Da oggi disponibile “Siamo qui” di Vasco Rossi: la nostra recensione

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Vasco Rossi

Ci sono voluti ben 7 anni dal precedente Sono innocente, pubblicato nel 2014, ma finalmente da oggi è disponibile Siamo qui, nuovo e diciottesimo album in studio di Vasco Rossi.

Un’attesa pressochè infinita: non erano mai passati più di quattro anni tra due album successivi di inediti di Vasco (4 fra Liberi liberi e Gli spari sopra, così come tra Buoni o cattivi e Il mondo che vorrei). In mezzo è successo di tutto: sono stati pubblicati diversi singoli (su tutti La verità e Se ti potessi dire), c’è stato il record mondiale di Modena Park, fino ad arrivare ad un pandemia che ormai ci accompagna da oltre un anno e mezzo e che ha costretto per ben due anni consecutivi al rinvio i live estivi del Blasco.

Il disco

Ed è proprio durante le restrizioni dovute al Covid che ha visto la luce questo disco, registrato tra gennaio e maggio di quest’anno, un po’ alla volta, in base alle possibilità date dai “colori” delle regioni. Durante queste parentesi di libertà Vasco e il suo staff hanno sfogato la loro vena creativa, incanalando in questo disco tutta l’energia repressa.
Da qui la scelta di dare vita ad un album totalmente “artigianale” e del tutto suonato, senza elettronica: batteria, basso, chitarre, tastiere.

Lo staff di lavoro è sempre quello, rodato, degli ultimi anni: le ballad sono affidate all’arrangiamento del Maestro Celso Valli (che suona anche il pianoforte), mentre i pezzi più rock sono stati curati da Vince Pàstano. Tutti i testi sono di Vasco Rossi, tranne L’amore l’amore e La pioggia alla domenica, scritte a sei mani con Andrea Righi e Roberto Casini, mentre alle musiche hanno collaborato i “soliti” Tullio Ferro, Gaetano Curreri, Andrea Fornili, Saverio Grandi, Saverio Principini e Simone Sello. C’è anche un po’ del compianto Guido Elmi nella musica di Tu ce l’hai con me, che aveva cominciato a scrivere insieme a Vince Pàstano.

Moltissimi i formati disponibili in vendita: CD standard, CD deluxe (esclusiva Amazon), 2 LP standard neri, 2 LP colorati in edizione limitata a 3000 copie e autografata (esclusiva Amazon – già esaurito), box superdeluxe (esclusiva Amazon) in edizione limitata e numerata di 2000 copie contenente il CD, 2 LP neri, 45 giri col singolo Siamo qui, 45 giri con 2 versioni in acustico (Siamo qui e L’amore l’amore), una t-shirt e un cappellino col logo dell’album, un libro fotografico.

Le canzoni

Appena si clicca play ci si trova davanti ad una novità assoluta: è la prima volta che un album di inediti di Vasco viene aperto direttamente dalla sua voce, che grida il titolo del brano, ovvero XI comandamento. Pezzo decisamente tirato, dalle sonorità hard rock, con un riff che sostiene la strofa e un testo graffiante sull’inutilità di discutere con gli ignoranti e gli arroganti (“Non puoi discuterci con l’ignoranza / conviene arrendersi a oltranza”), col populismo incombente che prima o poi verrà ad imporci anche qualche nuovo comandamento (“Avanti il popolo del cambiamento / Avanti il prossimo comandamento”).

Si continua a spingere sull’acceleratore con L’amore l’amore, canzone scritta insieme ad Andrea Righi e Roberto Casini, compagni di strada di Vasco ai tempi della nascita della Steve Rogers Band (rispettivamente al basso e alla batteria), ma che negli anni hanno continuato a collaborare scrivendo per il rocker di Zocca diversi brani. Qui ci troviamo di fronte ad intrecci amorosi fatti di amore e passione, ma anche di coppie non “convenzionali” (“lei con lei / lui con lui / non ci credi fino a quando / ti ritrovi lì / eh sì / può andare anche così”). Chiude il brano un lunghissimo assolo di oltre un minuto, sfumato nel disco ma che immaginiamo sarà ancora più lungo dal vivo.

Terzo pezzo in scaletta è il singolo che ha accompagnato il lancio di questo album e che gli dà anche il titolo, ovvero Siamo qui: brano scritto due anni fa e che ha dato il “la” a tutto il progetto, visto che come ha dichiaro lo stesso Vasco, «tutte le altre canzoni sono costruite attorno a lei». Raccoglie il testimone de La verità e ci proietta in questo nuovo disco. Si potrebbe definire l’evoluzione dell'”essere”, secondo il Blasco: 40 anni fa Siamo solo noi, 20 anni fa Siamo soli, oggi Siamo qui, “soli e delusi / a confondere quello che sei dentro quello che usi”.

La pioggia alla domenica è l’altro brano scritto da Vasco insieme ad Andrea Righi e Roberto Casini, ma stavolta a differenza di L’amore l’amore ci troviamo di fronte ad una power ballad che ricorda un po’ la Alanis Morissette di You Learn, per poi aprire in un ritonello che già immaginiamo cantato in coro in 60.000 a San Siro. Unico appunto: “perchè hai deciso di azzerare tutto / la password del tuo cuore” suona davvero troppo cringe.

Si torna al rock con Tu ce l’hai con me, brano che porta anche la firma di Guido Elmi, che aveva iniziato a comporre la musica insieme a Vince Pàstano prima della sua scomparsa. Il basso e la batteria portano avanti un groove ossessivo, mentre le chitarre hanno un’ispirazione metal, a metà tra industrial e goth. La canzone sembra quasi un attacco agli haters e a chi, soprattutto negli ultimi mesi, ha insultato Vasco sui social per le sue prese di posizione (“Non sono quello che racconti te / E devi andare a farti fottere / Dimmelo / sei sempre stupido / oppure sei soltanto in bilico/ Sai che cosa? Tu ce l’hai con me!”).

Appena parte Un respiro in più la mente vola in una frazione di secondo al Tango… (della gelosia), visto che anche questo brano segue il ritmo argentino, ma se vogliamo ha molte più similitudini con Ho bisogno di te. Tra i tratti che la accomunano a quest’ultima, che faceva parte de Il mondo che vorrei, troviamo la malinconia delle parole e il fatto che ci siano una sola strofa e un ritornello, ripetuti due volte in maniera identica. Il testo parte da una situazione di sconforto, quasi di rassegnazione (“Quando avrai / consumato le ultime / energie / dietro a ogni passione / Quando avrai / realizzato che vivere / non è più / di una grande illusione”) per poi arrivare ad una reazione che parte proprio da quella condizione e dà un nuovo slancio per vivere la vita come si vuole (“Quando avrai / constatato che esistere / è soltanto / un respiro in più / Sarai pronto / a morire per vivere / finalmente / come vuoi tu”).

Ho ritrovato te è una ballad acustica scritta insieme a Gaetano Curreri ed Andrea Fornili degli Stadio. Molto particolare il finale, dove l’assolo di chitarra acustica di Stef Burns e quello di chitarra elettrica di Giorgio Secco si rincorrono e si intrecciano, sovrapponendosi. Racconta di un uomo in crisi personale che aveva allontanato tutto e tutti dalla sua vita, accorgendosi però che allontare anche la sua donna è stata una scelta sbagliata e, seppur non è riuscito a risolvere i suoi problemi, almeno ha ritrovato lei (“Non ho fatto la pace con tutto / non ho fatto la pace con me / Non ho neanche rimesso a posto il mondo / però ho ritrovato te”).

Tocca a Prendiamo il volo, brano che ha in sé molte anime: parte con le strofe accompagnate dai mandolini, per aprire poi su un ritornello decisamente rock old style in crescendo, fino ad una parte centrale al limite della psichedelia e del prog che sfocia in un grande assolo di Stef. Tante anime musicali, ma il risultato non convince del tutto, apparendo un po’ confusionario. Il testo è visionario e racconta di un volo nel blu del cielo (“Prenditi questa bugia / mettiti comodo / Sali con me sulla scia / di questo sogno / Prendiamo il volo”).

Ultimo dei brani completamente inediti è Patto con riscatto, scritto con Saverio Grandi e Saverio Principini. Classica power ballad “alla Vasco”, con una base ritmica incalzante e gli archi che indicano la via, sottolineando il riff e fondendosi agli strumenti tradizionali del rock. Uno dei pezzi più positivi del disco, unica nota stonata, se vogliamo, i coretti finali, troppo anni ’80 e fuori dal tempo rispetto al resto della canzone. Sono pronto ai commenti degli haters, ma quel “un patto col riscatto / quello che è fatto è fatto”, cantato in quel modo, fa molto sigla di Occhi di gatto.

Chiude il disco Una canzone d’amore buttata via, brano pubblicato all’inizio di questo anno e che quindi ormai tutti conoscono. Inserito alla fine della scaletta arriva quasi come una sorta di bonus track, ma rimane comunque, per testo, musica e arrangiamento, uno dei migliori pezzi di questo album. Non vogliamo lanciarci in previsioni, ma se dovessimo puntare il nostro dollaro su una canzone che resisterà alla polvere del tempo, li giocheremmo su questa.

Conclusioni

Gli arrangiamenti sono spesso azzeccati e in generale il sound è moderno, anche senza l’utilizzo dell’elettronica. Questo dimostra che non è necessario dover usare per forza i computer e le sequenze per creare della buona musica, e speriamo non resti un episodio isolato e che, trattandosi di Vasco, anche altri suoi colleghi prendano esempio, seguendone la scia.

Probabilmente, però, è una delle prime volte che la parte debole di un disco del Blasco è quella che per decenni è stata la forza trainante delle sue canzoni, ovvero i testi: forse fin troppo asciutti da arrivare a sembrare ermetici, anche se a volte (come nel caso di Ho ritrovato te), danno l’impressione di essere stati costruiti sulla base di una strofa di partenza che poi viene fatta “girare” mischiando le parole in quelle successive per “portare a casa” il pezzo, senza quei guizzi e quelle intuizioni geniali a cui Vasco ci ha sempre abituati.

I pezzi che convincono maggiornente sono XI comandamento, L’amore l’amore e Una canzone d’amore buttata via, mentre non riesce a fare breccia il blocco di brani formato da Un respiro in più, Ho ritrovato te e Prendiamo il volo.

In conclusione, una manciata di canzoni in più per il live 2022, ma che probabilmente finiranno presto (tutte o quasi) nelle pieghe dimenticate di una discografia quarantennale zeppa di ben altri capolavori assoluti.

Tracklist

1. XI comandamento
2. L’amore l’amore
3. Siamo qui
4. La pioggia alla domenica
5. Tu ce l’hai con me
6. Un respiro in più
7. Ho ritrovato te
8. Prendiamo il volo
9. Patto con riscatto
10. Una canzone d’amore buttata via

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