Cry Macho – Ritorno a casa

Eastwood on the road con un ragazzino e un pollo

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Cry Macho – Ritorno a casa
di e con Clint Eastwood
e con Eduardo Minett, Natalia Traven, Dwight Yoakam, Fernanda Urrejola

Clint Eastwood, un ragazzino, un pollo in un on the road ambientato nel 1979. Una combinazione disperante. Però, un momento. Dicevano:  Cry Macho fa promesse di sceneggiatura che non mantiene, è un film senile,  è improbabile che un uomo dell’età di Eastwood faccia le cose che fa il Michael Milo della sua storia, ex campione di rodeo, ex addestratore di cavalli, in lenta china dopo la perdita di moglie e figlio, un incidente, le pillole, l’alcool. Ora per un debito di riconoscenza va a cercare in Messico un ragazzino per sottrarlo alla lussuriosa madre messicana riportarlo al padre americano, e strada facendo fa un po’ il nonno, un po’ l’addestratore di cavalli, un po’ il veterinario, un po’ Clint Eastwood e conquista il cuore di una vedova messicana. Non è un film molto diverso dalla storia del vecchio di The Mule, lo sceneggiatore è lo stesso e la voglia di parlare dei desideri della vecchiaia la stessa. Se vi abbandonate al ritmo può diventare anche narcotico, il ragazzino è meno lezioso dei ragazzini da film, il suo gallo da combattimento (è lui che si chiama Cry Macho) fa i combattimenti giusti al posto di Eastwood,  Eastwood sa dilatare i silenzi, se cercate bene c’è anche una certa critica sociale (morale? è un conservatore? ma va, davvero?) e un velo di ironia. Eastwood sa bene di essere un’icona, una silohuette, un’ombra allampanata e secca di un cowboy. Anche il fantasma di un cowboy. E il macho (il maschio tosto) che piange è già ironico che sia un pollo.

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