Quello che non si vorrebbe mai fare. Scrivere il saluto per un buon amico. Maurizio Martinotti, musicista e operatore culturale nell’ambito della musica folklorica e world, se n’è andato a soli 68 anni proprio insieme a questo terribile 2021 che ci ha appena lasciato. Intelligente, colto, sempre pronto alla battuta anche autoironica – ne conosceva mille che prendono in giro i ghirondisti, i suonatori dello strumento di cui era forse il massimo esperto in Italia -, lieve nel proporre discorsi sempre pieni di aneddoti e di ricordi, di un’onestà intellettuale e contrattuale specchiata quanto affabile nei modi, è stato uno dei maggiori esponenti del recupero delle tradizioni popolari piemontesi, in particolare dell’area del Monferrato.
Con lui, che era molto più acuto di me, molto più aperto sul panorama di lingua spagnola, molto più capace di organizzare, sono stato con-direttore artistico del San Marino Etnofestival per 17 anni, fino al 2014. Una manifestazione che nel tempo era diventata di rilievo europeo, con musicisti provenienti da tutto il mondo. Allo stesso modo era importante Folkermesse di Casale Monferrato, iniziata nel 1983 e chiusa nel 2020 dopo 34 stagioni, quando Maurizio era già minato dal male che se l’è portato via.

Martinotti aveva iniziato con il rock alla maniera westcoastiana nei Branko, per innamorarsi subito della musica di derivazione popolare – che ricercò sul campo, registrando contadini e anziani – e fondare nel 1977, a 23 anni, la Ciapa Rusa, con cui ha portato in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Germania, dal Canada alla Gran Bretagna, la musica popolare piemontese, spesso rivista e aggiornata grazie alle sue composizioni. Ancora più attuali e “contaminati” i Tendachënt, che, vent’anni più tardi, ne presero il posto, proponendo quattro album eccellenti.
Sempre attento a diffondere la cultura popolare fu anche il creatore, insieme a Valerio Cipolli, dell’etichetta Ethnosuoni, con la quale pubblicò decine di album di musica world italiana di alta qualità, da Enzo Avitabile all’Orchestra di Porta Palazzo, dagli Aes Dana a La Moresca Antica, dai Sancto Ianne a La Lionetta, da Carmelo Salemi a Betti Zambruno, e così via fino agli inglesi Paul James dei mitici Blowzabella e Mark Hawkins e al suo Ensemble del Doppio Bordone, con cui incise due LP natalizi.
Innumerevoli le iniziative speciali di cui si occupò e inventò, da I Canti delle terre del riso sui repertori delle zone risicole al Viaggio di Sigerico sul tema della via Francigena, da E sulla terra faremo libertà sui canti partigiani a Pau i Treva, “pace e tregua”, commissionato dal governo catalano con musicisti arabi ed europei a cantare la pace e la fratellanza tra i popoli, dalla fondazione della prima orchestra giovanile europea di musica tradizionale, la European Youth Folk Orchestra, a quella dei supergruppi Padus e Le Vijà.

Tendachënt

E anche a Sulle orme di san Marino, che proponemmo insieme al Teatro Titano della piccola repubblica incastonata in terra di Romagna nel 1999, seguendo musicalmente (con Dario Marusic trio, Sedon Salvadie, Calicanto e Bevano Est) le tracce del santo, che, dice la leggenda, dalla Croazia nativa arrivò al piccolo monte che si affaccia sull’Adriatico per crearvi un cenobio, diventato poi la più antica “terra della libertà”. Luogo che si confaceva perfettamente allo spirito indipendente, fiero e sorridente di Maurizio.

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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