Il capo perfetto
di Fernando León de Aranoa
con Javier Bardem, Manolo Solo, Almudena Amor, Óscar de la Fuente, Sonia Almarcha
Che equilibrio deve tenere il grande capo di una fabbrica di bilance per dare il giusto peso alle cose? Insomma, la metafora pesa. Il signor Blanco (Bardem) attende la visita di una commissione che deve dare l’ennesimo riconoscimento di eccellenza alla sua azienda (e così nuovo ossigeno nella crisi) e nel frattempo licenzia e propina ai dipendenti il paternalismo standard (“Siamo una grande famiglia”), non riesce a gestire (neppure con metodi meschini e alla fine mortali) un licenziato che ha deciso di perseguitarlo accampandosi davanti all’azienda, non licenzia mai il più disastrato e inetto degli impiegati, riesce ad andare a letto con una stagista e poi scopre che… Un giornale spagnolo ha definito il potere di questo capo perfetto Caciquismo, una dittatura privata all’interno di un governo. Il genere è commedia acida, un po’ comica un po’ triste, sul mondo del lavoro. Bardem fa l’istrione ma ogni tanto sembra un motore di formula uno che ruggisce nel telaio di un’utilitaria e hai la sensazione che stia per sfasciarla per impazienza. Leon De Aranoa è lo stesso del pamphlet sulle guerre balcaniche di Perfect Day e di Loving Pablo, la parabola del trafficante Escobar raccontata dall’amante.







































