Arisa: «Ero romantica. Ora sono più sfacciata»

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arisa ero romantica
Foto di Sara Purisiol

Arisa torna con un nuovo album dal titolo Ero romantica, disponibile da venerdì 26 novembre. Un progetto discografico all’insegna dell’indipendenza: infatti, è Arisa l’interprete, l’autrice e la discografica.

A produrlo è stato Jason Rooney con la coproduzione di Giuseppe Barbera in Licantropo, Cuore, La casa dell’amore possibile, L’arca di Noè; mentre, Psycho e Altalene sono stati prodotti da Danusk, il brano Maddalena vede la produzione sia di Danusk che di Jason Rooney e Potevi fare di più è stato invece prodotto da Adriano Pennino.

“Sono riuscita con i miei collaboratori a rendere uniforme quelle cose che per eccellenza non lo sono, ovvero le sfaccettature dell’essere umano – racconta l’artista – Tendiamo sempre a classificare una persona con degli aggettivi, ma non penso che una cosa escluda l’altra: sia sexy, erotica, che romantica”

Un disco tutt’altro che leggero, come un primo ascolto potrebbe far pensare. Infatti, per raccontarsi, Arisa sceglie la sonorità della dance music, dove i beat dettano i battiti del cuore e dei respiri, dove l’atmosfera ricorda la spensieratezza delle piste delle discoteche e la leggerezza dei corpi che si muovono. Infondo, si va a ballare per staccare la spina, per dar tregua alla propria testa, per smettere di pensare, almeno per quelle ore, a quel chiodo fisso.

Parole dure, su cui riflettere, vestite di leggerezza per sdrammatizzare ed esorcizzare il dolore. In questi testi sono tanti i concetti importanti e ogni brano scandisce gli stati d’animo di chi vive la fine di una relazione: dalla rabbia, alla negazione, dalla disillusione alla conoscenza più intima e profonda di noi stessi.

Arisa lascia guardare dentro di lei e dentro Rosa, senza filtri, del resto, come ci ha abituato in questi anni, ma, stavolta, sorridendo al magone allo stomaco ed evocando tutta la forza delle donne di cui si fa manifesto il brano Maddalena.

Ma questo, riguarda solo la prima parte della tracklist perché dal brano Licantropo, lo scenario, anche sonoro, cambia: si torna a credere nell’amore e l’euforia della frustrazione se ne va.

Adesso, le canzoni parlando di fiducia, di un amore possibile, di voglia di certezze e di prendersi per mano e di salvare quello che di vero c’è.

Non è un caso, dunque, che a chiudere il disco sia l’Arca di Noè, come non è stato un caso che ad aprirlo è stato Ero Romantica: ritornare a sè stessi per ripartire con gli altri.

La tracklist: Ero Romantica, Psycho, Agua de Coco, Altalene,, Maddalena, Licantropo, Cuore, La casa dell’amore possibile, Ortica, Potevi fare di più, L’Arca di Noè.

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Arisa, l’intervista

Ad un primo ascolto, distratto, questo album potrebbe sembrare leggero per la via delle scelte musicali di alcuni brani, come appunto Ero Romantica, Psyco, ma in realtà è tutt’altro che leggero perché i temi trattati sono molto profondi. È un invito, provocazione, ad andare oltre alle prime impressioni, alle apparenze? Penso, per esempio al brano Altalene in cui la protagonista accetta tutto pur di avere quel momento di calore.

Ero Romantica non è un album leggero ma non lo definirei pesante. È il racconto sfacciato e sfaccettato di un’umanità  reale e multiforme che non si trova nelle pubblicità per famiglie. Nessuna provocazione ne’ velleità rivoluzionarie, sono solo io, che in realtà non mi trovo molto diversa dal resto del mondo. Un disco  con cui cerco di normalizzare gli istinti per placare certe morbosità e tabù, che parla di abbandonarsi alla vita con il solo scopo di rendersi merito nel rispetto del prossimo, all’insegna dell’amore, che cambia faccia e direzione a seconda di chi, e cosa, cade e accade nella nostra vita.

La donna di altalene è una donna  complessa, che ha vissuto tante vite e che ha capito che l’unica gioia che ha è quella di ritrovarsi fra le braccia del suo lui, ed è disposta a sacrificare tutto affinché le sue braccia la circondino. L’amore è amore, nessuno decide com’è davvero, è un sentimento così magico, unico e raro che non può essere incasellato in una griglia. Mi faceva piacere scrivere di una donna che accetta volontariamente una sorta di schiavitù in cambio di una libertà più grande: quella di amare l’uomo che vuole come vuole.

L’ascolto di questo album, brano per brano, sembra ripercorrere le fasi di chi vive la fine di una relazione: dalla disillusione dell’amore, alla negazione fino all’accettazione. La scelta della tracklist, come è avvenuta?

Si, parla di un processo di guarigione. La tracklist nasce dalla voglia di delineare una linea di confine tra una fase e l’altra. L’album è idealmente diviso in due: il lato A, nettamente erotico, il lato b nettamente romantico. Quando i miei ascoltatori hanno voglia di emozionarsi possono sentire il lato romantico, quando si sentono friccicarelli o hanno voglia di fare l’amore possono sentire il lato erotico.

Un altro brano chiave di questo disco è Maddalena, celebrazione di figure storiche come, appunto Maria Maddalena, Lilith. Se dovessi, invece, parlare di donne contemporanee, di chi scriveresti?

Parlerei di mia madre o delle mie zie, che pur non essendo famose hanno lottato e lottano tutti i giorni per avere il loro posticino al sole. Sono donne umili, pulite, lavoratrici, che si sacrificano da sempre per le persone che amano.

Nel brano Psycho è interessante il confronto tra Psycho, appunto, e Rosa, comparazione che riprendi anche nel brano Maddalena. Che differenza c’è tra questi due confronti?

Nessuna differenza, io sono Rosa per chi mi conosce, Psycho per chi mi giudica, Maddalena per chi cerca di mettermi in un angolo.

Uno dei problemi che ancora perdura in questi giorni è quello del pregiudizio che va a soffocare argomenti importati: hai affermato che si parla poco della condizione delle donne. Spesso si dice che chi ci governa dovrebbe fare, i media dovrebbero fare. E, invece, partendo da noi?

Penso che tutti noi potremmo amarci di più e farci più del bene.
Io credo che i media dovrebbero selezionare meglio i contenuti e dare una direzione che guardi alla fratellanza, all’unione, all’inclusività. Io ad esempio non guardo i programmi dove la gente urla e si insulta. Voglio mantenermi “pulita” e orientare il mio pensiero secondo un certo flusso positivo. Credo che al governo, ai vertici dei canali televisivi e radiofonici dovrebbero esserci degli psicologi, antropologi, sociologi delle persone laureate e con esperienza, persone che riescano a veicolare una comunicazione sana. Che selezionino codici e contenuti. In poche parole che educhino.

Non si rischia di cadere nella censura?

Non vedo rischi di censura in questo, credo davvero che uno sforzo di comunicazione positiva aiuterebbe a orientarci meglio.

Cosa ti auguri?

Mi auguro che lo Stato capisca che amministrare una grande comunità è un po’ come prendersi cura di un nucleo familiare, la gente va amata, istruita, accudita, protetta. Così come fanno una madre e un padre con i propri figli.

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Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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