Addict. & Rewind presentano il loro EP: «Ci piace lasciare il segno e scappare via!»

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addict. rewind

Addict. & Rewind è uno di quei progetti che quando ascolti per la prima volta ti lascia quella voglia di capire ed approfondire, che a mio parere è fondamentale in una proposta musicale.

Sì, perché il duo composto dai producer Federico Martelli ed Angelo Pio Bagordo ti stupisce dal primo ascolto: quattro tracce che ti fanno venire voglia di capire in quale direzione andrà questo interessantissimo progetto musicale, con delle sonorità tutt’altro che scontate e di carattere internazionale che strizzano l’occhio ad una delicata sonorità pop con un protagonista inaspettato… l’ukulele. Questo strumento infatti incarna alla perfezione la freschezza ma anche la malinconia che i due producer vogliono dare a questo EP, che ha un filo conduttore che sembra ricalcare gli aspetti del classico amore estivo nel susseguirsi delle tracce, dall’entusiasmo del primo incontro fino alla malinconia di quando ci si deve separare.

Abbiamo raggiunto Addict. & Rewind per cercare di analizzare insieme a loro gli aspetti caratterizzanti di questo nuovo lavoro.

Partiamo con la più classica delle domande: come nasce questa collaborazione?

È nato tutto durante il primo lockdown: ognuno di noi stava attraversando un periodo di quelli da cui sembra non si possa più uscire. La musica Lo-Fi/pop, con toni sad e malinconici, in questo senso ci ha unito: abbiamo iniziato a collaborare perché sentivamo entrambi il bisogno di sfogare e convertire in musica quello che avevamo dentro.

Un EP con un grande protagonista, ovvero l’ukulele, che dà una chiara impronta ai 4 pezzi. Da cosa nasce la scelta di dare questa anima al vostro lavoro?

Abbiamo scelto l’ukulele come filo conduttore perché volevamo dare delle sfumature malinconiche ed estive, sulle quali appunto si muove il concept dell’intero EP: un amore estivo che non sboccerà mai, che può travolgerti e allo stesso tempo buttarti giù con una potenza disarmante. In ogni caso, musicalmente ci piace sperimentare, cambiare suoni e fondere stili. Ci piace dare diversi colori a ogni nostra traccia.

Un progetto che immagino sia destinato a crescere: la decisione sarà quella di mantenere questa impronta musicale o lanciarsi in nuove sperimentazioni?

Non abbiamo mai voluto restare troppo fermi su uno stile musicale. Con la Lo-Fi abbiamo iniziato a muovere i primi passi, ma quando ci siamo sentiti sicuri abbiamo stravolto la nostra musica. Ci piace, in un qualche modo, lasciare il segno e scappare via, sorprendere, trovare nuove sonorità e nuovi stimoli: così facendo abbiamo imparato tanto, abbiamo conosciuto nuovi artisti, nuove realtà che altrimenti avremmo solo potuto vedere da lontano. Non c’è un limite a quello che può darti l’arte e a quello che tu puoi dare a lei.

Una sonorità che ha carattere molto internazionale. Quali sono le vostre maggiori fonti di ispirazione musicale?

Ci lasciamo ispirare un po’ da quello che capita: può essere un determinato sound, un film che abbiamo visto, un artista con cui vorremmo collaborare. Per noi TUTTO è ispirazione. Per questo le nostre tracce variano da mood tristi, cupi, sperimentali, a sonorità più aperte, a ritmi catchy. Per esempio, Have You Ever Been In Love? è nata da una riflessione dopo aver visto Pulp Fiction: chissà come si sono sentiti Vincent e Mia sapendo che quell’amore non sarebbe potuto sbocciare in nessun modo. Così anche la copertina ha ripreso il film. Tokyo invece nasce dal film Into The Wild: lasciare tutto, convivere con la propria solitudine e partire per un viaggio lontano al fine di ritrovare sé stessi, quando arrivi a pensare che il mondo ormai non abbia più nulla da offrire. Per la produzione chill e sognante ci siamo lasciati ispirare, invece, da tracce nello stile di FKJ, MACE e artisti simili. È stato un viaggio nel vero senso della parola.

 Quale sarà il prossimo passo artistico di questo duo?

La verità è che stiamo preparando molta musica trasversale: suonata dal vivo, elettronica, campionata. In poche parole: aspettatevi di tutto.

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Tutti mi chiamano Pillu da pochi giorni dopo la mia nascita, a Roma nel 1980. Musicalmente nasco e cresco nella Black dove mi sono cimentato e mi cimento sia come rapper che come DJ. La musica è una costante nella mia vita e nella mia mente, che fa voli pindarici. Ogni situazione che vivo ha un motivo di sottofondo. Amo ogni genere musicale purchè mi trasmetta qualcosa, che sia Giovanni Allevi o Skrillex, perchè il suono deve colpirmi l'anima ed accompagnarmi nella pellicola che scorre nella mia testa.

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