West Side Story

Il remake firmato Steven Spielberg

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West Side Story
di Steven Spielberg
con Ansel Elgort, Rachel Zegler, Ariana DeBose, David Alvarez, Rita Moreno

Remake (ma molti dicono reinterpretazione) del musical di Robert Wise del 1961. Siamo a New York nel territorio che una volta abbattute le case dei poveri diventerà il Lincoln Center. New York sembra  bombardata. Si fronteggiamo due bande di strada: i Jets, figli della prima immigrazione dall’Europa (bella definizione “caucasici senza causa”, con un riferimento a Gioventù bruciata, Rebel Without a Cause) e gli Sharks, i portoricani. Una guerra tra poveri con poco futuro, al solito, che si presenta come un conflitto di sovranisti razzisti contro maschilisti. Tony, l’ex capo dei Jets, si innamora di Maria, sorella del capo degli Sharks. Insomma, Montecchi e Capuleti, Romeo e Giulietta, gente che muore nel modo più stupido perché lo vuole la dinamica dei conflitti. Spielberg ha rifatto con le stesse coordinate il classico dei 10 Oscar tratto dal musical di Broadway ideato da Jerome Robbins su libretto di Arthur Laurents con musiche di Leonard Bernstein e testi di Stephem Sondheim, ispirato -appunto- a Romeo e Giulietta di Shakespeare. Per chi ama i musical potrebbe essere una festa, lo standard di Spielberg è notevole, ma ci lascia freddi rispetto all’originale: l’originale era più ballato, Spielberg è più crudo, più cruda anche la scena del mancato stupro di Anita e nel ruolo di Scarafaggio (AnyBodys) che nel 61 era ragazza “maschiaccio” in movimento tra le bande, stavolta un attore transgender (inclusività? aggiornamento?): sei paesi del Golfo Persico hanno messo al bando il film. Rita Moreno, che nel primo West Side Story era Anita, la donna del capo degli Sharks, torna a 90 anni nel ruolo della droghiera che segue la storia dal suo negozio, il ruolo che nell’originale aveva il barista Doc. Diversa la sequenza delle musiche e dialoghi dei portoricani lasciati in spagnolo.

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