succede. E poi, per forza di cose, si racconta di una socialità persa a causa di questa catastrofe imminente. Con le dovute differenze quanto questo pensiero è figlio della pandemia e di ciò che avete osservato nelle persone? 

Dario: Beh la pandemia non è stata la fine del mondo ma ci assomigliava un po’, ma in realtà è stato un caso. Ci siamo ritrovati ad approfondire questo racconto in un periodo in cui la realtà fuori e quella sulla nostra scrivania si assomigliavano. Come dicevo poco fa, però, avevamo iniziato a scrivere questo romanzo molti anni fa quindi non è strettamente legato agli eventi di attualità e per questo abbiamo cercato in tutti i modi di evitare il lessico pandemico. Nel romanzo non c’è nessun riferimento a lockdown o distanziamento sociale perché non volevamo scrivere un libro che morisse in questa epoca. Tra l’altro la fine del mondo in MAIMAMMA assume un valore molto intimo, il pretesto del cataclisma ambientale dovuto al gas che esce dal sottosuolo è solo una sorta di espediente simbolico per raccontare la fine del mondo di Lavinia, che sente terminare il suo momento da protagonista a 30 anni, alla fine del periodo d’oro che è la giovinezza. E con la gravidanza immagina che questo figlio o questa figlia la costringerà a mettersi da parte e uscire di scena. Il gioco è molto tra l’esistenzialista e l’ambientalista. C’è questo doppio piano.

Veronica: Ovviamente questo è un punto di vista molto personale di Lavinia che, proprio perché come dicevamo poco fa è un personaggio a sè, neppure noi ad oggi sposiamo. Non è che con i 30 anni finisce il mondo o con un figlio finisce il mondo! Piuttosto pensieri del genere possono essere le paure che attanagliano una persona che, come fa Lavinia, a poco a poco si isola. Si dice spesso che per crescere un figlio, ma anche per una crescita individuale, si ha bisogno di una comunità, di persone che ci stanno intorno e di quei momenti in cui capisci che certe scelte non devi farle necessariamente da solo: puoi avere qualcuno che ti sostiene o ti consiglia. In MAIMAMMA invece abbiamo una protagonista che va a isolarsi, si perde, si tiene tutto per se, si chiude in se stessa. Questa ad esempio è una mia paura: il fatto che alle volte certi accadimenti potrebbero portare ognuno di noi ad isolarsi. E a fare in modo che quello che ci succede diventi ancora più grande di quello che effettivamente è e assomigli a un mostro insormontabile. Invece può esserci qualcuno che ti guarda da fuori e ti dice: non è niente, non sei la prima e neppure l’ultima a cui capiterà questa cosa.

Utilizzando la storia di Lavinia, MAIMAMMA attraversa però anche tanti temi di attualità: la precarietà dei trentenni, la maternità, la fluidità dell’amore di Lavinia prima per Alice poi per Lu, i diritti delle donne, l’ecologia e l’inquinamento. Come siete riusciti a far convivere in un solo progetto realtà e fantasia, attualità e assurdo e a parlare di così tante cose che vi stanno a cuore? 

Veronica: C’è una modalità che da sempre ci è cara e che se penso anche alle battaglie che abbiamo fatto e affrontato nel corso degli anni, ritorna sempre con grande forza: l’intersezionalità della lotta. Pensiamo cioè che determinate lotte non possono non sposarne altre. Non puoi essere ecologista se non sei anche antifascista, ad esempio. Se lotti per i diritti di alcune minoranze, che sono tali solo perché non riescono ad arrivare in modo più potente ma hanno una voce grandissima, non puoi pensare di non lottare per altre cause affini.

Dario: La scrittura poi è strana, tu decidi di andare in una certa direzione però allo stesso tempo assecondi il personaggio nei suoi percorsi e nella sua emotività. Ci siamo fatti davvero guidare dalle esperienze di Lavinia e scoprire di volta in volta il personaggio è stata una sorpresa anche per noi. Tutti questi temi, come diceva Veronica, ci sono cari ed è stato anche facile riportarli nel racconto. Da parte nostra non c’era propriamente la volontà di mettere tutto dentro a questo romanzo-manifesto, ma forse anche il fatto di averlo scritto in questo tempo così dilatato lo ha reso quasi naturale. In 200 pagine abbiamo condensato la nostra visione del mondo.

Palermo ospiterà la prima data nel tour instore in cui presenterete il vostro romanzo. Immagino che non sia casuale partire da casa…

Dario: Assolutamente no, non è una scelta casuale. Anche nel romanzo si intravedono degli scorci che potrebbero essere di una Palermo altra, visionaria. Crediamo tanto nella possibilità che Palermo possa diventare un altro polo culturale. Ci piace l’idea di poter de localizzare un’azione intellettuale rispetto a quelli che sono i grandi punti nevralgici della cultura e della musica in Italia, penso a Roma, Milano o Bologna. Ci piace creare questo avamposto a Palermo, che senza scelte come la nostra rimarrebbe fuori dai giochi. È una città difficile e ogni volta che scegliamo di stare o tornare lì ci accorgiamo che anche fare una presentazione o un concerto non è così “normale”. E invece dovrebbe esserlo. Abbiamo fortemente voluto partire da lì perché per noi Palermo è un punto fermo della vita e anche azione politica.

Oltre a questa nuova avventura però in primavera vi vedremo ancora live sul palco. Ci sarà uno spazio di commistione tra musica e letteratura nel nuovo spettacolo?

Dario: Sicuramente ci sarà qualcosa, Mymamma e MAIMAMMA sono in realtà un’unica opera, un unico racconto che finalmente possiamo potare in scena. Il tour che abbiamo fatto quest’estate si portava dietro una serie di legami con Go go Diva, anche nella scaletta, perché non aver fatto il tour nel 2020 ci ha portato a voler concludere un discorso sul vecchio disco. Adesso vogliamo concentrarci sul racconto del romanzo e del nuovo album.

Veronica: E poi i nostri concerti non sono mai soltanto musica, ci piace ovviamente – forse per deformazione professionale – portare dentro i live le performance, il teatro. Diamo attenzione particolare a scenografie e luci e ci teniamo molto a curare i dettagli. È uno spettacolo ricco per un sacco di sensi.

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Classe 1991, calabrese, testarda e abitudinaria. Ho conseguito un master in giornalismo politico, economico e di informazione multimediale alla Business school del Sole24Ore. Amo il mare, soprattutto quello di casa mia. Le grandi passioni della mia vita però sono soprattutto tre: la politica, la scrittura e Luciano Ligabue. Ho così tanti sogni nel cassetto che non so più dove mettere i vestiti!

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