Fedez 2023: la politica che abbocca al potere social dei Ferragnez

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Com’era facilmente intuibile, la registrazione di un dominio internet che voleva Fedez candidato alle elezioni 2023 è stata solo una, riuscitissima, operazione di marketing.

E ha dimostrato, ancora una volta, quanto ogni azione dei Ferragnez – la coppia  che insieme conta sui social 38,4 milioni di followers – sia messa sotto la lente d’ingrandimento da parte di stampa e politica.

Qualche giorno fa l’indiscrezione da parte di un noto giornale online dell’acquisto di un dominio (FedezElezioni2023, che per giunta scadeva a novembre 2022) e poche ore dopo tutta la rete era invasa da interrogativi e domande su quando, come e perchè il rapper avesse deciso di scendere in politica con un suo partito.

Come se non bastasse i palinsesti televisivi sono stati invasi da programmi di approfondimento con ore di discussione spese tra pro e contro “partito di Fedez” o ipotesi fantasiose sul primo presidente del consiglio tatuato. E, il mattino seguente, tanti quotidiani sono stati pronti a mettere in prima pagina titoli su una discesa in campo che, di fatto, non ci sarà.

Oggi, infatti, è stato proprio il marito di Chiara Ferragni a rompere il silenzio con un video parodia (che nella prima ora online ha raggiunto quasi i 2 milioni di visualizzazioni) in cui, seduto alla scrivania ed elegante nel suo abito di circostanza ripercorre, in parte, le parole del Silvio Berlusconi degli esordi. “L’Italia è il Paese che amo…” si ascolta in apertura.

Poi, il cantautore di Rozzano snocciola, uno dopo l’altro, i motivi distorti per cui avrebbe scelto di passare dal palco allo scranno: “ho deciso di scendere in campo e frodare la cosa pubblica perchè non voglio vivere in un Paese civile, governato da forze mature e da uomini legati a doppio filo ad un passato di conquiste sindacali e di diritti per tutti. Il movimento politico che vi propongo si chiama, non a caso, disumano”.

Disumano, lo ricordiamo, è anche il titolo del suo nuovo album di inediti in uscita il prossimo 26 novembre. Ed è proprio fino a quel giorno che andrà in scena sui canali social del rapper una finta campagna elettorale.

Una presa per i fondelli bella e buona, ma anche una denuncia sociale in pieno stile Fedez, che nel mirino della stampa e di una certa politica, è finito da quel lontano primo maggio. Il giorno in cui ha deciso pubblicamente di schierarsi a favore del DDL Zan.

Un comportamento che in molti – il segretario della Lega in primis – hanno vissuto come una sfida e non gli perdonano. Quasi come se, per un personaggio celebre, parlare di tematiche sociali e argomenti “di attualità” fosse sconveniente.

Quello di Fedez non è certo un caso isolato e, da sempre, chi vive di arte ha avuto un ruolo fondamentale nelle battaglie politiche e soprattutto sociali. Basti pensare a Leonardo Di Caprio che dal palco degli Oscar, alla sua prima statuetta, ha parlato di cambiamento climatico, un tema che continua a stargli a cuore; o Elton John e Hugh Grant apertamente schierati contro la Brexit. E ancora, andando a ritroso, Keith Harring che ha cercato con diverse opere di sensibilizzare alla conoscenza del virus dell’AIDS. O Lady Gaga che, ospite a Che tempo che fa, da Fabio Fazio ha voluto lanciare il suo messaggio di vicinanza alla comunità LGBTQ+ italiana.

L’arte è vita. E per questa ragione non è solo ovvio, ma addirittura auspicabile, che tanti personaggi pubblici – soprattutto quelli più in vista – possano interessarsi alla quotidianità. Così magari la smetteremo di sentir parlare di “artisti che ci fanno divertire” e non saremo più costretti ad ascoltare i discorsi di chi pensa che “con la cultura non si mangia”.

La dichiarazione d’intenti video di Fedez, comunque, continua: “Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande incubo: quello di un’Italia sempre più ingiusta, menefreghista verso chi ha bisogno, che nelle recite di fine anno della Comunità Europea ha il ruolo del cespuglio”, spiega il rapper. E, con questo ennesimo colpo di frusta a politici e giornalisti, dimostra non solo di voler continuare a fare il suo mestiere e di voler rimanere estraneo al mondo elettorale, ma anche di essere un artista che non ha alcuna intenzione di smettere di dire la sua.

E, a quanto pare, in questi giorni, chiunque abbia abboccato al dominio fasullo che lo voleva in corsa per il 2023, ha soltanto fatto il suo gioco. Chapeau!

 

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