One Second

La rivoluzione culturale in un secondo di pellicola

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One Second
di Zhang Yimou
con Zhang Yi, Wei Fan, Liu Haocun, Ailei Yu, Xiaochuan Li, Yu Ai Lei

Torna Zhang Yimou, che ormai sembrava dedito ai colossal storici, con un film in apparenza minimale ambientato in un villaggio tra le dune di un deserto durante la rivoluzione culturale. Un uomo lacero che viene a piedi da lontano (è fuggito da un campo di lavoro) insegue una pellicola cinematografica che viene portata da proiezionisti itineranti di provincia in provincia. Come in un film di Chaplin al poveraccio contende la pellicola un’orfana: l’orfana deve rubare della celluloide per fare un paralume per motivi che scoprirete, il prigioniero in fuga deve vedere i pochi fotogrammi di un cinegiornale di propaganda in cui appare sua figlia, il proiezionista deve difendere la pellicola per mantenere intatto il suo piccolo potere assediato in un oceano di povertà. Volendo essere retorici è un inno al cinema dei pionieri come punto di coesione delle masse, poi il fatto che il film fosse in predicato per Berlino 2019 (e non ci andò per non chiari aggiustamenti finali) potrebbe significare che forse la storia suscita ricordi meno enfatici al potere. Affascinante la porzione di film in cui finalmente si proiettano il film (Heroic Sons and Daughters, 1964 di Wu Zhaodi) e il cinegiornale, visti dal retro dello schermo (come in Nel corso del tempo di Wenders) e dal davanti:  lì è protagonista la Cina al cinema.

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