Renato Caruso: la mia vita tra musica e matematica

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Un doppio lavoro: un disco solo guitar e un libro dal titolo emblematico a cui l’album fa da perfetto sottofondo. Sono queste le nuove uscite del chitarrista calabrese Renato Caruso, che ha da poco pubblicato il CD Grazie Turing e il volume #Diesis o Hashtag?

Il libro, che si apre con la prefazione di Giovanni Caprara -giornalista della scienza e dello spazio e illustre firma del Corriere della Sera – avvicina, tra aneddoti sulla musica e sulla scienza, il lettore a queste due discipline che hanno più punti in comune di quanto si potrebbe pensare.

Lo stesso tenta di fare il disco dedicato ad Alan Turing, scienziato e ideatore del primo computer. Non si tratta, in questo caso, del primo lavoro musicale  dedicato a un uomo di scienza: il precedente disco di Caruso si intitolava infatti Pitagora pensaci tu ed era un omaggio al padre della matematica che tanto ha a che fare anche con suoni e ritmi.

Un legame, quindi, tra scienza e musica che ritorna spesso nelle produzioni del musicista crotonese e che ci ha raccontato meglio in questa intervista.

Hai pubblicato un libro e un disco: da cosa deriva la voglia di unire un lavoro musicale a uno libro?

Innanzitutto ho voluto unire scienza e musica, sia nella scrittura che nelle melodie. Ho un background sia scientifico che musicale: una laurea in informatica e un diploma in conservatorio e porto sempre avanti questo discorso di coadiuvare matematica e scienza con la musica. Il libro in particolare è nato in pandemia: ho avuto più tempo libero rispetto al solito, avevo da parte degli appunti e mi sono messo a scrivere. È venuto fuori questo libricino divulgativo. E insieme a quello è uscito anche un CD dedicato all’informatica e ad Alan Turing.

Alan Turing è, appunto, il protagonista di questo secondo album, ma anche il tuo precedente lavoro era dedicato a un uomo di scienza: Pitagora. È quindi un vero e proprio tratto distintivo quello di far riferimento alla scienza nelle tue produzioni musicali…

Indirizzo ogni mio lavoro sulla scienza e la matematica perché l’ho sempre amata. Pitagora, in particolare, è il primo teorico della musica perché ha inventato la frequenza e la consonanza. Tutto ciò che faccio è incentrato sulla scienza come concetto principale. Non sono un cantautore e non ho dei testi, quindi mi piace dare un concetto alle cose e dedicare il mio lavoro a ciò che sento più mio.

Hai definito il disco come un ritorno all’analogico e un lavoro minimalista. Perché?

Perché, nonostante ciò che si può pensare dal titolo, non è un cd di sperimentazioni, di elettronica, di sintetizzatori e cose del genere. È un ritorno alle origini e al suono tradizionale perché c’è sempre bisogno di sapere da dove veniamo e conoscere la nostra storia, anche attraverso la musica. Traccia dopo traccia in questo disco si racconta la storia dell’informatica: dalla logica fino ad arrivare a Steve Jobs. Ma il racconto è costruito su suoni reali, veri, non volevo roba elettronica. È un percorso per capire anche chi siamo e da dove veniamo. La musica, i software, le tastiere, la radio sono tutti frutti della scienza, di ingegneri e matematici e questo – soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo – non dobbiamo dimenticarlo.

Il titolo del libro “diesis o hashtag” fa riferimento al doppio uso del celebre cancelletto, la domanda quindi è d’obbligo: quanto pensi che i social aiutino o danneggino la musica e perchè?

Da una parte credo che la danneggino. Ormai – anche grazie ai social – tutti possono fare tutto, e pubblicare un brano con estrema facilità. In due giorni chiunque può caricare su una piattaforma online un brano. Lo facciamo tutti, anche io, ci mancherebbe. È un’attività di promozione importante ma comporta anche una gran confusione. Si mette troppa roba in circolazione e questo vuol dire che non c’è più solo musica di qualità perchè non c’è un sistema di controllo.

E tu che rapporto hai tu con i social?

Li uso perché devo, oggi se non sei sui social non sei nessuno. Non sono il tipo che pubblica foto o ritagli di quotidianità, però. Pubblico articoli, date dei concerti, cose che hanno a che fare con il mio lavoro. Il lavoro di un artista oggi passa per forza di cose anche dai social. Tra tutti preferisco YouTube con cui lavoro anche per i tutorial, ma in generale penso siano un’arma a doppio taglio: se sei un personaggio pubblico, ad esempio, devi anche stare attento anche a cosa dici e come lo dici. Ognuno deve andare avanti per la sua strada, io seguo la mia scia e, più che lavorare sui social, accanto al mio lavoro di musicista ho creato un indotto culturale con seminari e convegni proprio sul legame tra scienza e musica.

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