Lorenzo Palmeri: «Dobbiamo sviluppare alcuni muscoli per essere felici»

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Foto di Franco Caimi

Lorenzo Palmeri, poliedrico artista, torna con il quarto album dal titolo 4 (Crediti Cosmici Dance Floor). Un titolo che racchiude il senso delle storie che compongono l’album, a cui, inoltre, diversi generi musicali fanno da voce narrante.

«…Il numero quattro  – spiega Lorenzo Palmeri – è in molte culture il simbolo del mondo fenomenico. È il numero che rappresenta la necessità di trovare una propria misura con il mondo, con le esperienze che facciamo quotidianamente e che ci ricorda che esistono più dimensioni, di cui una è indiscutibilmente quella materiale”.

Un approccio concreto e analitico della quotidianità, in cui, a volte,  dimentichiamo di fermarci, respirare, alzare gli occhi al cielo e contemplare il Cosmo e far tornare la felicità, troppo spesso, trascurata.

Temi che ricorrono nelle canzoni di tanti grandi artisti, come Franco Battiato con cui Lorenzo Palmeri ha duettato nel brano Qualsiasi spinta , contenuto nell’ album Preparativi per la pioggia, nato dalla collaborazione con Saturnino e Andy.

Il viaggio musicale continua nel 2014 con Erbamatta, il secondo album che contiene la canzone Memorie selettive scritta insieme a Pacifico. Nel 2019, invece, torna a collaborare con Saturnino e insieme a Simon Tong per il disco La natura del parafulmine

Ma la musica non è l’unica forma d’arte per Lorenzo Palmeri. Infatti, è un progettista multidisciplinare, architetto (tra i suoi maestri ci sono Bruno Munari e Isao Hosoe, con cui ha collaborato per diversi anni) e, tra i vari riconoscimenti, nel 2017 è stato nominato tra gli Ambasciatori del Design Italiano nell’ambito dell’Italian Design Day.

Lorenzo Palmeri, intervista

Questo album si intitola 4 (CREDITI COSMICI DANCE FLOOR). Cosa significa?
“4 (Crediti Cosmici Dance Floor)” è il mio quarto album e già dal primo avevo deciso che lo avrei intitolato così. Il numero quattro in molte tradizioni rappresenta la nostra vita fenomenica, diciamo il nostro passaggio sulla terra con tutte le sue gioie e tribolazioni. I crediti cosmici sono quelle specie di promesse che sentiamo di dover esaudire o a cui ci pare il mondo debba rispondere. In un periodo strano come questo mi piaceva l’idea di dedicare questo lavoro al nostro modo di stare al mondo.

In questo disco ci sono 9 brani, ognuno dei quali racconta la quotidianità, sia quella dell’uomo che quella del Cosmo. Musicalmente, cosa ti ha ispirato per descrivere questo rapporto?
Musica e testi sono in qualche modo cuciti e inscindibili. Non so se potessi immaginare le stesse parole con un’altra musica. I brani coincidono ed esprimono il mio punto di vista su certi fatti della vita.

Sono diversi i generi che si incontrano in questo disco, come anche diverse d’arte. Quali aspetti ti permettono di esprimere queste?
Mi piace mescolare i generi. Rispetto ogni forma e non sono un purista, preferisco il meticciato. Detto ciò, mi piace dire che mi occupo di progettazione una categoria che credo abiti sopra le diverse discipline. Ognuna di esse chiede dedizione e studio, chiaramente, ma è l’attitudine progettuale a fare differenza.

Nei brani il concetto di sogno viene chiamato spesso in causa. Che rapporto hai con i sogni, oggi, rispetto a quando è iniziata la tua carriere?
Hai ragione e non ci avevo mai fatto troppo caso. I sogni notturni mi hanno sempre incuriosito e qualche volta persino influenzato in alcune scelte. I sogni ad occhi aperti invece mi interessano quando precedono un’azione.

Cosa significa, per te, essere concreti? E quanto questo aspetto influisce nella tua creatività? Penso al fatto che sei anche un architetto.
La concretezza è un tema importantissimo nel progetto, forse in tutto. Essere concreto per me significa dare vita a una visione attraverso l’azione. Cercando di identificare i giusti passi, le vie da seguire per realizzare ciò che prima era stata un’idea. Portare a compimento un progetto è una conquista importante.

Nel brano “Non dimenticar” canti: “Non dimenticar la luce, il colore, il calore, l’odore che ha”. Ti è capitato di dimenticarti di essere felice? Credi sia una specie di esercizio o è tutto casuale e dipende solo dagli eventi?
Bellissima domanda. Tutti ce ne dimentichiamo. Credo che occorra sviluppare alcuni “muscoli” e che si, molto dipenda da noi.

Inoltre, c’è stata anche una mostra. Ci racconti della sua organizzazione e di come è andata?
Una mostra di foulard ispirati alle canzoni del disco, nata da un’intuizione di Meme Gallery, una bellissima galleria specializzata in arte e design. È stato molto interessante, approcciare un tema nuovo come lo è per me quello dei foulard.

Parliamo di live. Come sarà un tuo concerto? Cosa possiamo aspettarci?
Sto preparando delle date per il nuovo anno. Anche se purtroppo è ancora presto per indicare degli appuntamenti precisi. Stiamo lavorando a un bel set up tra elettronica ed acustica che credo renda un buon servizio ai brani. Ho voglia di incontrare le persone con questo nuovo lavoro.

Cosa ti auguri?
Di mantenere curiosità e divertimento.

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Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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