Walter Chiari trent’anni dopo, il ricordo di un gigante del suo tempo

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Walter Chiari

La vita di Walter Chiari, del quale ricorre oggi il trentesimo anniversario della scomparsa, è un film nel quale si intrecciano successo, donne, cadute vertiginose, rinascita e solitudine. È la storia di un uomo che ha occupato per decenni un ruolo di primo piano nel mondo dello spettacolo italiano e che ha pagato a caro prezzo gli errori (veri o presunti) commessi. Rivista e teatro, cinema e televisione: Walter Chiari è stato un “re Mida” capace di trasformare in oro tutto quello che toccava, salvo poi essere emarginato da quello stesso mondo che lo aveva eletto proprio campione.

Era nato a Verona l’8 marzo del 1924 in una famiglia di origini pugliesi, ma già da bambino si era trasferito a Milano con i propri genitori. Da giovane era stato uno sportivo di talento ed aveva svolto anche diversi lavori, dal radiotecnico al giornalista. Dopo il 1943, nella fase più buia della Seconda guerra mondiale, aveva deciso di arruolarsi Xª Flottiglia MAS e poi anche nella Wehrmacht, per poi finire in un campo prigionieri americano.

Finita la guerra, si lanciò senza esitazioni nel mondo dello spettacolo. Il nome di Walter Chiari (all’anagrafe si chiamava Walter Michele Armando Annicchiarico) divenne ben presto popolare, mentre l’Italia iniziava la sua lenta ricostruzione dopo il nefasto ventennio fascista.

Quasi in contemporanea, nel 1946, iniziò la sua carriera a teatro con Marisa Maresca, ed al cinema, recitando al servizio di Giorgio Pàstina in Vanità: per questa parte vinse il Nastro d’argento come miglior attore esordiente. Prosa e rivista, in quegli anni, furono il suo habitat naturale, mentre al cinema lavorava senza soste, in film spesso di grande successo, ma non sempre indimenticabili. Con qualche eccezione, ovviamente, come ad esempio Bellissima di Luchino Visconti, capolavoro con la splendida Anna Magnani.

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A partire dalla seconda metà degli anni ’50 fu poi la televisione a portare la comicità di Walter Chiari nelle case degli italiani. Prese parte a molti programmi, fra i quali il celebre Studio Uno di Antonello Falqui, e nel 1968 condusse anche Canzonissima insieme a Mina e Paolo Panelli. Mina, racconta la cronaca rosa di quegli anni, fu una delle sue tante fiamme, come Elsa Martinelli, Lucia Bosè, la principessa Maria Gabriella di Savoia e Ava Gardner. La donna più importante della sua vita fu però Alida Chelli, che sposò nel 1969: il matrimonio durò solo tre anni, ma dalla relazione nacque Simone Annichiarico, unico figlio dell’artista.

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All’apice del successo, nel 1970 Walter Chiari venne arrestato con l’accusa di consumo e spaccio di cocaina: trascorse 98 giorni in carcere, ma l’anno dopo venne condannato (con la condizionale) solo per detenzione di stupefacenti per uso personale. Nel 1985 fu poi toccato da un’altra inchiesta giudiziaria, sulla base delle dichiarazioni di un camorrista pentito che lo accusava di essere un trafficante di droga. Accuse infondate, al punto che fu prosciolto in istruttoria, ma che contribuirono a gettare ulteriore fango su un uomo che tentava faticosamente di ricostruirsi.

Dopo l’arresto del 1970, infatti, la sua carriera aveva subito un brusco stop. In quegli anni iniziò una relazione con Patrizia Caselli e trovò nelle neonate televisioni private un’ancora di salvezza per continuare a lavorare. Nel 1981 tornò comunque anche in Rai, come ospite fisso della seconda edizione di Fantastico, spettacolo del sabato sera di enorme successo. Prima, nel 1979, sempre in Rai aveva condotto per un paio di mesi il varietà Una valigia tutta blu: tra gli ospiti del programma molti ricordano anche un giovanissimo Vasco Rossi, chiamato a cantare Albachiara.

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Il cinema sembrava invece averlo dimenticato, ma nel 1986 venne scelto da Massimo Mazzucco come attore principale per il suo Romance. Il film fu presentato in concorso a Venezia e per molti Walter Chiari era il gran favorito per la vittoria della Coppa Volpi destinata al miglior attore. Il premio andò però a Carlo Delle Piane. La vicenda ispirò Festival, film di Pupi Avati del 1996 con Massimo Boldi, qui in uno dei rari ruoli drammatici della sua carriera.

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In ogni caso Walter Chiari continuò a lavorare a teatro, in televisione ed anche al cinema. La sera del 19 dicembre 1991 andò a teatro a vedere uno spettacolo di Gino Bramieri; il giorno dopo fu ritrovato morto, seduto in poltrona, nel residence nel quale da tempo viveva. Gli era stato fatale un infarto, aveva 67 anni. Oggi, da quel giorno, sono passati trent’anni ed il ricordo di Walter Chiari è ancora vivo in tutti coloro che lo hanno visto recitare, anche se nel frattempo la comicità è radicalmente cambiata.

Era un fuoriclasse ed i fuoriclasse non si dimenticano mai.

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Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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