Zucchero racconta “Discover”, primo album di cover della sua carriera (intervista)

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Zucchero Discover
Foto di Daniele Barraco

Nella suggestiva cornice del The Sanctuary Experience di Milano, Zucchero “Sugar” Fornaciari ha presentato alla stampa il suo nuovo album, Discover, primo progetto interamente composto da cover della sua carriera.

Il disco sarà disponibile da venerdì 19 novembre: per tutte le info sulla tracklist dell’album e sui formati disponibili (CD, LP, box in edizione limitata) vi rimandiamo a questo articolo, mentre qui sotto trovate le parole di Zucchero durante la conferenza stampa di presentazione di Discover e, più in basso, la nostra videointervista esclusiva.

Come sei arrivato alla selezione delle canzoni che hanno composto l’album?

Sono partito da 500 titoli che avevo raccolto negli ultimi 3 anni in cui ho lavorato a questo progetto, dalle canzoni che suonavo all’inizio con le mie prime band fino a quelli che mi hanno emozionato negli ultimi anni. Ho scelto di non inserire brani aggressivi o tirati come in altri dischi in studio che avevo fatto, e in generale c’è un velo di malinconia in tutte le canzoni.

Non è stato facile scegliere, perchè ho dovuto lasciare indietro dei brani che ho amato tanto quanto quelli che ho inserito: ad esempio ci sono pezzi che è meglio non toccare perché è impossibile farli meglio, tipo A Whiter Shade Of Pale dei Procol Harum, che è uno tra i brani che amo di più, è stato rifatta da molti, ma io ancora non riesco a smettere di emozionarmi quando sento l’originale.

È molto facile rovinare i brani: ti piace una canzone, allora la provi ma magari non è nelle tue corde; poi ad esempio ci sono quelle che sono già stati fatti da altri, quindi lì cerchi di essere non ovvio. Di conseguenza il campo si restringe rapidamente ed un’ampia scrematura si fa già sulla base di quello. Alla fine ho scelto questi brani perchè raccolgono le due mie anime, ovvero l’amore per la musica afroamericana e le mie radici italiane, e quindi la nostra melodia.

I primi due brani sono versioni in italiano di un brano di Michael Stipe, No Time For Love Like Now, e uno di Bono degli U2, Let Your Love Be Known, pubblicati entrambi durante la pandemia.

Ho scoperto la canzone di Bono navigando su YouTube: lui l’aveva fatta a casa sua e pubblicata sui social. Io ho apprezzato subito il testo in inglese, l’ho chiamato, ci siamo scritti, gli ho chiesto di poter scrivere la versione in italiano ed è stato come al solito molto generoso: non solo mi ha mandato la traccia della sua voce per poter fare un “cameo”, ma ha voluto fare tutti i cori, armonizzati in stile Beatles, perchè ci teneva molto.
Inoltre quando faccio le canzoni che scrivo insieme a Bono, lui è un coach mica da ridere: “Zucchero, puoi fare di più, in questo punto hai calato la tensione”, e io gli do retta, perchè spesso ha ragione, essendo molto preciso nel lavoro.

Per quello che riguarda Amore adesso, versione italiana di No Time for Love Like Now di Michael Stipe con Aaron Dessner, ha pubblicato un bellissimo post su Facebook quando ho fatto il suo pezzo in Piazza San Marco a Venezia, dicendo che si era commosso ascoltando la canzone, anche per l’ambientazione.

Perchè hai scelto di inserire Con te partirò di Andrea Bocelli piuttosto che Il mare calmo della sera, che avevi co-scritto?

Esatto, avevo scritto Il mare calmo della sera, con cui Bocelli aveva vinto la sezione Nuove Proposte al Festival di Sanremo del 1994, quindi aveva diritto di partecipare l’anno dopo tra i big, e il brano selezionato era Con te partirò.
Una sera Andrea viene a cena a casa mia, mi parla del brano ma mi dice che non è molto convinto, che c’è qualcosa che lo frena. Me lo fa ascoltare e io gli dico “Ma tu sei matto! Questa canzone ha una memodia straordinaria!”. Siamo stati a discuterne fino alle 5 di mattina, ma fortunatamente alla fine si è fatto convincere, ed avevo ragione, perchè è la canzone che l’ha lanciato in tutto il mondo.

Ho sempre pensato a come l’avrei fatta io e ho provato quasi per sfizio a farla in versione minimalista, togliendo la grande orchestra, così imponente, e rendendola un po’ più intima, più mia. Mi è piaciuto molto il risultato e per questo ho deciso di inserirla.

Come mai hai scelto Mahmood per Natural Blues?

Fin dalla sua prima esibizione avevo capito quanto fosse dotato vocalmente: ha un grande talento ed è in grado di interpretare le canzoni con un timbro di voce molto soul. La canzone l’ha scelta lui, io gli ho mandato 5-6 brani che pensavo potesse interpretare bene e lui ha scelto questo.

Nel disco c’è una nuova versione di Luce (tramonti a Nord-Est), brano che avevi scritto con Elisa e con cui ha vinto il Festival di Sanremo nel 2001.

C’è un aneddoto curioso da raccontare sulla nascita di questo brano: un giorno mi chiama Caterina Caselli dicendo che voleva mandare Elisa a Sanremo, però lei all’epoca non voleva cantare in italiano, quindi di conseguenza non voleva andare al Festival. Quindi la Caselli mi dice che l’avrebbe mandata da me il giorno dopo “perchè tu riesci a rendere un testo in italiano come fosse in inglese”. Lei si presenta, puntuale, dicendo “sono Elisa, ma tanto io a Sanremo non ci vado, non canterò mai in italiano”. “Iniziamo bene”, ho pensato…
Quindi le ho detto di andare a fare un giro, magari una passeggiata al mare, e di tornare dopo un paio d’ore. Quando è rientrata, avevo scritto l’inciso del brano. Lei mi fa “bello, ma tanto io a Sanremo non ci vado”.

Di lì a poco sono partito con Corrado Rustici per andare a San Francisco a registrare il mio disco, Shake, e abbiamo seguito la serata finale del Festival di Sanremo da lì, facendoci mettere un maxischermo in studio di registrazione, come fosse la finale dei Mondiali di calcio. Guardare in diretta la finale dall’altra parte del mondo e apprendere in questo modo che Elisa aveva vinto con Luce è stato molto emozionante. Arrivare poi anche secondo, sempre come autore, grazie a Di sole e d’azzurro di Giorgia è stata la ciliegina sulla torta.

C’era qualche altra collaborazione che avresti voluto inserire in questo disco?

Quando mi sono messo a lavorare a Discover volevo fare Honky Tonk Women dei Rolling Stones con i Måneskin, ma erano in giro per impegni promozionali, quindi non se n’è fatto niente. Poi, ironia della sorte, hanno aperto proprio un concerto degli Stones negli Stati Uniti. Comunque non sarebbe male scrivere per loro, mi piacciono molto.

Che idea ti sei fatto riguardo l’attenzione che le istituzioni hanno del tuo mestiere?

La mia idea è quella di regalare al ministero della cultura la tibia di un legionario romano, magari ritrovata a Paestum, così vanno in tv a parlarne, godono come ricci e si sentono acculturati. Però è evidente che della cultura popolare non gliene frega un cazzo!

Ecco la nostra videointervista esclusiva con Zucchero. Buona visione!

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