Jazz Noir: indagine sulla misteriosa morte del leggendario Chet Baker

0
Chet Baker

Chesney Henry Baker, Jr:  semplicemente Chet Baker. Il trombettista jazz che ha lasciato il pubblico, il mondo, a bocca aperta il 13 maggio 1988 precipitando dalla finestra di un albergo di Amsterdam. Una morte contaminata da domande a cui nessuno, probabilmente, può rispondere con la verità, ma solo con suggestive spiegazioni per dare un senso alla tragedia.

E, come ogni dannata tragedia che si rispetti, le voci si sono mescolate contendendosi il podio delle banali e scontate ovvietà che non sono all’altezza della genialità di grandi artisti, da Brian Jones a Jimi Hendrix, per esempio,  e anche Chet Baker, il grande Chet Baker, ne è stato a sua volta vittima.

Ma le conclusioni di improvvisati dottori ed esperti, per fortuna, durano il tempo di una sigaretta e gli omaggi ridimensionano il brusio assordante che, spesso, uccide più di ogni altra fatale dipendenza e mortale debolezza.

Tra le ultime dediche alla Leggenda del cool jazz arriva nelle sale italiane da lunedì 22 novembre a mercoledì 24 il film biografico JAZZ NOIR – Indagine sulla misteriosa morte del leggendario Chet, firmato dal regista olandese Rolf van Eijk che ha voluto partire proprio dalla fine per ripercorrere gli ultimi giorni di vita, recuperando tracce originali dalle ultime incisioni di Chet Baker.

Ad interpretare l’artista, dal modo di parlare a quello di camminare, è il frontman de The Walls and The Stunning Steve Wall: “Per preparami a questo ruolo ho cercato tutto ciò che lo riguardava, libri, interviste e filmati di concerti- racconta Steve Wall – … Non avevo mai suonato la tromba prima, ma ho preso lezioni durante le riprese, ho imparato anche la diteggiatura e la respirazione, quindi sembra che stia davvero suonando”.

Il film sarà proiettato nelle sale del Wanted Clan; ecco cosa ha dichiarato Lorenzo Fantini, direttore artistico: “Abbiamo scovato per caso questa pellicola durante un viaggio ad Amsterdam… È realistica e ricercata la parte dedicata a Chet Baker, particolare la scelta di dedicare il film ai suoi ultimi anni e non a quelli del grande successo. È un film pieno di dolore e di senso di colpa nordico, autenticamente blues, ma credo sia un lavoro profondamente onesto e pieno di amore per la musica e per Chet”.

Per quanto riguarda la città di Milano, le proiezioni sono state inserite all’interno del calendario della Milano Music Week 2021, in programma dal 22 al 28 novembre, insieme ad altri appuntamenti speciali, come i concerti e le letture dedicare all’artista.

L’elenco delle sale aderenti.

JAZZ NOIR – Indagine sulla misteriosa morte del leggendario Chet, recensione

Abbiamo visto in anteprima il film giovedì 18 novembre presso il Wanted Clan di Milano, ecco la nostra recensione.

Il film inizia con la celebre frase dell’artista in cui racchiude la sua idea del blues, quel dannato approccio che ha reso la sua maratona della vita più breve, forse, ma sicuramente indimenticabile: “Il blues pervade tutti noi. Noi abbiamo bisogno del blues, perché quando sei stanco del blues non hai più niente su cui contare”.

Dalla prima all’ultima scena, la voce di Baker narra gli ultimi giorni, gli sbalzi d’umore, crisi di astinenza ed esistenziali, tracciando le montagne russe, dall’inferno al Paradiso, fino all’ultima curva e poi…poi il corpo, inerme, in strada.

“Guardatemi adesso” invita Baker per mostrare che la magnificenza e gli onori artistici non ti salvano dalla veste della morte e il tuo corpo è solo un pezzo di carne senz’anima: il cuore ha smesso di battere.

Ed ecco che entra in scena Gijs Naber nel panni del Detective Lucas che, dopo aver dato un’occhiata veloce al corpo in strada, entra nella camera dell’hotel: la stanza è in ordine e solo la tromba è lì, per terra. “Solo un drogato” sottolinea la poliziotta, una fin troppo sintetica conclusione.

Le scene si susseguono nei salti temporali dei ricordi di personaggi chiave, come il manager e la compagna Sarah, e la vita del detective. Perché? Perché la pellicola celebra, certamente, il genio di Baker, ma lo porta nella dimensione umana e azzittisce ogni commento superfluo ponendo un parallelismo tra due persone apparentemente diverse, l’artista sregolato e un detective tutto d’un pezzo, ma tanto simili da essere, forse, presi dalla morte allo stesso modo.

Non c’è la forzatura di rendere santo e senza macchia l’artista, ma di mostrarlo nella quotidianità, anche negli aspetti più ordinari, come la difficoltà di suonare con la dentiera, fino a quelli poco dignitosi come i commenti al muro di Berlino, i debiti, fino alla violenza sulla compagna Sarah: un poetico strazio artistico dei problemi dell’uomo comune.

Inutile mascherare un’anima dannata, ma tutti coloro che lo avevano conosciuto riconoscevano in lui la creatività divinità incarnatasi in un corpo umano: “Più diventava pazzo e meglio suonava” confessa Raymond Thiry che interpreta Simon.

Genio e sregolatezza… In questo Jazz Noir non sono prevalse l’una sull’altra, ma sicuramente la seconda ha messo il punto alla vita mortale di uno dei più importanti trombettisti della musica jazz.

Sinossi: Amsterdam, 1988. Il detective Lucas è incaricato di indagare sulla misteriosa morte della leggenda del jazz Chet Baker. Ripercorrendo gli ultimi giorni di Baker viene trascinato in un oscuro viaggio musicale in cui incontra Sarah, l’ultima amante, Simon, l’amico silenzioso e Doctor Feelgood, l’ambiguo ammiratore. Mentre si addentra nella mente del famigerato trombettista, Lucas affronta contemporaneamente i propri demoni e le proprie ombre.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

 

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome