In forma diretta o indiretta, qualche volta dichiarato, il più delle volte no, ma esistono migliaia di canzoni che hanno preso ispirazione dalla letteratura di ieri e di oggi. Uno da sempre molto “citato” (anche se in alcuni casi sarebbe più corretto dire “saccheggiato”) è Dante Alighieri.
Nel settecentesimo anniversario dalla nascita, Giuseppe Attardi ha scritto un libro in cui teorizza che il Sommo Poeta è una sorta di “Top of the Pop”. In altre parole, è il più citato dagli autori di canzoni fra i classici della letteratura italiana. Il motivo? Secondo Attardi, «perché in realtà è l’autore che ha codificato la struttura stessa della poesia-canzone, che nasce dalla sofferenza e dalle lacrime e si nutre di malinconia e nostalgia».
Il libro si intitola Dante rockstar (Contanima, 12 €). La cosa che più sorprende leggendolo è che in realtà quelli che si sono ispirati alla sua opera per scrivere canzoni, o anche soltanto per inserirvi una citazione, non sono solo italiani. Infatti se per questi ultimi potrebbero aver influito reminiscenze scolastiche dovute alla lettura obbligatoria della Divina Commedia, per gli stranieri questa spiegazione non vale. Eppure sono tantissimi coloro che in un modo o nell’altro lo hanno citato, da Bob Dylan a David Bowie, da Kurt Cobain a Thom Yorke. E ancora, Leonard Cohen, Coldplay, Sepultura, Tangerine Dream.
Ancora più lungo l’elenco degli italiani. Si va dall’immenso Fabrizio De André a Roberto Vecchioni, dai gruppi prog degli anni Settanta (New Trolls, The Trip, ecc.) a Gianna Nannini e Baustelle. Ma anche Cesare Cremonini, Daniele Silvestri, Paolo Simoni, Vinicio Capossela, Simone Cristicchi. Nè mancano i rapper, da Clementino a Fedez. Persino Achille Lauro ha pensato di sfruttare il settecentesimo anniversario utilizzando il celeberrimo «Nel mezzo del cammin di nostra vita…» in un breve video promozionale per lanciare uno dei suoi inutili album.

Insomma, Dante Rockstar è qualcosa di più del semplice titolo di un libro, ma un’efficace sintesi che sta a testimoniare quanto grandi e immortali siano state le parole vergate dal Sommo Poeta. E Attardi ci spiega in modo efficace in che modo «l’immaginario della Divina Commedia è stato declinato in tutte le lingue e in tutti i generi musicali: pop, rock, metal, progressive, jazz, elettronica, indie, rap. Come e perché Dante sia riuscito ad attraversare non solo Inferno, Purgatorio e Paradiso rimanendo vivo, ma anche settecento anni senza diventare un fantasma».
Voglio chiudere con questo video in cui Giuliano Sangiorgi mette in musica un passaggio del V Canto dell’Inferno della Divina Commedia, cantando alcuni versi del celebre testo su Paolo e Francesca. Il video è nato come un regalo del leader dei Negramaro agli alunni del suo ex liceo classico Giuseppe Palmieri di Lecce.







































