La signora delle rose

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior

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La signora delle rose
di Pierre Pinaud
con Catherine Frot, Marie Petiot, Olivia Côte, Vincent Dedienne, Fatsah Bouyahmed

La signora delle rose coltiva i suoi fiori all’antica, veste come un’esploratrice tra i suoi roseti e soffre la concorrenza industriale che offre ibridazioni chimiche che vincono sempre i concorsi. È sull’orlo del fallimento. Poi, su idea della ragioniera fedele, prende tre disastrati che devono scontare piccoli crimini per reinserirsi attraverso il lavoro. Niente di nuovo, se non la grazia con cui la signora delle rose insegna ai tre disadattati a usare le loro doti (anche di ladri e di truffatori) per imparare ad amare il lavoro e scoprire i propri talenti nascosti, magari facendo un pizzico di psicoanalisi floreale o coltivandoli come fiori. È il secondo film (dopo I profumi di madame Walberg) che esalta le rosee prospettive che si aprono a chi accetta di avere un buon rapporto col profumo anche se viene da mondi maleodoranti. È un inno anche un po’ gaglioffo a una pedagogia democratica anche passando per l’illegalità. Basta dirlo coi fiori. Questo film conferma che la Frot sceglie con cura le storie dei film che interpreta (La cuoca del Presidente, Quello che so di lei, Marguerite).

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