Dall’Italia a Zanzibar, intervista a Krissel Pierri, la pittrice di Freddie Mercury

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Freddie Mercury

Sono innumerevoli gli artisti che in questi ultimi decenni hanno ritratto Freddie Mercury, ma c’è una pittrice italiana, Krissel Pierri nata a Galatina di Lecce nel gennaio 1988, che spicca tra tutti a tal punto di aver catturato l’attenzione di personaggi importanti appartenenti al “mondo Queen”, oltre a quella dei fan della storica band inglese.

Krissel ha studiato decorazione pittorica presso l’Istituto Statale d’Arte, successivamente ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Lecce conseguendo il Diploma Accademico di Conservazione e Restauro d’Arte.

Predilige la ritrattistica che le permette di cogliere al meglio le emozioni del soggetto dipinto, avviando una ricerca delle forme attraverso gli stati d’animo.

La giovane artista riesce a distinguersi per gli straordinari dipinti emozionali di trascendentale bellezza, con i quali trasmette tutta la sua passione per Mercury, ma non tutti conoscono il susseguirsi degli incredibili eventi che la legano al suo mito, ormai consacrato come leggenda della musica contemporanea.

L’ abbiamo intervistata per conoscere meglio la sua Arte e la bellissima storia che la unisce a Freddie Mercury: buona lettura!

Com’è nata la tua immensa passione per Freddie Mercury e qual è stata la tua prima opera a lui dedicata?

Ho scoperto Freddie e la sua musica a 5 anni grazie alla musicassetta “Freddie Mercury-Remixes”, che mi ha accompagnata per tutta l’infanzia, di lui conoscevo solo la sua voce e la sua figura ritratta nelle uniche due immagini presenti sulla cover, che facevano riferimento ai video di “I Was Born to Love You” e di “The Great Pretender”.

Da bambina ascoltando le sue canzoni, pur non conoscendo l’inglese, riuscivo a percepire un’energia travolgente dettata da una grinta e forza straordinarie, ma al tempo stesso avvertivo anche un senso di malinconia, solitudine e dolore. Ripensandoci rimango tuttora stupita dal fatto che a quell’età riuscissi a captare così tanti stati d’animo presenti nelle sue composizioni, ora posso dire che la sua voce è diventata per me un rifugio e una rassicurazione.

Dopo molto tempo ho scoperto che Freddie faceva parte di un gruppo musicale chiamato “Queen”, per me è stata una vera e propria rivelazione ed ho iniziato a collezionare album, foto, libri, dvd e poster della band inglese. Mentre l’arrivo di internet mi ha permesso di raccogliere un gran numero di immagini che mi hanno dato la possibilità di ritrarre Mercury in varie pose.

Ero una ragazzina, non avevo nessuna conoscenza tecnica se non una grande passione e propensione per l’arte. Avevo realizzato piccoli disegni a matita, oggi probabilmente nascosti in soffitta tra le pagine di qualche album, ma credo sia meglio lasciarli lì!

Invece il mio primo ritratto ufficiale di Freddie mi è stato commissionato nel 2015, si tratta di una tela 80X60 cm dipinta utilizzando i colori ad olio. Ho deciso di raffigurare Mercury nel preciso istante in cui comparve davanti al suo pubblico indossando la corona e il mantello, reggendo il microfono come fosse uno scettro, quando fece il suo ingresso regale sulle note di “God Save The Queen”, nel momento conclusivo del faraonico Magic Tour del 1986. La mia intenzione era quella di cogliere lo sguardo fiero e orgoglioso dell’eterna leggenda del Rock.

Sono affezionata a quel dipinto in quanto ha permesso di farmi conoscere a noti personaggi del “mondo Queen” ed anche perché ha segnato la fine di un capitolo della mia vita e un nuovo inizio. Per me è stato molto doloroso affrontare alcune situazioni, ma Freddie sembrava ricordarmi che avrei dovuto indossare sempre la mia corona e procedere a testa alta, malgrado le difficoltà.

Freddie Mercury
I Will Be a Legend 60×80

I tuoi dipinti ritraggono Freddie in un periodo specifico della sua vita che spazia dai primi anni ’70 fino ai primi mesi del 1991. A cosa ti ispiri quando crei, come decidi “quale Mercury” dipingerai e che tecniche pittoriche prediligi per la realizzazione delle tue opere?

I miei dipinti nascono sempre da una visione mentale improvvisa o da una intuizione. Sono fortemente connessa al mondo spirituale e spesso queste immagini mi compaiono durante meditazioni o sogni, altre volte invece traggo ispirazione dalle canzoni o da immagini che lo raffigurano.

Dopo aver scelto la figura inizio a studiare la struttura della composizione, in maniera tale da concentrare l’attenzione dello spettatore su un punto specifico dell’opera, come ad esempio lo sguardo o un gesto, oppure far spostare il focus da un punto all’altro della tela, creando così una sorta di dinamismo compositivo. La scelta cromatica non è casuale, anch’essa studiata in base al significato simbolico e inerente al messaggio dell’opera in relazione all’atmosfera che voglio ricreare nel dipinto.

Le tecniche utilizzate sono in realtà una conseguenza dei miei stati d’animo. Come per ogni artista il mio sentire è strettamente connesso all’arte, ed é impossibile scindere la mia persona dall’esecuzione tecnica di un dipinto, come fosse un dispositivo automatico. Dipingere per me è uno stato meditativo, una sorta di trance in cui vi è un collegamento diretto fra la mia anima, quella di Freddie e la tela. Dipingo sempre nelle ore notturne in maniera tale da disconnettermi totalmente dal mondo e da qualsiasi distrazione circostante, ogni azione che compio relativa a quei momenti creativi è sacra.

Freddie Mercury
Stone Cold Crazy 80×100

La tecnica che prediligo è la pittura ad olio, perché mi consente di creare finissime velature e quindi ottenere effetti di luce e di profondità, ammorbidire le sfumature e potenziare il modellato. Sono effetti difficilmente raggiungibili con altre tecniche pittoriche. I processi di lavorazione sono molto lunghi e bisogna avere anche molta pazienza per ottenere il risultato ambito.

Quando il mio stato d’animo è agitato preferisco utilizzare tecniche immediate, come la pittura con colori acrilici. Spesso in queste situazioni ricorro a spatole di diverse dimensioni e pennelli che lasciano intravedere ogni singolo gesto e tocco di colore. Si tratta di una pittura d’azione in cui ogni gesto è un atto liberatorio, alcune volte un automatismo psichico in una sorta di trance creativa, ma soprattutto un mezzo per esprimere incontenibili pulsioni interiori. Posso gettare grandi quantità di colore sulla tela, creando varie consistenze materiche e giocare con molte texture. L’ampia gamma di materiali a mia disposizione mi fa spaziare e creare con molta inventiva.

Amo in queste circostanze utilizzare specifiche tonalità che meglio esprimono il fermento creativo, la passione, l’arte e il genio irrefrenabile che risiede in Freddie. La sua fiamma, l’energia ancestrale viene rappresentata con cromie calde, violente, travolgenti come la lava di un vulcano.

Freddie Mercury
Burn Inside

Grazie alla tua Arte hai potuto incontrare persone che hanno conosciuto e lavorato con Freddie e che tuttora lavorano per i Queen. Ci puoi raccontare alcuni aneddoti relativi a questi incontri?

Ho avuto la fortuna di incontrare sia consapevolmente che inconsapevolmente noti personaggi legati al mondo Queen. Tutto ha avuto inizio nel settembre del 2019 quando, oserei dire, “mi è suonato un campanello nella testa” come fosse stata una sorta di chiamata, così ho preso impulsivamente la decisione di raggiungere Montreux per partecipare ai festeggiamenti organizzati in onore del 73° anniversario della nascita di Freddie Mercury. Non conoscevo nessuno, non parlavo l’ inglese e nemmeno il francese, non avevo la minima idea di cosa sarebbe successo e di chi avrei incontrato in quel luogo.

Avevo prenotato il pernottamento in un ostello che dista 25 minuti di camminata dalla celebre statua di Freddie posizionata di fronte al Lago Lemano, non mi importava avere comfort, ma solo essere presente in quel posto, che ho raggiunto tramite un estenuante viaggio in treno durato la bellezza di 24 ore, essendo partita da Lecce. Per fortuna con me avevo qualcosa a cui tengo particolarmente, la biografia di Peter Freestone assistente personale di Mercury, libro che avevo letto un’infinità di volte, divenuto in quella particolare occasione un importante compagno di tragitto dall’ Italia verso la Svizzera.

L’esperienza a Montreux è stata straordinaria ed emozionante fin dall’ inizio, l’atmosfera era assolutamente magica! Nel pomeriggio del 7 settembre ho incontrato Greg Brooks archivista ufficiale dei Queen, che stava all’interno della mostra-museo “Queen: The Studio Experience”, aveva con sé il microfono che Freddie utilizzava sul palco durante i concerti e consentiva ai vari fan, grazie a una donazione destinata alla raccolta fondi per la Mercury Phoenix Trust (organizzazione di volontariato e di informazione per la lotta contro l’ AIDS), di scattare delle foto con quella “mitica reliquia”!

Spinta dalle nuove amiche conosciute in quei giorni ho preso coraggio, grazie a quattro parole di inglese scolastico che ricordavo mi sono presentata a Greg ed ho colto l’occasione per mostrargli la foto del mio primo dipinto di Freddie. Lui inizialmente pensava che fosse un scatto fotografico modificato con dei filtri digitali, ma quando ha capito che si trattava di un vero e proprio dipinto ad olio ne fu molto colpito, a tal punto di invitarmi a partecipare alla Queen Convention che si sarebbe svolta in Inghilterra il mese successivo. Presa dall’emozione, sono scoppiata in lacrime, generate da un mix di gioia ed incredulità!

Lo stesso pomeriggio ho acquistato da una ragazza conosciuta sul posto il biglietto del party ufficiale per la celebrazione del 73° compleanno di Freddie, che si sarebbe tenuto qualche ora dopo al Casinò Barriére. I biglietti disponibili per quell’evento erano finiti da mesi, ma posso dire che anche in questo caso la fortuna è stata dalla mia parte. Senza alcun timore ci sono andata da sola, all’avventura come sempre e in un momento di tranquillità durante i festeggiamenti, ho avuto il piacere di conoscere Peter Freestone (assistente personale di Mercury negli ultimi suoi 12 anni di vita) al quale ho chiesto gentilmente di autografarmi la sua biografia (nonchè il mio primo libro su Freddie) che mi aveva tenuto compagnia in viaggio.

Nel tentativo di fare amicizia con un ragazzo dello staff che aveva visto il mio dipinto, si è creata l’occasione di conoscere una signora dai modi eleganti, molto colpita dal mio lavoro pittorico. Iniziò a parlarmi in italiano spiegandomi che spesso andava in vacanza in Italia, era molto interessata al mio quadro e mi disse che collaborava spesso con i fan e le sarebbe piaciuto rimanere in contatto con me. Mi dimostrai subito entusiasta per la sua proposta, ma rimasi sconvolta quando scoprii, durante il mio viaggio di ritorno verso casa, che la donna con cui avevo parlato era Claudia Beach, la moglie di Jim Beach manager dei Queen!

Freddie Mercury
Krissel Pierri con Peter Freestone Montreux 2021

Il mese seguente andai, su invito di Greg Brooks, alla Queen Convention a Mablethorpe organizzata dal Fan Club Ufficiale della band. Greg mi chiese di portare un quadro nel caso in cui ne avessi avuto uno di piccole dimensioni, ma da buona fan di Freddie pensai al suo motto “The bigger the better, in everything”, perciò decisi di portare con me un dipinto 40×80 cm, che venne presentato al pubblico durante la conferenza di Greg Brooks e Jim Jenkins, biografo ufficiale dei Queen.

Quando il dipinto fu rivelato, gli spettatori si lasciarono andare ad un “boato di stupore” seguito da interminabili applausi, fu davvero una emozione incredibile rimasta indelebilmente impressa nella mia mente e nel mio cuore. Durante il party della sera precedente Greg mi presentò Jim Jenkins che mi chiese di mostrargli in anteprima il dipinto, quando lo vide si portò una mano alla bocca e spalancò gli occhi mentre gli si riempivano di lacrime dalla commozione.

Iniziò a gridare: “I suoi occhi! I suoi occhi! Incredibile! Sei riuscita a catturare la sua anima!”.

Avrei voluto ci fossero le telecamere per registrare quello straordinario momento.

Nel corso dei primi mesi di pandemia ho avuto modo di conoscere attraverso i canali social, Rudi Dolezal, il regista di molti celebri video e documentari dei Queen e di Mercury solista.

Invece di commentare pubblicamente la sua diretta, per errore gli scrissi in privato e da lì iniziò il nostro rapporto di amicizia virtuale. Guardando la mia pagina si innamorò dei miei dipinti tanto da condividerli nei suoi profili social, creò un video interamente dedicato ad essi e lo mandò in onda durante i suoi programmi televisivi sia da Miami che dall’Austria. Mi chiese di realizzare un quadro ispirato ad una foto molto nota che lo ritrae con Freddie. Dipinsi una tela 40×40 cm ricca di significati simbolici, che gli spedii a Miami luogo in cui viveva in quel periodo. Nel settembre 2021 ho conosciuto Rudi per la prima volta dal vivo a Montreux in occasione dei Celebrations Days, negli stessi giorni ho incontrato nuovamente Peter Freestone al quale ho donato il mio Art Portfolio aggiornato. Recentemente sono stata contattata dall’assistente di Peter che mi ha proposto di inserire alcuni miei dipinti all’interno del suo nuovo libro autobiografico.

Freddie Mercury
The Legend’s Gaze 40×80

Nel giugno 2021 sei andata Zanzibar, l’isola della Tanzania che ha dato i natali a Freddie Mercury (all’anagrafe Farrokh Bulsara), dove hai esposto due tuoi dipinti al “Freddie Mercury Museum”. Com’è nata l’idea di raggiungere Zanzibar e che emozioni ti ha lasciato questa esperienza così significativa che hai vissuto?

Come spesso racconto, molti dei miei progetti e dei miei dipinti nascono da visioni improvvise che compaiono come flash nella mia mente. Un pomeriggio nell’agosto 2020 ho visto un dipinto di Freddie all’interno del museo di Zanzibar a lui dedicato. Nella mia mente l’opera era completa, meravigliosa, descritta e strutturata in ogni minimo dettaglio. Estremamente commossa da quella visione, pensavo che sarebbe stato davvero bello fare questo regalo a Freddie e riportarlo a Zanzibar in tutto il suo splendore. Sappiamo che la sua figura in quel luogo è molto controversa, per cui la mia idea era proprio quella di onorare il suo ricordo, la sua memoria e il suo genio artistico. Credo fermamente che Freddie sia un grande esempio per tutti noi: ha creduto nel proprio talento, ha lottato e ha portato avanti la sua missione di vita, dal nulla è diventato una leggenda con non pochi sacrifici. Attraverso la sua musica e la sua arte ha aiutato tanta gente e anche oggi, a 30 anni dalla sua morte, Freddie ha la capacità di aiutare e confortare. Le persone onorano il suo ricordo, lo amano e portano avanti attività benefiche per sostenere la ricerca per contrastare l’Aids.

Dopo aver avuto quella visione ho deciso di contattare Greg Brooks per proporgli la mia idea, a lui è piaciuta moltissimo e ha deciso di presentarmi ad Andrea Boero e Javed Jafferji, fondatori del “Freddie Mercury Museum” di Zanzibar.

Freddie Mercury
Krissel Pierri a Stone Town Giugno 2021

Attraverso uno scambio di e-mail hanno valutato il mio progetto e visionato le mie opere, e nel maggio 2021, 8 mesi dopo, mi hanno invitata come loro ospite sull’isola, chiedendomi di portare con me due dipinti. Due settimane dopo ancora incredula, mi sono ritrovata a Zanzibar, precisamente a Stone Town (città natale di Mercury), con la sensazione di essere a casa, in famiglia. Andrea e Javed hanno organizzato per me un bellissimo tour, che mi ha permesso di conoscere tutti i luoghi legati a Freddie, compresa la visita all’interno del Tempio del Fuoco, posto in cui Freddie ricevette l’iniziazione alla religione Zoroastriana.

Attualmente l’area è chiusa al pubblico, ma per la mia presenza sull’isola hanno fatto una graditissima eccezione e quando sono entrata in quella vastissima area, una farfallina bianca comparsa dal nulla è venuta a posarsi solo su di me per poi sparire nuovamente. Coincidenze? Io non credo. Mi risuonava in mente il verso di una nota canzone “It’s a kind of magic”!

Un altro momento molto emozionante è stato la presentazione ufficiale dei miei dipinti al Freddie Mercury Museum che si trova nel cuore di Stone Town, attualmente sono ancora esposti nella sala principale. Per me è un grandissimo onore, una parte di me, della mia anima è ancora lì.

In quel luogo si respira un’atmosfera particolare, una energia potentissima, non vedo l’ora di tornarci.

Freddie Mercury
Opere esposte al Freddie Mercury Museum

Attualmente stai lavorando ad un importante progetto che presto vedrà la luce, puoi svelarci qualcosa in anteprima?

Durante la permanenza a Zanzibar ho avuto modo di pianificare, proporre e discutere di tantissime idee con Andrea Boero e Javed Jafferji, abbiamo grandi progetti insieme, ma non posso ancora svelarvi nulla. Lo scoprirete nei prossimi mesi, sarà una bellissima sorpresa!

Voglio invece raccontarvi di una iniziativa molto importante a cui tengo particolarmente, che è legata a Stone Town: durante la mia permanenza sul posto, ho avuto la fortuna di incontrare persone speciali come Lucia de Montis, la quale mi ha presentato Marco Pugliese che dedica la sua vita all’ Associazione “ZANZIBARHELP” impegnata a distribuire cibo alle famiglie povere, aprire scuole per bambini diversamente abili (bambini sordomuti, ciechi e bambini con la sindrome di Down) e provvedere a visite mediche. Con soli 200 euro all’anno è possibile assicurare ad un bambino il necessario. Solo 0,54 centesimi al giorno. Con poco ognuno di noi può fare tantissimo. Noi siamo già operativi.

Freddie Mercury
Mercury’s Jubilee 80×100

Tra le varie opere che hai realizzato, ce n’è una a cui tieni in modo particolare, dalla quale mai ti separeresti?

Ogni dipinto nasce con una motivazione ben precisa, è una parte di me, della mia anima che viene trasferita su tela. È sempre difficile separarmi dalle mie opere, ma sono felice di donarle e farle giungere a chi merita e nel luogo più appropriato. Dico sempre che i miei dipinti non sono per tutti, ma solo per chi li ama veramente, solo per le persone speciali. È Freddie stesso che decide dove andare, io sono solo uno strumento nelle sue mani, uno strumento attraverso cui far giungere una carezza sull’anima da parte sua a chi lo ama. Siamo energia, siamo anime affini strettamente connesse. Mentre dipingo nella mia mente si sviluppano immagini, informazioni che riguardano strettamente il committente dell’opera. L’arte è spiritualità, non è solo tecnica.

Al momento ci sono due opere a cui tengo particolarmente e sono entrambe esposte al Museo di Zanzibar:

“Freddie Mercury – The Legend’s Gaze” è il secondo dipinto di Freddie realizzato in occasione della Queen Convention 2019, raffigura lo sguardo energico e grintoso di Freddie, colto da un frame del Live Aid.

Qualche mese prima di partire per Montreux ho deciso di realizzare questo ritratto ad olio su una tela 40×80 cm, ho dipinto solo il fondo e realizzato una bozza sommaria dell’occhio, lasciandolo per parecchio tempo incompiuto.

Il 5 settembre 2019, durante i festeggiamenti del compleanno di Freddie, il cielo di Montreux decise di regalarci un meraviglioso tramonto, in quei colori ho riconosciuto la bozza dell’occhio del mio dipinto e ne sono rimasta profondamente colpita, quindi ho capito che dovevo finire la tela e portarla alla Queen Convention, su invito di Greg Brooks.

“Freddie Mercury – My Bijou” è l’opera nata subito dopo il mio viaggio in Inghilterra, si tratta di una pittura ad olio su una tela 40×80 come la precedente e raffigura Freddie durante il Magic tour nel 1986 a Budapest. I processi creativi sembravano procedere, ma una volta realizzati gli occhi ho avuto una sorta di blocco: il suo sguardo era talmente profondo ed espressivo che mi suscitava una certa soggezione. Seppur ancora fosse una semplice bozza, scatenava in me sentimenti contrastanti. Dopo un periodo di sospensione di circa 5 mesi, ho deciso di riprenderlo e concludere il lavoro durante il primo lockdown. Molti rivedono negli occhi di Freddie il mio sguardo, è impossibile scindere due anime che si fondono su tela, sono processi inconsci, incontrollabili, al di fuori della ragione. L’Arte è un puro sentire, percepire è qualcosa di trascendentale.

Per ultima una domanda “fantasy”: se ti mettessero a disposizione una macchina del tempo e solo 10 minuti per incontrare Freddie, in che anno lo raggiungeresti e cosa gli diresti?

È una domanda davvero difficile, se avessi una macchina del tempo suppongo che rimarrei con lui per sempre, nonostante i 10 minuti imposti.

Mi piacerebbe essere accanto a Freddie durante i suoi concerti per cogliere e vivere il suo carisma, il suo fuoco, ma in particolar modo vorrei raggiungerlo fra il 1987 ed il 1988 per assistere ai processi creativi dell’album Barcelona. Mi piacerebbe vivere con lui la trepidazione del suo primo incontro con Montserrat Caballé all’Hotel Ritz, ed anche le sessioni di registrazione e la prima de “La Nit festival” a Barcellona.

Lo ringrazierei guardandolo negli occhi. Gli direi che grazie a lui ho realizzato grandi cose, ho imparato a credere nei miei talenti, a fondere insieme varie arti e conoscenze, ho imparato nuove lingue ed investito sulla mia istruzione per portare avanti il mio progetto di vita, lo scopo divino dell’anima ovvero dipingere e rendergli onore in tutta la sua bellezza.

Lui mi ha dato coraggio e supporto in molti momenti della mia vita dall’infanzia ad oggi, in tutti i miei viaggi non ho mai avuto paura seppur mi recassi da sola dall’altra parte del mondo perché sentivo la sua presenza vicino. Lo ringrazierei perché grazie al suo esempio io cerco di raggiungere ogni giorno una nuova versione di me stessa. Ho grandi progetti per il futuro e come mi dice sempre Greg Brooks: “Freddie è il vento sotto le tue ali”.

Freddie è il mio eroe. Ieri, oggi, sempre.

Freddie Mercury

Official site

www.krisselpierriart.com

Instagram:

https://www.instagram.com/krissel.mercury_he.art.soul21/

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Nasce a Udine nel 1973 Maestra d'Arte Orafa e Jewerly Designer, si definisce Queenologa purista per via della sua trentennale passione per la leggendaria band inglese, per la quale nel 1996 ha realizzato un pendente in oro raffigurante il primo logo del gruppo disegnato da Freddie Mercury, gioiello destinato ad un’asta di beneficenza che raccoglieva fondi per la Mercury Phoenix Trust. Appassionata di Storia del gioiello antico e contemporaneo, di pittura, scultura, fotografia, architettura, design e musica di ogni genere e stile, si occupa anche della ricerca di nuove forme d'arte e di chi ne è l'artefice.

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